Pio la Torre, segretario regionale del PCI siciliano, e Rosario Di Salvo, suo fedelissimo e coraggioso compagno di mille battaglie, furono stroncati dalla mafia il 30 aprile del 1982, alla vigilia del primo maggio, una festa particolarmente odiata dai feudatari, vecchi e nuovi, e dai loro protettori.

Tra le sue ultime battaglie quella contro l’installazione dei missili a Comiso e la denuncia sugli appetiti mafiosi in relazione alla costruzione dei nuovi impianti e agli espropri dei terreni. Attorno a quella battaglia si era formato un fronte ampio, capace di mettere insieme forze politiche, sociali, associative, ben oltre i confini della sinistra di allora.

Forse fu anche questa la ragione del duplice assassinio. Dopo qualche decennio l’amministrazione comunale di Comiso volle ricordare quel sacrificio intitolando a Pio La Torre l’aeroporto. A nessuno sarebbe mai venuto in mentre di mettere in discussione quella scelta, sino a quando, nel 2008, un sindaco di centrodestra, di nome Alfano (evitare troppo facili ironie…) decise di levare quella targa e di intitolare di nuovo lo scalo al generale Vincenzo Magliocco, eroe del ventennio fascista, morto nei cielo di Etiopia, mentre portava ” La civiltà” a quella disgraziata popolazione che dovette subire ogni tipo di violenza e di umiliazione.
Contro quella scelta protestarono migliaia e migliaia di cittadine e di cittadini, e non solo a Comiso, ci fu una grande manifestazione nazionale, si pronunciarono le più alte cariche dello stato, ma nulla accadde…

Il nome di Pio La Torre, evidentemente, dava troppo fastidio, ricordava qualcosa di sgradito e di sgradevole. Nelle ultime settimana il presidente Crocetta e il nuovo sindaco di Comiso, Filippo Spataro, hanno manifestato l’intenzione di rivedere quella scelta e di cancellare un atto oltraggioso. La stessa cosa è chiesta a gran voce in una petizione lanciata da Articolo 21, dal centro Pio La Torre, da Libera Informazione. Chiunque volesse aderire potrà farlo attraverso la piattaforma Change.org

Ci sembra doveroso farlo, anche per non dimenticare mai la differenza che passa tra chi vive servendosi dello Stato e chi è morto per servire lo Stato.