Romano Prodi è stato presidente della Commissione europea dal settembre 1999 all’ottobre 2004, uno dei periodi più intensi e zeppi di cambiamenti per l’esecutivo comunitario. Come sappiamo bene, è stato anche Primo ministro italiano due volte battendo in entrambe Silvio Berlusconi. Nel settembre 2008 è stato nominato a capo del Gruppo di lavoro Onu-Unione Africana sulle missioni di peacekeeping in Africa. Tuttavia, una parte consistente del Partito democratico non lo ha reputato all’altezza della Presidenza della Repubblica italiana.

La Commissione Prodi è stata per certi versi una delle più importanti. Succeduta alla fallimentare Commissione Santer (l’unica nella storia ad essere sciolta per corruzione), la commissione Prodi ha dovuto gestire dei passaggi cruciali della storia dell’Unione europea. Il trattato di Amsterdam le ha concesso poteri e influenza mai visti prima, tant’è che lo stesso Prodi fu definito come il primo “Premier dell’Unione europea”. Poi la firma del trattato di Nizza (26 febbraio 2001) che ha riguardato le dimensioni e composizione della Commissione europea (passata da 20 a 25 commissari), la ponderazione dei voti in Consiglio (istituzione che rappresenta gli Stati membri), l’estensione del voto a maggioranza qualificata e infine le cooperazioni rafforzate tra i Paesi dell’Unione Europea. Sempre sotto la presidenza Prodi, l’Unione europea ha visto il suo allargamento più grande, con ben 10 nuovi Stati membri entrare nell’Unione il 1 maggio 2004: Cipro, Malta, Ungheria, Polonia, Slovacchia, Lettonia, Estonia, Lituania, Repubblica Ceca e Slovenia.

Ultimo, ma non certo per importanza, la nascita dell’Euro. Dal 1999 al 2002 l’Europa ha messo a punto i parametri di quella che è diventata la moneta unica europea, adottata subito da 12 Paesi e poi da 17. L’Euro, sul quale oggi piovono accuse e sospetti, era visto allora come una grossa opportunità sia economica che politica, un passo fondamentale per una più stretta integrazione europea (ma attenzione a non considerare Prodi come l’inventore dell’Euro, in quanto si trattò di un processo ben più complesso e nel quale i governi dei Paesi che vi aderirono giocarono un ruolo fondamentale).

Ebbene il 19 aprile 2013, Romano Prodi è stato giudicato “inadatto” a ricoprire il ruolo di Presidente della Repubblica. Comprensibile (politicamente) l’opposizione del Pdl, visto che il Professore è l’acerrimo nemico di Berlusconi e l’unico ad averlo sconfitto in campagna elettorale per ben due volte. Comprensibile (ancora politicamente) anche l’opposizione del Movimento 5 Stelle, attaccato a una candidatura di valore come quella di Stefano Rodotà. Meno comprensibile (anche politicamente) l’opposizione di Scelta Civica, visto che Mario Monti con Prodi ci ha lavorato (era Commissario Ue alla Concorrenza proprio durante la presidenza di Prodi che lo riconfermò nel 1999 dopo che Monti era stato nominato Commissario al Mercato Interno nel 1995 dall’allora Premier Berlusconi). Totalmente incomprensibile (sia politicamente che non) il veto di un quarto del PD, che ha impallinato Prodi nel segreto dell’urna elettorale.

Nemico di Berlusconi? Troppo a sinistra? Inviso a D’Alema? Espressione dei partiti? Scarso comunicatore? Incompetente? Chissà, sta di fatto che Romano Prodi è stato in grado di presiedere un organismo complesso e internazionale come la Commissione europea (nonché attualmente operare come delegato per la pace Onu), ma qualcuno anche del suo stesso partito lo ha giudicato “inadatto” a ricoprire il ruolo di Presidente della Repubblica italiana.

Intanto a Bruxelles le elezioni europee del maggio 2014 si avvicinano, e con esse il rinnovo delle massime cariche Ue: presidente della Commissione europea, del Parlamento europeo, del Consiglio europeo e dell’Alto Rappresentante per la politica esterna. Di nomi italiani meglio non farne, a qualcuno scapperebbe da ridere.

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