Beppe Grillo ha promesso che farà i conti con Milena Gabanelli, la giornalista che il Movimento Cinque Stelle aveva indicato per il Quirinale proprio perché faceva (passato grillino) bene il suo mestiere.

Un servizio di Report sui soldi del blog più famoso d’Italia ha rovinato il rapporto. Ma è davvero curioso l’approccio che la politica riserva ai giornalisti televisivi, e Grillo è soltanto un ultimo e recente esempio. Anche dai giornali, ovvio per quelli di partito o di famiglia, le segreterie si aspettano riguardo, trattamenti particolari, attenzione maniacale. Per la televisione, però, è ancora peggio.

Silvio Berlusconi ha convissuto per anni con l’ossessione di Michele Santoro e per anni, ancora, l’ha combattuto con una veemenza che nemmeno in campagna elettorale scatena. Bruno Vespa, viceversa, cui non si risparmia mai niente, ha la capacità di sopravvivere al cambio di guardia e di colore a Palazzo Chigi: l’istinto democristiano l’aiuta sempre. Giovanni Floris non ha estromesso nelle domande (vedi intervista a Pier Luigi Bersani) quel tratto di sinistra salottiera, trinariciuta, non certo proletaria e, pare strano mettere insieme questi due giudizi, Ballarò fa infervorare Grillo e faceva infuriare il Cavaliere.

Quando il Pdl non riusciva più a tenere insieme la maggioranza e il governo, Berlusconi ha insistito tanto per il ritorno in televisione di Giuliano Ferrara, che doveva assistere il telegiornale di Augusto Minzolini: avevano apparecchiato qualcosina che valeva 5-6 milioni di telespettatori per un’ora, la più pregiata, durante la cena degli italiani.

Per testimoniare la sua presenza e il suo potere, dopo aver attaccato i manifesti e predicato ipocritamente la povertà nelle valli, i leghisti piazzarono Gianluigi Paragone a Rai2, vicedirettore e conduttore. Paragone si è affrancato, la Lega si sta sciogliendo. Per svariate stagioni, Rai3 ha subito le inflessioni del veltronismo. Walter Veltroni, cioè gli ex comunisti in tutte le versioni successive, si è intromesso per anni nelle nomine di viale Mazzini: dai piani più alti ai gradi più bassi, capiredattori, capiservizi e inviati dei telegiornali. E l’hanno fatto quelli di Alleanza Nazionale, Forza Italia, i vari eredi Dc, i socialisti.

Funzionava così per la Prima Repubblica e per la seconda, funziona così per questa che dicono sia la terza o chissà cosa.

Lo stesso “tecnico” Luigi Gubitosi, che vede serenamente a pranzo i politici purché lo invitino (qualche settimana fa, il dg ha incontrato Maurizio Gasparri e Paolo Romani del Pdl), ha donato una serata di Rai2 a Nicola Porro che, seppur non sia un ascaro berlusconiano come Alessandro Sallusti, lavora comunque al Giornale.

Ora che il Palazzo si è riempito di nuovo e con tante strambe promiscuità, trascorsa la paralisi di febbraio e marzo, la politica si affanna per mettere in piedi la Vigilanza Rai e rimettere le mani su viale Mazzini. Il M5S chiede la presidenza, e ne avrebbe diritto, un attimo dopo potrebbe chiedere la distruzione della legge di Maurizio Gasparri.

Il Fatto Quotidiano, 2 giugno 2013