Il Parlamento è un monumento ai caduti, la tomba maleodorante della Seconda Repubblica”. Nella sua foga in servizio permanente, sempre meno ironica e più rabbiosa, ieri Beppe Grillo ha persino smentito se stesso.

Durante lo Tsunami Tour prometteva di aprire il Parlamento come una scatola di tonno. Ora ripete: “La scatola di tonno è vuota”. L’ulteriore sale sulle ferite è il passaggio al gruppo misto dei deputati tarantini Vincenza Labriola e Alessandro Furnari. Da una parte Grillo tuona contro tutti, quasi fosse un “foco” desideroso di ardere sì il mondo, ma ormai per frustrazione più che per nobile iconoclastia. Dall’altra si rafforza la sensazione di una realtà fatalmente acerba, forse troppo eterogenea e certo esplosa anzitempo: a forte rischio di sfaldamento, per la gioia (anche) dei Civati.

Il rischio di venire percepiti come mera forza di protesta non è mai stato così alto: le amministrative lo hanno dimostrato. Il M5S ha convogliato democraticamente l’indignazione (altrove hanno i neo-nazisti, noi Vito Crimi) e arginato l’astensione.

Ora la diga non sembra tenere più. E abbaiare alla luna, agli scontrini o alla cattiva stampa è più che altro masochismo. I quasi nove milioni di italiani che hanno votato 5 Stelle alla Camera il 24 e 25 febbraio non lo hanno fatto solo perché arrabbiati. Il mandato era chiaro: “Cambiate le cose”.

L’Aventino non basta e dare la colpa agli elettori è l’ennesimo harakiri. Gli italiani volevano il rinnovamento e hanno avuto la Restaurazione: il ruolo del Movimento è quantomai chiave, poiché ultimo baluardo contro il clima untuoso di pacificazione farlocca e inciucio effettivo.

Nelle ultime settimane la comunicazione dei 5 Stelle (i meno assenteisti) è migliorata; sono stati raggiunti risultati concreti (la Presidenza Vigilanza Rai); e il Parlamento li ha lasciati quasi sempre soli, contro le spese folli (F-35) come sul ritorno al Mattarellum.

A gennaio e febbraio, Grillo ha saputo parlare a pancia e cuore. Adesso sembra intriso di risentimento, ma non può mollare. Impari piuttosto ad argomentare. Faccia autocritica. E capisca che i tour massacranti e i post dall’avamposto di Sant’Ilario non bastano. Si trasferisca a Roma, almeno fino ad agosto. Non lasci soli i “suoi” parlamentari. E la smetta di ubriacarsi di massimalismo.

 

il Fatto Quotidiano, 8 giugno 2013