“Berlusconi si batte nelle urne, non in tribunale…”

“Sarebbe gravissimo far cadere il governo per i guai giudiziari del cavaliere..”

“Non ci faremo condizionare dai giudici..”

Queste alcune delle espressioni più gettonate utilizzate da alcuni dirigenti del Pd dopo una condanna che, in qualsiasi altro paese avrebbe comportato o le immediate dimissioni del condannato o la richiesta di dimissioni. Sarà appena il caso di ricordare che la signora Veronica Lario, nella sua famosa lettera a Repubblica, aveva scritto cose ancora più inquietanti di quelle poi emerse nelle aule dei tribunali.
Davvero la sentenza non riguarda il governo?
Il presidente che ha chiesto le dimissioni al ministro Idem, non ha nulla da dire al suo principale alleato? Il mancato pagamento dell’Ici vale più delle condanne, passate e presenti, già inflitte a Berlusconi? Questo secondo quale codice etico, civile, penale e politico?

A prescindere persino da questa valutazione, può il governo fingere di non sapere che alcuni ministri hanno inveito contro i tribunali e annunciato: “La fine dello stato di diritto” e persino partecipato alla manifestazione “Siamo tutte puttane” , con rispetto parlando, per altro, di chi quel mestiere lo pratica con ben altra dignità.

La sentenza apre un grave problema politico, non solo per la nuova condanna inflitta al Cavaliere, ma anche per gli atteggiamenti e le reazioni di chi siede  nel governo e fa parte della maggioranza. Per costoro lo stato di diritto sarebbe morto perché i giudici non hanno creduto alla barzelletta dello zio egiziano e della piccola fiammiferaia e, di conseguenza, hanno considerato l’imputato un cittadino qualsiasi e non un sovrano sciolto dall’obbligo di rispettare le norme.

Tutto qui, ma questa è la profonda differenza, non ricomponibile, che passa tra chi crede nello stato di diritto e chi, invece, confida nello stato del dritto, inteso come furbo.
Mai come in questo caso una sola vocale fa davvero la differenza!