Assolve da tutti i peccati Silvio Berlusconi (per ora libero) e Nicola Cosentino da marzo trattenuto nel carcere di Secondigliano per i suoi rapporti con i Casalesi. Attacca a testa bassa i magistrati definendoli: ignoranti e politicizzati. In particolare nel mirino finisce Henry John Woodcock, pm di punta della procura di Napoli, bollato come “di estrema sinistra, diventato magistrato dopo due bocciature al concorso, preparato sullo sport ma sul diritto deve studiare”.

Si resta sconcertati dirà il procuratore capo Giovanni Colangelo commentando l’uscita alla trasmissione radiofonica “La Zanzara” di Don Luigi Merola, il “prete con l’aggettivo”: anticamorra. Da anni sotto scorta per le minacce subite al rione Forcella. “Non sarò complice. La chiesa deve prendere una posizione contro i clan. E’ stata uccisa una ragazzina di 14 anni”. Lei si chiamava Annalisa Durante, ennesima vittima innocente della camorra a Napoli. Si trovava sotto casa in compagnia di una cugina e alcune amiche. Era il 27 marzo del 2004. Era un sabato sera. Un agguato. Proiettili sparati a raffica. Un colpo esploso centra l’occhio dell’adolescente. Tre giorni di coma poi la decisione della famiglia di donare gli organi che salveranno la vita a sette persone.

Don Luigi Merola, accompagna, incanala, spinge quel vento di indignazione. Arrivano le minacce. Il tutto finisce in un processo che approdato in Appello, si liquefa. Gli stessi magistrati che adesso il “prete con l’aggettivo” maledice gli costruiscono un cordone di sicurezza. A Forcella Don Merola è esposto. Un’orda barbarica di politicanti e traballanti rappresentanti delle istituzioni, lo assediano. L’allora cardinale di Napoli Michele Giordano senza giri di parole avverte: “Se Don Merola vuole fare il poliziotto, non potrà più fare il sacerdote”. Polemiche e discussioni. Il giovane parroco è preso da tanti impegni, è un personaggio pubblico. Accetta dai “politici amici” una consulenza al ministero dell’Istruzione; scrive un paio di libri, compare un giorno si e anche l’altro in Tv e sui giornali.

Il “prete con l’aggettivo” pare lasciare sullo sfondo la sua attività pastorale: una volta dimentica perfino di celebrare un funerale. Sarà il cardinale Crescenzio Sepe su sollecitazione dello stesso giovane parroco a sollevarlo dall’incarico a Forcella per poi affidargli la gestione domenicale di una piccola chiesetta non lontano dalla Stazione. Scoppia una guerra sotterranea, silenziosa, segreta tra il “prete con l’aggettivo” e la curia di Napoli.

In un bene confiscato a un boss Don Merola fa sorgere la sua Fondazione di recupero minorile ‘A Voce d’e’ Creature’. Per principio rifiuta i soldi dalla politica ma non disdegna di accettare le offerte dei satelliti della politica. A chi critica la sua disinvoltura, lui risponde : “Sono come Santa Madre Teresa di Calcutta che in vita pur di realizzare i suoi obiettivi di fede, carità e preghiera incontrava e parlava con chiunque anche con personaggi molto discussi”.

Si fa fotografare in piena campagna elettorale con Gianni Lettieri (Pdl), candidato a sindaco di Napoli mentre “casualmente” dona un campetto di calcio. E’ uno spot. Siamo ai nostri giorni. Il Pdl lo corteggia. Gli ambasciatori si muovono. Incontri, dibattiti e strizzatine d’occhio.

Siamo a Gennaio. Nella sua piccola chiesetta di via delle Brecce di buon mattino si presenta l’impresentabile Nicola Cosentino accompagnato dal notabile Nitto Palma. Il presidente lo vuole incontrare. Il “prete con l’aggettivo” è a palazzo Grazioli e parla fitto fitto con il cavaliere Silvio Berlusconi. La proposta fa gongolare il “prete con l’aggettivo”: “Lei deve entrare in politica, sarà il capolista nella circoscrizione Campania 1 nelle fila del Pdl. Sarà l’esempio della bella politica. Con il suo impegno e testimonianza anticamorra in Parlamento sarà il nostro Roberto Saviano. Potrà scrivere e far passare una serie di leggi che risolvono i problemi come quelli che vive la sua Fondazione ‘A voce d’è creature’ che tanto fa per i bambini di Napoli”. Don Merola sensibile alle lusinghe, vacilla.

Ha gli occhi che gli brillano e le schiocche rosse in faccia. Trattiene il fiato e in apnea salutato con amicizia e gratitudine Silvio Berlusconi promette che ci penserà. Poi guadagna l’uscita e di corsa si catapulta nell’auto blindata. Si attacca al cellulare e parla a raffica con gli amici fidati. Deve pensarci. Deve riflettere. Deve capire se è pronto al grande salto.“Don Merola si candida?” chiede imbronciato l’Arcivescovo Crescenzio Sepe che già  a malapena sopporta il “prete con l’aggettivo”. A rompere gli indugi ci pensa lo stesso ex parroco di Forcella che fa filtrare: “Il Cardinale sarebbe pronto a concedermi una dispensa”. A stretto giro la risposta piccata di Sepe: “I sacerdoti non si possono candidare o quanto meno io non autorizzo nessuno”.

Per Don Merola non è un problema, cita e quasi si paragona all’esperienza di “Don Luigi Sturzo, un parroco che divenne deputato”. Alla fine Don Merola getta la spugna e spara a zero: “Berlusconi è un grande. Mi ha proposto una ribalta nazionale. Io volevo accettare perché le istituzioni si cambiano da dentro. Io avrei voluto rompere un sistema di potere. Nel Pdl ci sono le faide e molti impresentabili. Non c’è solo il caso Cosentino. C’è Milanese, Cesaro, Laboccetta”. Scende il silenzio. Aumentano le contraddizioni. Poi la stretta di questi giorni. Lo scorso 3 luglio alla trasmissione radiofonica “La Zanzara” il “prete con l’aggettivo” si scatena. “Leggendo gli atti che riguardano Cosentino mi sono fatto l’idea che non ci sono le prove per dire che è camorrista e per farlo stare in carcere”.

E su Berlusconi: “E’ un peccatore come tanti altri. Quello poi che fa lui lo fanno tutti, politici di sinistra e di destra, alti funzionari e magistrati. Tutta gente che ha la seconda, la terza e la quarta amante da cui si fanno accompagnare con l’auto blu. Farò nome e cognomi”. Prende fiato e conclude: “Berlusconi lo assolvo perché fa mangiare ottantamila famiglie in Italia. I magistrati politicizzati e ignoranti lo perseguitano come hanno fatto con Clemente Mastella”.

Il teatrino è solo all’inizio. Sorpreso dell’effetto mediatico della sua uscita ingrana la marcia indietro e detta alle agenzie: “Esprimo apprezzamento per l’opera dei magistrati napoletani e del pm John Henry Woodcock. Purtroppo sarò costretto a chiudere la fondazione di recupero minorile ‘ A Voce d’e’ Creature’ mancano i fondi e non ho mai accettato denaro dalla politica”. A questo punto occorre salvare il “prete con l’aggettivo” e riportarlo in mezzo agli uomini. Qualcuno gli spieghi -almeno- il suo mestiere.

L’assoluzione è l’atto con cui il confessore, in nome di Gesù Cristo e della Chiesa, rimette al penitente i peccati da lui dichiarati. Appunto, ad occhio non sembra che il penitente Berlusconi e Cosentino siano presi da contrizione e confessione.