Sei referendum per dare finalmente una risposta a questioni sociali urgenti che i potenti non vogliono affrontare: immigrazione e lavoro, finanziamenti ai partiti e alle religioni, una nuova politica sulle droghe, il divorzio breve. Quando la politica dei partiti è paralizzata, tocca ai cittadini attivare la democrazia. 

La prima assemblea dei referendari, aperta a tutti i cittadini interessati a cambiare le cose in prima persona, è convocata per sabato 1 giugno, a Roma, dalle 9.30 alle 18 alla sala Capranichetta, in piazza Montecitorio 125.

Se nei prossimi tre mesi riusciremo a permettere ad almeno 500 mila cittadini di firmarli, nella primavera 2014 gli italiani potranno decidere di farla finita con quelle leggi che, criminalizzando fenomeni sociali come l’immigrazione e il consumo di stupefacenti, violano diritti umani, spingono nell’illegalità milioni di persone, soffocano il sistema giustizia, fanno esplodere le carceri (il 42% dei detenuti lo è per violazione della Fini-Giovanardi, il 32% sono stranieri) e ci costano miliardi di euro ogni anno.

Potranno indicare una riforma dello Stato che metta al centro la persona e la sua libertà di scelta anziché i partiti e gli apparati di ogni sorta. Potranno cancellare l’assurdo obbligo dei tre anni di separazione prima di poter chiedere il divorzio, riducendone così il carico sociale e giudiziario.

Scelte che altrimenti resterebbero fuori dall’agenda della politica, nonostante dei numeri che fanno paura. Almeno mezzo milione sono i migranti che lavorano in nero (tre miliardi di euro di contributi persi dallo Stato) a causa di norme che li spingono nel sottobosco della microcriminalità o li costringono ad accettare condizioni di lavoro infime al punto da far gridare alla concorrenza sleale verso gli italiani. Persino più impressionanti i dati del fallimento del proibizionismo: 4,3 milioni di consumatori, 400 mila piccoli spacciatori, 800 mila persone soggette a sanzione amministrativa, 28 mila detenuti, oltre 30 miliardi di euro l’anno di fatturato regalato alle mafie che si comprano le nostre città e aziende. Più il costo dell’effimera repressione e la fiscalità perduta. Ci sono poi le milioni di famiglie che hanno dovuto attendere 4 anni per un divorzio consensuale e 10 per uno giudiziale. O il 60% degli italiani cui, pur non esprimendo una scelta, viene imposto di versare l’8 per mille alle chiese per la cifra record di un miliardo e 200 milioni l’anno.

Con numeri del genere, ed un consenso che almeno su finanziamento partiti e divorzio breve è plebiscitario, raccogliere 500 mila firme dovrebbe essere una passeggiata. È d’obbligo, invece, l’uso del condizionale perché gli ostacoli che si frappongono a chiunque voglia esercitare il diritto riconosciutogli dall’art 75 della Costituzione sono sempre gli stessi: la difficoltà nel reperire gli autenticatori delle firme in assenza di un servizio pubblico garantito dallo Stato; le battaglie per ottenere spazi di conoscenza; le istituzioni che ignorano gli obblighi cui sarebbero tenute.

Proprio ora che la prima scheda immaginata dai Costituenti –quella elettorale- si rivela inutile e spuntata, attivare la seconda scheda –quella referendaria- significa offrire alla spinta verso il cambiamento procedure istituzionalizzate anziché limitarsi ai “mi piace”.

L’appuntamento per chi vorrà essere promotore di questa sfida è l’assemblea del 1 giugno a Roma. Per darci una mano: www.cambiamonoi.it

Interverranno all’Assemblea Emma Bonino, il segretario del Psi Riccardo Nencini, il segretario di Radicali italiani Mario Staderini, il presidente della Commissione parlamentare diritti umani Luigi Manconi, i deputati del PD Sandro Gozi e Khalid Chaouki, la radicale Rita Bernardini, Marco Furfaro della segreteria nazionale di SEL, Jean Leonard Touadi, Ilaria Cucchi, Tiberio Timperi, Michele De Lucia, tesoriere di Radicali italiani, Pietro Soldini, responsabile immigrazione CGIL, Jean renè Bilongo, Resp. coord.Immigrati Flai, Mercedes Frias di “Prendiamo la parola”, Gabriella Guido di LasciateCientrare, Marco Cappato dell’Associazione Luca Coscioni, il Presidente della Camera penale di Napoli Domenico Ciluzzi, Diego Sabatinelli e Alessandro Gerardi della Lega per il divorzio breve, il segretario dell’Uaar Raffaele Carcano, il Presidente dell’Alleanza evangelica Giacomo Ciccone, i rappresentanti di Antigone e Forum Droghe, il vicedirettore dell’Istituto Bruno Leoni Serena Sileoni, Giannetto Gassani, Associazione matrimonialisti, Isabella Peretti del Coordinamento donne contro il razzismo e il sessismo, Gaossou Ouattara del Movimento degli africani.