Sono tempi duri per Luis Durnwalder, da 24 anni governatore e “re” incontrastato della ricca provincia autonoma di Bolzano. Innanzitutto per l’accusa della procura regionale della Corte dei Conti di aver usato 1,6 milioni di risorse pubbliche per fini personali. Poi per la denuncia, mossa da Robert Schulmers – procuratore della magistratura contabile altoatesina impegnato nell’indagine sulle modalità di utilizzo del citato tesoretto – di aver sollecitato il Quirinale a persuadere lo stesso Schulmers a darsi una calmata.

Ma anche perché sta naufragando il suo sogno, accarezzato per oltre un decennio, di avere un aeroporto che colleghi Bolzano con il resto del mondo. Un sogno costato fino a oggi quasi 70 milioni di euro. Senza che sia stato raggiunto alcuno degli ambiziosi obiettivi posti a giustificazione del velleitario investimento. Tra cui quello primario di far arrivare in aereo gran parte dei quasi 6 milioni di turisti che ospita ogni anno l’Alto Adige.

La struttura alle porte di Bolzano, fortissimamente voluta da Durnwalder, non è mai decollata e oggi è completamente inutilizzata. Come peraltro ha testimoniato recentemente Presadiretta nel suo speciale dedicato ai buchi generati dai piccoli aeroporti di cui è costellata la Penisola.

Al Bolzano Airport non c’è traccia di passeggeri, in arrivo, partenza o in transito. Le sale d’aspetto e gli uffici sono deserti. Mentre i pochissimi aerei che atterrano e si levano dal suolo sono per lo più piper di privati, animati dal desiderio di sorvolare i meravigliosi paesaggi dolomitici della zona.

L’unico volo di linea esistente – il Roma-Bolzano – non è più operativo da mesi. Air Alps, la compagnia che avrebbe dovuto garantire i voli fino a giugno, ha infatti abbandonato lo scalo prima della scadenza del contratto di servizio. Per problemi di bilancio, ma anche per conflitti insanabili con la Provincia. La quale, peraltro, assieme alla Regione Trentino Alto Adige ha investito nella compagnia austriaca poco meno di 6 milioni di euro.

A nulla poi sono valsi i tentativi, fino ad ora esperiti, di avere un nuovo vettore che coprisse la tratta in attesa della gara per la sua assegnazione triennale, prevista per fine aprile. Proprio nei prossimi giorni dovrebbe arrivare conferma che alla seconda call non si è presentato nessuno.

Resta il fatto che un aeroporto, di cui si stenta a comprendere il senso, ha bruciato negli ultimi anni decine e decine di milioni di euro. Solo per ripianare le perdite della ABD Airport Spa – società in house della Provincia di Bolzano che gestisce dal 1999 l’aerostazione – sono stati buttati poco meno di 20 milioni di euro. A cui vanno aggiunti i quasi 4,4 milioni di euro, con cui nell’ultimo esercizio il capitale sociale è stato aumentato da 5 a 9,4 milioni di euro. Una ricapitalizzazione, questa, decisa ufficialmente per affrontare il cospicuo piano di investimenti. Ma che in realtà è stato un atto dovuto per fornire adeguate garanzie alle banche creditrici, nei cui confronti ABD è esposta per 7,7 dei 9,2 milioni complessivi di debiti.

Per un aeroporto che, all’apice del suo “successo”, ha assorbito appena lo 0,036 per cento del traffico passeggeri in Italia, la ricca provincia autonoma, attraverso la controllata ABD, non ha però badato a spese. Come quando si è trattato, nel 2010, di rifare ed ampliare il terminal, per un costo di 6 milioni di euro. O quando sono stati messi sul piatto 3,2 milioni di euro per finanziare direttamente il volo Bolzano-Roma, che avrebbe avuto altrimenti un costo ancora più proibitivo.

Senza considerare che sul capitolo aeroporto, nel luglio dello scorso anno, la Giunta guidata da Luis Durnwalder ha deliberato la ulteriore spesa di 27 milioni di euro. Di questi, 12 milioni sono destinati al nuovo contratto di servizio, nel cui costo è stato inclusa anche la perdita preventivata per ogni passeggero in partenza da Bolzano: 47 euro per il 2012, 35 per il 2013 e 30 per il 2014.

Gli altri 15 milioni finanzieranno invece l’allungamento della pista. Un progetto, questo, fortemente contestato dalle popolazioni locali per via del suo impatto ambientale. Ma che servirà a renderà l’aeroporto utilizzabile anche a velivoli di dimensioni maggiori e, nella testa degli amministratori altoatesini, a rilanciare di conseguenza il traffico, ora al palo. Poco importa che sul piano di sviluppo l’Enac non abbia ancora dato il proprio via libera. E che l’atto di indirizzo varato nelle scorse settimane dal ministro Passera sugli aeroporti italiani abbia declassato quello bolzanino ad ininfluente scalo di servizio.

L’importante, per Durnwalder, pare essere poter continuare ad inseguire l’illusione di dotare l’Alto Adige di un aeroporto internazionale. Contro tutto e tutti. Ma sempre, naturalmente, a spese del bilancio dello Stato.

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