34 mila persone che vanno a votare e oltre 30 mila che votano per la chiusura degli impianti più inquinanti dell’Ilva è la più grande mobilitazione che ci sia mai stata a Taranto sulla questione.  Quindi non è un flop. 

Con quelle oltre 30 mila persone si può cambiare Taranto. Invece con chi non partecipa no.
Sono orgolioso del risultato ottenuto e di tutte le persone che ho visto – con fiera dignità – affluire ai seggi determinate come se partecipassero ad una lotta di liberazione. Queste persone daranno filo da torcere per sempre a chi ci devasta. 
Taranto non ha fallito. 
Ora talloneremo l’azienda sulle inadempienze dell’AIA. 
Ai parlamentari chiederemo una legge che cancelli la legge Salva-Ilva
Sulla questione dei piombo nel sangue dei bambini scateneremo una campagna senza precedenti. 
Sulla questione delle bonifiche non fatte e del principio del “chi inquina paga” andremo alla Commissione Europea. Abbiamo tante iniziative e andremo all’attacco. 
Con l’appoggio di 30 mila persone Garibaldi avrebbe fatto l’Unità d’Italia in tre mesi. A lui ne bastarono mille e non fece il piagnone. 
Con 30 mila sostenitori la città batte ogni tentativo di reazione filo-aziendale: i numeri sono numeri. Quello che è decisivo nella nostra lotta è avere una strategia chiara. E per me è chiarissima. Ilva chiuderà (non ha un piano industriale!) e la nostra preoccupazione deve essere quella di evitare che avvenga come a Brescia: chiusura senza risarcimento e bonifica dei terreni e della falda.
Il vero problema non è chiudere l’Ilva (chiuderà di sicuro) ma è di traghettare i lavoratori in sicurezza verso un piano di bonifiche: da fare presto e possibilmente subito. Prima che sia troppo tardi, prima che Ilva dichiari fallimento.