E’ guerra aperta tra la Lega calcio francese (Lfp) e l’As Monaco, la squadra di club del piccolo Principato di Monaco. Nell’ultima assemblea di marzo, i vertici del calcio transalpino hanno introdotto una nuova regola nello statuto, secondo cui a partire dalla stagione 2014/2015 potranno partecipare ai campionati di Ligue 1 e Ligue 2 (la Serie A e la Serie B francesi) solo ed esclusivamente “i club la cui sede e direzione effettiva si trova in Francia”. Un principio apparentemente pacifico, ma non per tutti: il Monaco, che milita nel campionato francese dal lontano 1933, ha sede legale nell’omonimo Principato, e con il nuovo regolamento sarebbe costretto a trasferirsi. E a rinunciare a tutti i privilegi di cui gode nel paradiso fiscale della Costa azzurra.

Le intenzioni bellicose della Lega calcio francese si spiegano anche e soprattutto con il cambio di proprietà di cui è stato protagonista il Monaco, acquistato di recente da Dmitry Rybolovlev. Non un nome qualsiasi: si tratta dell’ex principale proprietario di Uralkali, colosso dei fertilizzanti che nel 2008 vantava un capitale sociale di circa 35 miliardi di dollari, e dalla cui parziale cessione Rybolovlev nel 2010 avrebbe intascato almeno 5 miliardi. Sempre dal 2010, il magnate originario di Perm è anche il maggior azionista (con il 9,7% dei titoli) della Banca di Cipro, dove più si riversano i flussi di denaro russo nell’isola, e per cui negli ultimi giorni è stato deciso un prelievo forzoso del 37,5% sui conti oltre i 100mila euro. Nel 2011, poi, Rybolovlev ha deciso di darsi al calcio, acquistando – dopo una lunga trattativa condotta personalmente con il Principe Alberto II – la squadra del Principato, caduta in disgrazia con la retrocessione in Ligue 2. E proprio tra Monaco e Cipro, le Isole Vergini e Singapore è disseminata (o meglio nascosta) buona parte del suo sterminato patrimonio, che Forbes quantifica in 9,1 miliardi di dollari; cifra che lo colloca al 119esimo posto degli uomini più ricchi del pianeta.

Grazie ai suoi petrodollari, in Costa Azzurra sono sbarcati giocatori come Lucas Ocampos, nuovo talento del calcio argentino, prelevato dal River Plate per ben 11 milioni di euro; e sotto la guida di una vecchia conoscenza del calcio italiano, Claudio Ranieri, i biancorossi si apprestano a far ritorno nella massima serie dopo due anni di purgatorio in Serie B.

Questo sarà solo il punto di partenza di un programma più ambizioso, che prevede l’investimento di almeno 100 milioni nei primi 4 anni e che mira a riportare il club monegasco al vertice del calcio francese. Impresa tutt’altro che improba, se si considera la disponibilità finanziaria di Rybolovlev e la posizione privilegiata del club. Grazie alla possibilità di offrire ai propri giocatori uno stipendio milionario e la residenza in un paradiso turistico e fiscale quale è il Principato, il Monaco potrebbe diventare una delle destinazioni preferite dei grandi campioni. Per non parlare dello squilibrio che si creerebbe se dovesse essere approvata la nuova bozza della tassa Hollande sui maxi-stipendi: impossibile per chiunque (persino per il Paris Saint-Germain dello sceicco Al-Thani) competere finanziariamente con la fiscalità permissiva del Principato.

Così la Lega francese ha deciso di intervenire in prima persona. Per sanare quella che sarebbe una disparità di trattamento abnorme. E, forse, anche per proteggere gli interessi di altri investitori: ad esempio quelli degli emiri del Qatar, che negli ultimi anni si sono molto legati alla Francia, in primis con l’acquisto del Paris Saint-Germain (senza dimenticare altre operazioni, come lo sbarco di Al-Jazeera, che in Francia detiene i diritti tv del campionato e della Champions League).

In Costa Azzurra, però, non intendono darsi per vinti. Jean-Luis Campora – storico presidente del Monaco dal 1975 al 2003, tornato lo scorso gennaio nel consiglio direttivo del club in qualità di consigliere e vicepresidente – ha manifestato tutto il disappunto per la decisione presa dalla Lega calcio francese. E l’intenzione del club monegasco di dare battaglia: “Siamo scioccati” ha dichiarato. “La nostra storia è qui: siamo a Monaco e resteremo a Monaco anche in futuro”. Per far ciò la dirigenza si è già attivata dal punto di vista legale: è stato presentato un ricorso presso la Lega, nella speranza di stoppare la riforma dello statuto. Se questo non dovesse bastare, il Monaco potrebbe appellarsi in tribunale agli accordi siglati nel 1869 tra lo Stato francese e il Principato di Monaco. Questo e altro in difesa della tradizione secolare del club. E soprattutto dei suoi privilegi fiscali.