C’era anche l’Italia tra i Paesi spiati dalla Nsa. Lo scandalo Datagate attraversa l’Oceano Atlantico e rischia di diventare non più un eventuale imbarazzo per l’amministrazione Obama negli Stati Uniti d’America, ma un imprevedibile caso diplomatico tra gli stessi States e le istituzioni europee: sia l’Unione sia i singoli Stati. A scatenare le reazioni sono state le rivelazioni dello Spiegel che secondo il quale lNational Security Agency americana avrebbe tenuto “sotto controllo ogni mese circa mezzo miliardo di comunicazioni internet e telefoniche”. Circostanza che coinvolgerebbe pesantemente l’Europa nello scandalo delle maxi-violazioni della privacy di milioni di cittadini – attraverso accesso ai sistemi informatici e controlli sulle conversazioni telefoniche – deflagrato dopo le rivelazioni di Edward Snowden, ex agente della Nsa. Ma non solo. Ad aggravare la posizione degli Usa arrivano anche le rivelazione del Guardian. Secondo il quotidiano britannico, nell’ambito della gigantesca operazione di spionaggio, gli Stati Uniti avevano piazzato sia a Washington che a New York, numerose cimici nelle ambasciate dei Paesi europei e alleati, compresa l’Italia.

Da qui si è alzato il polverone diplomatico internazionale. La Francia chiede spiegazioni. La Germania parla di rischio di “guerra fredda” perché lo spionaggio si fa tra nemici. L’Unione Europea vuole chiarimenti e ha fatto partire “indagini e controlli”. La vicepresidente della commissione Ue Viviane Reding– che ha la delega anche alla Giustizia – usa parole che lasciano poco spazio ai dubbi: “I partner non si spiano l’uno con l’altro. Non possiamo negoziare un grande mercato transatlantico se c’è anche il minimo dubbio che i nostri partner fanno attività di spionaggio negli uffici dei nostri negoziatori”. L’unico modo per dare una schiarita è che le autorità americane “eliminino prontamente ogni dubbio”. A rischio, insomma, finiscono addirittura le trattative tra le due sponde dell’Atlantico per costruire l’area di libero commercio più grande del mondo. 

La Reding già all’inizio di giugno aveva già invitato gli Stati Uniti a dare chiarimenti sul sistema Prism, il più ampio piano di controllo della popolazione mai visto nella storia. L’Unione Europea, tuttavia, non ha mai ricevuto risposta. Tanto che il 19 giugno ha deciso di inviare, assieme alla collega Cecilia Malmstroem, responsabile per gli Affari interni, una lettera di sollecito ai ministri Usa responsabili per la Sicurezza nazionale e la Giustizia, Janet Napolitano e Eric Holder. E mentre nei palazzi europei monta la furia, da Washington arriva solo un imbarazzato silenzio. Silenzio perfetto: come quello del governo italiano. 

Lo Spiegel: “Sotto controllo mezzo miliardo di comunicazioni”
Tutto è partito dai documenti pubblicati in esclusiva dallo Spiegel che provengono dal solito Edward Snowden e che raccontano che la Nsa ha tenuto sotto controllo ogni mese circa mezzo miliardo di comunicazioni internet e telefoniche, molto più di quanto finora noto. Secondo quanto scrive il giornale tedesco l’Nsa considera la Germania come un obiettivo sensibile del terrorismo internazionale e per questo sarebbe stata spiata dai servizi Usa come nessun altro Paese nell’Unione Europea, circa dieci volte di più della Francia. A passare sotto la lente d’ingrandimento dell’agenzia per la sicurezza Nsa non solo telefonate e email, ma perfino chat e sms.

Sotto particolare osservazione, secondo i docuementi, era stata posta la città di Francoforte, sede della Bce, di Bundesbank e dei più grandi istituti di credito tedeschi. Stando alle statistiche che ha potuto controllare il settimanale di Amburgo, l’Nsa avrebbe mediamente controllato ogni giorno circa 20 milioni di collegamenti telefonici e 10 milioni di dati internet. In giornate particolarmente “calde”, come il 7 gennaio del 2013, solo le intercettazioni telefoniche sarebbero state circa 60 milioni. A Fort Meade, quartier generale della Nsa, venivano conservati i metadati relativi alle comunicazioni telematiche e telefoniche, cioè quando e quali utenze sono entrate in contatto diretto. C’è di più: la Germania è considerata un partner “di terza classe”: ciò significa che il Paese è ritenuto un alleato, ma che l’agenzia si riserva la possibilità di procedere con operazioni di spionaggio. Esclusi dalle attività di spionaggio sarebbero invece stati i partner di seconda classe, tra cui il Canada, l’Australia, la Gran Bretagna e la Nuova Zelanda. “Possiamo intercettare le comunicazioni della maggior parte dei partner stranieri di terza classe. E lo facciamo anche”, si legge in un documento dei servizi in possesso dello Spiegel.

Il periodico tedesco: “Anche l’Italia nel mirino”
La Nsa attraverso il programma Boundless Informant spiava anche l’Italia, anche se in misura molto minore rispetto alla Germania. Il giornale pubblica anche un grafico delle intercettazioni. ”Un’ulteriore osservazione del patrimonio di dati della Nsa mostra quanto minore sia il flusso di dati da Paesi come la Francia e l’Italia”, scrive il Der Spiegel. In un grafico pubblicato sul settimanale, si può osservare la curva delle intercettazioni dei metadati telefonici dall’Italia, che tra il 10 e il 19 dicembre 2012 si aggiravano costantemente intorno ai 4 milioni al giorno, per poi calare rapidamente fino ad arrivare a zero il 25 dicembre.

Il Guardian: “38 ambasciate considerate ‘bersagli da tenere sotto controllo”
Uno dei documenti citati dal Guardian, invece, non solo conferma lo spionaggio sistematico ai danni delle istituzioni europee nelle missioni a Washington e a New York, ma elenca 38 ambasciate e missioni in Usa – comprese quelle italiane e francesi – descrivendole come “bersagli” da tenere sotto controllo con una gamma straordinariamente vasta di metodi di spionaggio, fino alle cimici impiantate nelle comunicazioni elettroniche. Le operazioni condotte contro l’ambasciata italiana a Washington, secondo i documenti citati dal Guardian, erano note come ‘Bruneau‘ oppure ‘Hemlock‘. Nel mirino degli 007 americani della Nsa, oltre ai nemici degli Stati Uniti e agli obiettivi sensibili in Medio Oriente, c’erano quindi anche le missioni europee – nome in codice dello spionaggio per quella dell’Onu ‘Perdido’ -, le ambasciate d’Italia, Francia e Grecia, e quelle di altri alleati come Giappone, Messico, Corea del Sud, India e TurchiaNella lista, datata settembre 2010, non compaiono invece Regno Unito, Germania e altri Stati europei occidentali.

L’Ue chiede spiegazioni agli Usa. La Francia: “Se è vero, è inaccettabile”
Ad ogni modo le reazioni non si sono fermate anche perché, a prescindere dall’intervista a Madsen, c’è lo Spiegel e i suoi documenti. L’Unione Europea ha avviato “investigazioni e controlli” e ha chiesto immediate spiegazioni agli Stati Uniti: “Abbiamo preso immediatamente contatto con le autorità americane a Washington e Bruxelles, chiedendo loro spiegazioni sulle informazioni di stampa. Le autorità americane hanno detto che verificheranno l’esattezza delle informazioni pubblicate ieri e ci daranno conto”, si legge in un comunicato della Commissione europea. Anche la Francia – come ha spiegato il ministro degli Esteri Laurent Fabius – chiede agli Stati Uniti spiegazioni: “Questi fatti, se confermati, sarebbero del tutto inaccettabili”.

Schulz: “Se fosse vero, sarebbe grave per i rapporti Usa-Ue”
Il presidente del Parlamento europeo Martin Schulz chiede “un chiarimento completo”. Schulz si dice “profondamente preoccupato e sorpreso”, anche perché “se le accuse risultassero vere, sarebbe un fatto molto grave che avrebbe un impatto grave sui rapporti tra Stati Uniti e Unione europea”. Ancora più severa l’analisi del ministro tedesco della Giustizia Sabine Leutheusser-Schnarrenberger: “Se le notizie saranno confermate – dichiara – la vicenda ricorda l’atteggiamento che si teneva tra nemici durante la guerra fredda”. “C’è bisogno di trasparenza – conclude John Cooper, legale per i diritti umani – Il problema è che nessuno degli accordi è stato discusso in un’arena democratica. Sono d’accordo con William Hague (ministro degli Esteri britannico, ndr) sul fatto che qualche volta le cose debbano essere fatte in segreto ma non si infrange in segreto la legge”.

Gli Usa: “Risponderemo attraverso i canali diplomatici”
Un portavoce della Nsa fa sapere che gli Stati Uniti risponderanno attraverso “canali diplomatici” alle richieste di chiarimento sulle indiscrezioni di spionaggio avanzate dall’Unione Europea. Il portavoce sottolinea che il tema sarà anche discusso “a livello bilaterale” con gli Stati membri dell’Ue, ma non ci saranno commenti pubblici sulla vicenda.

Catherine Ashton (Ue): “Presi contatti”
Il Servizio diplomatico Ue ha “preso contatto con le autorità statunitensi a Washington e a Bruxelles per avere chiarimenti urgenti sulla veridicità dei fatti” di spionaggio rivelati dallo Spiegel. Lo dichiara la responsabile della diplomazioa Ue, Catherine Ashton, precisando che “gli Usa daranno risposte al più presto possibile”. Poi aggiunge: “Essendo la materia motivo di preoccupazione, non faremo ulteriori commenti in questa fase, finchè non ci sarà più chiarezza sull’argomento”.

Bufera sulla Merkel, la procura federale: “Valutiamo eventuali reati”
L’effetto più consistente, però, sembra esserci in Germania. La procura federale tedesca di Karlsruhe sta stanno verificando la presenza di eventuali reati da perseguire per eventualmente aprire formalmente le indagini. Un portavoce ha spiegato che al momento tutte le informazioni relative ai programmi di spionaggio Prism, Tempora e Boundless Informant – rivelato dallo Spiegel grazie a documenti di Snowden – sono al vaglio degli inquirenti. Già ora si vede che “in questo contesto ci si può attendere l’apertura di azioni penali”. 

Ma soprattutto ci sono strascichi di tipo politico perché a meno di 3 mesi dalle elezioni politiche al centro della polemica finisce la stessa cancelliera Angela Merkel. Per il candidato socialdemocratico alla cancelleria, Peer Steinbrueck, “il governo deve chiarire al più presto” i contorni e il contenuto del programma di spionaggio Boundless Informant attraverso il quale sarebbe stata intercettata addirittura la stessa cancelleria. “Se le notizie saranno confermate, la cosa andrebbe molto oltre i legittimi interessi relativi alla sicurezza. Ciò significherebbe che gli amici e i partner vengono spiati. E sarebbe totalmente inaccettabile”, ha attaccato Steinbrueck. Ancora più diretti i Verdi, secondo cui “Merkel ha la responsabilità politica diretta” di quanto accaduto, dal momento che “il coordinamento dei servizi tedeschi è in cancelleria”, ha considerato il portavoce per le questioni di politica interna Konstantin von Notz. Merkel per ora tace. E per mezzo di un portavoce lascia trapelare che il governo tedesco ha chiesto una rapida spiegazione agli Usa. “Fondamentalmente si tratta di chiarire cosa e quando” è stato sottoposto al controllo dei servizi statunitensi, ha riferito il portavoce. 

Poi c’è il destino di Edward Snowden, colui che ha provocato tutto questo. Il presidente ecuadoregno Rafael Correa ha affermato che la “soluzione” per il trasferimento dell’ex dipendente della Nsa, bloccato a Mosca dopo aver chiesto asilo politico a Quito, è “nelle mani delle autorità russe”. “Per formalizzare tale domanda di asilo, lui deve trovarsi in territorio ecuadoregno. Al momento la soluzione, la destinazione di Snowden, è nelle mani delle autorità russe”, ha dichiarato Correa. Concetto poi ribadito anche alla Reuters “Dipende dalle autorità russe se Snowden può lasciare l’aeroporto di Mosca per un’ambasciata ecuadoriana”. In ogni caso, ha aggiunto, “Snowden sarà trattato come qualsiasi altro cittadino, anche se non ha il passaporto, perché è chiaro che questa è una situazione particolare”. E proprio su Snowden è arrivata l’unica dichiarazione degli Stati Uniti: le relazioni fra gli Stati Uniti, la Russia e la Cina – ha detto il consigliere uscente per la sicurezza nazionale della Casa Bianca, Tom Donilon, in un’intervista alla Cnn – non dovrebbero essere dominate da un hacker di 29 anni”. Snowden – afferma Donilon – dovrebbe rientrare negli Stati Uniti, non ha documenti validi. Donilon è all’ultimo giorno del suo incarico, domani passerà la palla a Susan Rice.

Madsen, la nuova presunta talpa: “L’Italia passa dati personali all’Nsa”
Ad aggravare la situazione sono state le parole di Wayne Madsen, talpa “presunta”, visto che il Guardian ha pubblicato una sua intervista salvo poi affrettarsi a cancellare l’articolo dalle sue pagine web, nello stesso momento in cui il Telegraph ha indicato Madsen più o meno come uno che non è nuovo a spararle grosse. Cos’ha detto Madsen? Ha detto che Italia, Gran Bretagna, Francia, Germania, Spagna, Danimarca e Olanda più gli Stati Uniti hanno accesso al Tat-14, il sistema di telecomunicazioni transatlantico via cavo che consente loro di intercettare un’enorme quantità di dati, incluse telefonate, email e la la storia di accesso a internet degli utenti. E soprattutto che hanno accordi segreti con gli Stati Uniti per il passaggio di dati personali alla Nsa. In base agli accordi in vigore – spiega Madsen – ogni Paese è classificato in base al livello di fiducia ed è obbligato a passare dati, incluse conversazioni telefoniche e informazioni internet alla Nsa se richiesto. Gli accordi risalgono a dopo la seconda guerra mondiale e quindi prima dell’era internet. Madsen spiega di essere uscito allo scoperto perché stanco della “mezza verità” offerta dai politici europei che fingendo shock sono rimasti in silenzio sui loro accordi con gli Stati Uniti. L’ex della Nsa è particolarmente critico nei confronti della Germania, che ha accusato la Gran Bretagna di spiare il paese quando anche Berlino ha accordi con gli Stati Uniti. “Non riesco a capire Angela Merkel che chiede assicurazioni a Obama e alla Gran Bretagna, quando ha gli stessi rapporti” di Londra sui dati con gli Stati Uniti, afferma Madsen.

L’intervista, più precisamente, era stata pubblicata dal blog PrivacySurgeon.org e poi ripresa dal Guardian. Tuttavia il presunto scoop dura solo qualche ora. Il Guardian ha fatto un passo indietro rimuovendo la pagina, comparsa ieri sera sulla sua pagina web. A segnalarlo, peraltro,  è il Telegraph su un blog sottolineando che ciò sarebbe accaduto in quanto “la fonte della notizia non risulta affidabile”. Il blogger del Telegraph rileva come la fonte citata dal Guardian, Madsen, sia un personaggio dalle singolari convinzioni che in passato sembra aver fatto sue teorie del complotto e in un’occasione addirittura diffuso voci sulla presunta omosessualità del presidente degli Stati Uniti Barack Obama.

I servizi italiani: “Dati agli Stati Uniti? Falso. Madsen è inaffidabile”
Che Madsen sia una fonte affatto attendibile lo dicono anche fonti dell’intelligence italiane, citate dall’Ansa. Quello che ha detto è una “falsità” veicolata da un “personaggio inaffidabile”. La collaborazione tra servizi italiani e quelli di altri Stati – rilevano le stesse fonti – naturalmente esiste ed è stata potenziata dopo l’11 settembre, ma “riguarda la difesa del nostro Paese da azioni terroristiche e dei nostri contingenti militari impegnati all’estero, non certo la raccolta e la condivisione di banche dati personali che peraltro è anche vietata dalla nostra legge”. Da Roma si sottolinea dunque che spiare i cittadini italiani e passare i dati personali ai colleghi americani della Nsa “non fa assolutamente parte della missione dei servizi segreti”. Ciascun Paese, viene fatto notare, ha il proprio ordinamento giuridico e se negli Stati Uniti la sicurezza nazionale ha la netta prevalenza sulla tutela della privacy, in Italia le leggi sono molto più garantiste sulla difesa dei dati personali.

Allo scoppiare del Datagate americano, in Italia alcuni hanno puntato i riflettori su un decreto firmato nello scorso gennaio dall’allora presidente del Consiglio Mario Monti, la Direttiva recante indirizzi per la protezione cibernetica e la sicurezza informatica nazionale. Il provvedimento stabilisce che gli operatori privati delle telecomunicazioni forniscano informazioni ai servizi e “consentano ad essi l’accesso alle banche dati d’interesse ai fini della sicurezza cibernetica di rispettiva pertinenza”. C’è chi vede in questa misura il rischio che anche in Italia si attui un sistema intrusivo come il Prism americano, con l’accesso degli 007 a tutti i dati dei cittadini che comunicano via web o telefono.

Della vicenda si occuperà comunque il Copasir, che martedì 2 luglio ascolterà in audizione il direttore del Dis, Giampiero Massolo. Il vicepresidente Giuseppe Esposito (Pdl) ritiene “infondate le ipotesi di un passaggio di notizie tra i servizi segreti di mezzo mondo al fine di ottenere e spiare informazioni personali di privati cittadini. Ad ogni modo – aggiunge – nel corso della seduta del Copasir di martedì, saranno richieste precise informazioni su questa pericolosa eventualità. Così come sarà accertato se i nostri servizi possano aver passato notizie agli 007 statunitensi, ipotesi che per mia esperienza appare altrettanto infondata”.