Affacciato sul golfo Paradiso nella Riviera di Levante, Sori è un piccolo Comune in provincia di Genova che da mercoledì 3 a sabato 6 luglio si prepara ad accogliere il “Sori summer jazz 2013”. Quattro serate, per uno dei più importanti festival jazzistici d’Italia, da godere nel teatro del Levante.

In questa XXVI edizione, l’associazione culturale “La chascona” – che organizza il festival con la collaborazione con la proloco Sori – ha scelto di dare spazio alla tradizione. In occasione del bicentenario della nascita di Giuseppe Verdi, va in scena una rilettura del repertorio verdiano, della grande opera e del “classico italiano”, in chiave jazz.

Roberto Colombo e Aldo Zunino

C’è spazio, però, anche per qualche novità: composizioni originali che attingono dalla tradizione già modernizzata anni ’50 e ’60 e dalla via maestra del jazz. Ad aprire il festival sarà un doppio appuntamento al piano: alle ore 22 Renato Sellani, jazzista italiano tra i più amati, che inizia la sua esperienza oltreoceano con Bill Coleman per poi proseguirla con Lee Konitz e Chet Backer.

Prosegue Riccardo Arrighini che dedica a Verdi “Visioni in opera”, elaborazione che fa parte di un percorso di fusione tra classica e jazz, intrapreso dall’autore nel 2007 e che lo ha portato ad esibirsi nei più importanti festival del mondo.

Il Sori Summer Jazz prosegue giovedì 4 luglio con Ale Collina Trio, che ospita uno dei saxofonisti più apprezzati d’Italia, Max Ionata. Venerdì 5 è la volta di una tra le formazioni più convincenti dell’attuale scena jazzistica, il Franck Taschini Quartet, con “Merci ancore” (“Grazie ancora”, ndr). In questo lavoro, diventato un disco registrato live in occasione del “La note bleue jazz festival” di Monaco, è evidente la volontà di espandere i confini del jazz: “Nella musica – dice Taschini – ciascuno crea in funzione della sua esperienza, di quel che trova nei suoi armadi e dell’ispirazione del momento. Quando funziona bene, arrivano sentimenti come l’emozione, l’energia, lo scambio tra i musicisti e col pubblico, e allora si ha voglia di dire “merci ancore!”.

A chiudere il festival sarà invece il Roberto G. Colombo Quartet con “Stringology”, per chi ama il jazz delle origini. Attraverso questo progetto, il quartetto vuole proporre una sorta di “riabilitazione” della chitarra quale strumento pienamente partecipe all’evoluzione del jazz, eppure spesso trascurato o snobbato dalla critica. Grazie a un excursus nel mondo chitarristico anni ’30 e ’40, il Roberto G. Colombo Quartet dà vita ad un repertorio inusuale e godibile, includendo molte composizioni originali, ispirate al sound del jazz classico di matrice europea.