“Pochi mesi fa Grillo aveva proposto Di Pietro al Quirinale, ora invece è spuntata la Gabanelli. Francamente speravamo che i 5 stelle scegliessero qualche altro nome in modo che gli otto milioni di voti presi dal movimento contassero davvero nell’elezione del presidente della Repubblica. Invece mi sembra un’occasione persa”. Ai giovani militanti e dirigenti dell’Idv non è proprio andata giù che i “cugini” del M5S abbiano scelto come proprio candidato al Colle la conduttrice di Rai Tre. Pesa ancora evidentemente il ricordo del servizio di Report sugli immobili dell’ex pm che, a ottobre 2012, segnò l’inizio della fine per l’Italia dei valori. “Su questa storia Di Pietro ha già detto che procederà per vie legali. La Gabanelli ha fatto tante inchieste, ma in quel caso fece solo disinformazione, intervistando persone già condannate a risarcire lo stesso Di Pietro. Tirando fuori calunnie vecchie di anni ha ottenuto il solo risultato di affossare il nostro partito e il nostro leader”, spiega il portavoce dei giovani Idv, Rocco Di Filippo.

Il 6 aprile l’esecutivo nazionale dell’Idv, sconfessando una delibera dell’ufficio di presidenza che dichiarava lo scioglimento del partito, ha appoggiato la linea di Di Pietro dando mandato a sei under30 di definire le regole del congresso che si svolgerà alla fine di giugno per rifondare l’Italia dei valori. Ma cosa pensano questi giovani del futuro del partito? Di sicuro che non sarà con Antonio Ingroia. L’esperienza dell’ex procuratore aggiunto di Palermo e di Rivoluzione civile, secondo Di Filippo, “è stata bocciata non da noi che ci siamo spesi tanto in campagna elettorale, ma dagli elettori”. Il futuro del magistrato? “Spero che il Csm cambi idea e gli consenta di lavorare in Sicilia piuttosto che ad Aosta, dove sarebbe in soprannumero”.

Anche sul ruolo di Di Pietro le giovani leve del Gabbiano non hanno dubbi. “Si è presentato dimissionario e noi rispetteremo questa scelta. Rimarrà comunque un punto di riferimento per tutti i militanti e gli elettori del partito”. Quanto al nuovo leader, i giovani non fanno nomi ma tracciano un profilo: “dovrà rappresentare un segnale di rinnovamento ma anche di prosecuzione delle nostre battaglie storiche, come legalità e trasparenza”.

Sulle alleanze, invece la speranza è nel ritorno al “modello Ulivo”: “Il futuro del nostro partito è nel centrosinistra. Vogliamo replicare lo scenario con cui andiamo al voto tra pochi giorni in Friuli e che proporremo a Roma con la candidatura di Ignazio Marino. Questa coalizione ampia è l’unica in grado di opporsi al ritorno dei berlusconiani, che ora stanno riprendendo forza. Ovviamente deve esserci un’intesa che si basi sui programmi, non un’ammucchiata tanto per fare”. Ma prima di parlare di alleanze bisognerà capire che strada prenderà il Pd.  “A noi Renzi non piace, perché le misure che propone sono lontanissime dai modelli socialdemocratici tedeschi o scandinavi. Ha una cultura liberista che guarda a concetti economici superati. Al centrosinistra serve altro”.