Gentile Beppe Grillo, chi le scrive è un uomo di 83 anni che nella vita ha visto nascere innumerevoli legislature e governi, quasi tutte travolte dagli scandali, corruzione, lotte interne ai partiti che nulla avevano a che fare con il “bene del paese”. E che ha visto poi l’imporsi di un degrado durato vent’anni, che oltre ai Palazzi è dilagato nella società, facendo trionfare i peggiori istinti, l’ignoranza e la volgarità, proposte come modelli di virtù e successo. Poi è nato il suo Movimento, che dopo anni di fatica e boicottaggio unanime, è riuscito a uscire dal buio e a trasformarsi in forza politica di primo piano, conquistando chi per anni era stato privo di rappresentanza, soprattutto giovani. Quando ho letto i risultati delle ultime elezioni ho respirato un’aria nuova. Come se questo paese immobile da sempre, fosse investito da una pioggia fresca proveniente da un altro pianeta. Mi sono detto: vuoi vedere che è la volta buona? Che finalmente ci libereremo da tanta suburra che ci copre di vergogna?

Ora a distanza di un mese quell’entusiasmo sta scemando. E credo di non essere l’unico. Perché c’è una linea di confine molto netta che, se superata, toglie il senso di ogni altra proposta o mirabolante progetto. Questa linea è rappresentata da scelte politiche che possono – come conseguenza diretta e oggettiva – favorire e rafforzare questo centrodestra e quindi proprio il peggio del sistema che si intende “spazzare via”. E’ accaduto con l’elezione del Presidenti del Senato: se avesse prevalso la sua “coerenza”, sarebbe stato rieletto Schifani. E con il suo indiretto e determinante contributo. E’ plausibile ciò, gentile Grillo? Io penso che lei sia persona non sprovveduta e le domando: ai tanti che le hanno dato fiducia, sperando in un cambiamento, interessa la forma o la sostanza? Un compiacimento astratto o il raggiungimento degli obbiettivi? 

Lo stesso è accaduto rifiutandosi di diventare, e direi trionfalmente, una forza di governo. Bersani era venuto a supplicare in ginocchio, avreste potuto farlo governare con il fiato sul collo, costringendolo ad approvare dei primi fondamentali e urgentissimi punti condivisi. Il nuovo eravate voi, legittimati dal voto, avreste costretto il Pd al rinnovamento già avviato, relegato il Pdl alla marginalità, trasmesso agli italiani un senso di concretezza, capacità, lungimiranza, e intanto i suoi ragazzi avrebbero fatto scuola ed esperienza nelle istituzioni. Dal 25% avreste conquistato altri consensi sul campo, ne sono certo! Gentile Grillo, forse quel no ha esaltato lei e i suoi seguaci più ortodossi, ma per altri milioni di italiani è stato un immane, imperdonabile autogol.

Perché guardi l’oggi: l’Italia è ancora nel pantano e sta sempre peggio, il Pdl si è rivitalizzato e già si lancia nella solita campagna elettorale alla quale abboccheranno i soliti milioni. Nel prossimo inciucio che si prospetta, da forza di opposizione direte tanti altri no, e le riforme tarderanno o non si faranno. Alle prossime elezioni non sarete più “il nuovo” ma una forza che sarà facile additare come manichea e disfattista. E’ questo il prezzo da pagare per vantare una “coerenza” che non serve a nulla?

Gentile Grillo lei è come un ciclista che ha faticato anni per guadagnarsi l’accesso alla Gara del Secolo. Ha una bicicletta nuova potente e moderna che le consente di vedere già il traguardo. Ma il giorno della partenza tra lo sconcerto generale, si rifiuta di partire perché disdegna di avere di fianco, anche solo per i primi pochi metri, i due concorrenti che guidano vecchi catorci arrugginiti e con le gomme bucate. Ora la gara è cominciata, e Lei al posto di guidarla con la sua super-bicicletta, preferisce stare dietro a criticare la ruggine e i rottami degli altri due. I quali spingendosi a vicenda, intanto prendono velocità. Se ciò dovesse durare, sarebbe davvero un’occasione sprecata, per i suoi elettori, e per il Paese.

Paolo Boggi
In collaborazione con Alox Cross Media Player