Berlusconi va sconfitto nelle urne, non nei tribunali…”
“Non ha senso votare l’ineleggibilità, non sarebbe politicamente opportuno…”
“Come si fa a votare oggi la sua ineleggibilità, quando le precedenti giunte per la convalida hanno sempre dato parere positivo alla sua elezione…”

Prendiamo per buone queste motivazioni ed esaminiamole.
Non vi è dubbio alcuno che il cavaliere vada sconfitto prima nella società poi nelle urne, ma chi ha fallito non può anche avere la pretesa di chiedere ai giudici di non vedere di non sentire, di non decidere.
La frase corretta, dunque, dovrebbe essere: “Berlusconi va sconfitto nelle urne, nel frattempo si rispettino i tribunali, si applichino le sentenze…”.

A chi insiste con la ineleggibilità inopportuna, andrebbe ricordato che, in qualsiasi altro paese, e non solo in Europa, sarebbe stata considerata politicamente inopportuna l’alleanza regnante. “Nel passato è andata così…”tuona l’amico realista. Si potrebbe rispondere: “Male, malissimo…”, anche perché dalla inesatta applicazione di una norma, non discende né la sua abrogazione, né la sua modifica, tanto è vero che la legge continua a prevedere la ineleggibilità del titolare di pubblica concessione.

Quella norma vive ancora. Per aggirarla l’argomento “forte” o meglio il trucco è stato sempre quello di fingere che il divieto varrebbe per il povero Confalonieri, ma non per Berlusconi, perché si sarebbe ormai spogliato di ogni potere decisionale.
La motivazione, per quanto risibile ed inconsistente, ha retto per un ventennio, sino a quando la Cassazione, a proposito del lodo Mondadori, ha deciso di levare le mutande al re e di lasciarlo nudo, stabilendo che il cavaliere non ha mai smesso di occuparsi degli affari suoi, anche quando risiedeva a Palazzo Chigi.
Se per caso non fosse stato eleggibile prima, sicuramente non potrebbe  esserlo ora.
La vecchia norma, alla luce della sentenza, invece di decadere, ne è uscita rafforzata.

Naturalmente si può continuare a far finta di nulla, ma, in questo caso non sarà il caso di scomodare l’opportunità politica, meglio appigliarsi alla più trasparente e meno ipocrita categoria dell’opportunismo.