Che Giorgio Napolitano avesse fatto un pensierino a rimanere al Colle e che a opporsi alla sua conferma fosse stato Bersani, me lo ha raccontato il governatore Maroni il 2 marzo prima di andare in onda a Che tempo che fa. Un ex ministro dell’Interno è sempre ben informato. Il segretario del Pd è stato costretto a ripensarci per due ragioni: primo costretto dalla drammatica impotenza della politica, secondo per consumare la vendetta nei confronti di quei 101 piddini che avevano impallinato Prodi pensando a D’Alema for president.

D’Alema può raccontare a Formigli tutto quello che vuole e minacciare querele a destra e a manca ma questo è ciò che passerà alla storia. Il due volte presidente, contrariamente a Pertini e Ciampi, sicuramente per ragion di Stato, tranquillizzando buona parte degli italiani, non si è fatto pregare troppo per farsi convincere a rimanere al Quirinale. Berlusconi il giorno dell’insediamento: “Il discorso più straordinario che abbia sentito in vent’anni di vita politica”. Napolitano, dopo il lavoro dei 10 saggi, è l’unico che lo può garantire sulla riforma della Giustizia e difendere dai pm di Palermo.

In questi giorni la tv è stata invasa dagli opinionisti, alcuni onnipresenti, che sofferenti di amnesia hanno dimenticato di raccontare le ragioni per cui Stefano Rodotà (che avrebbe segnato l’inizio dell’auspicato cambiamento) non sarebbe mai potuto diventare presidente della Repubblica con i voti del Pd negli anni di regno di re Giorgio, per quello che Rodotà scrisse nel 1992 alla vigilia di Tangentopoli contro i miglioristi di Napolitano alleati del Psi di Craxi. 

Il giornalista plurigettonato in tv è stato Giuliano Ferrara, l’inventore della macchina del fango. Domenica scorsa su La7 ha attivato la macchina contro Marco Travaglio (da mettere al gabbio, linguaggio da fascista, ecc.) reo di aver dedicato un editoriale al Napolitano bis usando un linguaggio irriguardoso nei confronti dell’istituzione e della rispettabilità dell’uomo dall’età venerabile. Lo smemorato Ferrara dalle pagine di Panorama (direttore Rossella) ricoprì d’insulti (irripetibili) Indro Montanelli e Enzo Biagi anche loro in età venerabile. Ottanta giornalisti si dissociarono pubblicamente. Il rancoroso Ferrara non ha mai sopportato il fatto che Montanelli e Biagi , quando lui diventò direttore, lasciarono il settimanale che era stato diretto da Sechi, Rinaldi, Monti, prevedendo la fine della libertà e la trasformazione di Panorama in house organ di Forza Italia.

Il Fatto Quotidiano, 24 Aprile 2013