Stasera avevo bisogno di tornare lì, a San Giovanni,  in quella piazza dove una sera di trent’anni fa con un gruppo di amici trovammo un pallone sgonfio e cominciammo a giocare a calcio. E da allora tutte le sere, per quasi un anno, eravamo lì, a sudare come ragazzini all’oratorio, malgrado i nostri vent’anni e passa.

In quella piazza in cui si celebrarono i funerali di Enrico Berlinguer, l’uomo che con fermezza, passione, lucidità e semplicità parlava di giustizia, di uguaglianza, di libertà.

In quella piazza in cui poi, il Concerto del primo maggio, Silvio Berlusconi, la violenza, Beppe Grillo.

Ti ho preso la mano, come piace a te, e ti ho portato lì, stasera, su quella piazza, a raccontarti tutto questo. Abbiamo ancora nelle orecchie il primo discorso da presidente della Camera che poche ore fa ha fatto Laura Boldrini. Lo abbiamo ascoltato più volte stupiti, commossi, felici, fieri.

“…la difesa dei diritti degli ultimi…l’impegno per chi ha perso certezze e speranze…la lotta contro la povertà e non contro i poveri…le donne che subiscono violenza travestita da amore…i detenuti che oggi vivono in una condizione disumana e degradante…i pensionati che hanno lavorato tutta una vita e che oggi non riescono ad andare avanti…”

Ti stringo quella mano che mi piace tanto e ti sorrido: io questa piazza stasera la sento ancora più mia, la sento ancora il posto dove si andava a giocare a pallone e dove si ascoltava e si salutava Berlinguer, dove da stasera, anche grazie alla sua storia passata e recente, si può tornare a sperare e ripartire verso quello che troppo in fretta abbiamo dimenticato, verso la giustizia, l’uguaglianza, la libertà.

Oggi più di ieri con la Politica.

E con i piccoli e i grandi gesti quotidiani, con le piccole e le grandi cose che ci è dato di fare.

Dai, andiamo avanti.