Visto da lontano lo scenario politico italiano rassomiglia a un panorama lunare: desolato, desolante e surreale. Nel farnetico di repliche e reazioni, tra il latrare esagitato dei cortigiani, l’attendismo dei ruffiani e la molle indignazione dei piddisti, scompare di fatto la realtà: un certo signore, dopo aver spadroneggiato per vent’anni come un satrapo (facendo peraltro leva su di una compiacenza istituzionale indecorosa) è stato condannato in via definitiva a quattro anni di reclusione per frode fiscale.

È stato cioè incontrovertibilmente dimostrato che quella stessa persona, tre volte a capo del governo, ha evaso le tasse per un ammontare di 7,3 milioni di Euro (solo una minima parte, purtroppo, di quei 368 milioni di dollari cancellati dalla prescrizione grazie all’ennesima legge ad personam, la cosiddetta ex Cirielli, ribattezzata salva-Previti, ma che oggi sarebbe forse d’uopo nominare come salva-Berlusconi). Personalmente non gioisco affatto della condanna, per il semplice motivo che si tratta di una pena comunque risibile rispetto all’inusitata attività delinquenziale del nostro.

Chiunque abbia analizzato anche soltanto sommariamente l’enorme mole di processi che l’hanno coinvolto sa benissimo che se non fosse per i provvedimenti emanati dai suoi stessi governi Berlusconi sarebbe già da un pezzo nell’unico posto dove dovrebbe stare, cioè in galera. Altro che arresti domiciliari o affidamento ai servizi sociali. Ciò detto, una sentenza di condanna definitiva è comunque pur meglio che niente. Ora, che cosa accadrebbe in un paese normale? La sentenza della Cassazione costituirebbe il primo passo per ripulire la scena dalla sua più torbida anomalia, appunto il berlusconismo che, per definizione, non può sopravvivere alla fine politica della sua irripetibile incarnazione. Invece che cosa accade? Il Pd, per il solito intreccio di inettitudine, vigliaccheria e connivenza, si ostina a governare con il Pregiudicato, come se niente fosse. Napolitano non fa una grinza: il giorno stesso della sentenza, in assoluta sconnessione rispetto alla realtà, quasi vivesse su Marte, auspica anzi “che possano […] aprirsi condizioni più favorevoli per l’esame, in Parlamento” dei “problemi relativi all’amministrazione della giustizia”. Non pago, riceve addirittura Brunetta e Schifani peroranti l’ennesimo salvacondotto per l’Evasore certificato.

A destra, infine, non fosse che per sopravvivenza, un partito avveduto cercherebbe di liquidare in fretta l’imbarazzante presenza del ‘caro leader’ in modo da salvare il salvabile ‒ e questi invece che fanno? Pensano ad una campagna elettorale da coronarsi con l’incarceramento, che dovrà coincidere, nell’attimo stesso del martirio, con il passaggio di consegne a Marina, prediletta rampolla. In sintesi: tutti i principali attori politici del paese sono di fatto congelati attorno alle vicende giudiziarie di un solo individuo il cui destino, nonostante sia già stato scritto in maniera irrevocabile da una sentenza definitiva, sembra comunque tenere in ostaggio la vita istituzionale della Repubblica.

L’unica maniera per evitare che questa situazione dia luogo ad eventi destabilizzanti ‒ questi sì certamente eversivi ‒, come la concezione di salvacondotti o amnistie, sarebbe un intervento di saggia fermezza, un sussulto d’orgoglio, di igiene istituzionale, per il quale tutte le forze democratiche del Paese, avvallate dal Presidente, dovrebbero semplicemente isolare politicamente il Pregiudicato e la sua cricca riducendoli all’impotenza. Invece trionfano compromessi al ribasso e debolezza. Tutti ricattati dalle minacce del delinquente e dei suoi pretoriani. Tutti a interloquire con lui e i suoi sensali, quasi si trattasse di interlocutori legittimi. Mentre invece si tratta di schegge impazzite cui bisognerebbe negare ogni forma di riconoscimento.

A tutti i finti moderati, che vaneggiano sul “bene dell’Italia” identificandolo col perpetuarsi di un governo nullafacente sorvegliato da un pregiudicato, vorrei dire che la misura è colma. Che così facendo si sta assecondando quel processo di lenta, deliberata erosione istituzionale che è ormai l’unico obiettivo del Sommo Condannato: screditare l’ordine costituzionale, indebolirlo, in modo da creare le condizioni per un salvacondotto. È sempre il solito ricatto: si alzano i toni, si minaccia il colpo di mano ‒ e poi si tratta. Come ha fatto la mafia. Chi surrettiziamente sta acconsentendo a tutto questo ‒ gli stessi che hanno permesso che accadesse ‒ si assuma le proprie responsabilità.