Dice: Grillo guadagna voti perché non va in tv. Bene, bravo, ma possibile che i voti siano così tanti? E soprattutto: perché lo dici in tv? Ora che ci penso, forse ne guadagna anche perché tutti gli altri politici, invece, ci vanno. Sempre. A tutte le ore. Con tutti i conduttori. Con Santoro e con Tiziana Panella. In collegamento con Del Debbio e sul trono con Anna La Rosa. All’alba con Gerardo Greco e a notte fonda con Paragone. Sempre pronti. Si mettono in fila anche se non hanno niente da dire, anzi, soprattutto, e se non li chiamano più cadono in depressione, come dice lo psicanalista interpretato da Roberto Herlitzka nel film di Bellocchio La bella addormentata.

Dopo la batosta elettorale non hanno mica schiodato, anzi. Sono lì a interrogarsi e a litigare. Cosa farà Grillo? Cosa avrà voluto dire? Chi davvero vuole il bene del Paese? Chi siamo? Donde veniamo? Visto che gli interessati non ci sono, pensano loro a formulare ipotesi. E poi un surrogato del Movimento da piazzare nel salotto si rimedia sempre. Dopo i grillologi di complemento, i cinquestelle taroccati e i grillini tamagotchi (come Rocco Casalino o Flavia Vento), ora l’ultimo grido è il militante di base: quello che ha votato Beppe, giurin giurello, e viene invitato con tutti gli onori faute de mieux. A dire il vero, Grillo sta ripetendo (anzi, urlando) le stesse cose da giorni. Ma che c’entra; anzi, meglio, così possono sbizzarrirsi loro al suo posto. E se la conversazione langue, è pronto l’asso nella manica: gli scenari futuri. Il governo del presidente, il governo di Bersani, il governo di Renzi, il governo di Barca, il governo di Monti, il governo del figlio di Mazinga…Uno scenario al giorno, e il salotto non si leverà mai di torno.

Dice però in tv Grillo c’è, eccome, anche se non ci va. Bravissimo. Allora, forse, il punto è proprio questo: la guerra non è contro la tv ma contro i codici e la strada maestra che la tv italiana si è data, e che il Movimento 5 Stelle ha risalito contromano. Il punto di svolta è arrivato quando abbiamo visto Grillo sul palco di Piazza San Giovanni gremita. Da quanto tempo non vedevamo in tv non lui, ma una piazza tornata luogo deputato della politica? Tanto, troppo tempo. Fin dalla sua nascita è stato proprio il video a svuotare le piazze, e a sostituirle con i salotti. L’evoluzione del rapporto tra tv e politica si può sintetizzare così: dalla piazza al salotto. All’inizio non c’erano nemmeno i salotti, c’erano le tribune. Il salotto arriva per conto suo, negli anni Ottanta, con Maurizio Costanzo, che a un certo punto ci porta anche i politici, con un trattamento di riguardo, un bel faccia a faccia come dal barbiere, però sul proscenio del Teatro Parioli. Poi, negli anni Novanta, anche Costanzo viene vampirizzato da Bruno Vespa. Il teatro sparisce e resta solo il salotto, con le sue poltroncine bianche e la vera figura simbolo di tutto l’ambaradan: il maggiordomo. Da lì, lo spread galoppa; il rampicante Porta a Porta ramifica e prolifica su tutti i palinsesti di tutte le reti. È salotto continuo. Salotto puro, duro e senza paura, che caccia via via tutti gli altri talk, compreso il processo di Biscardi (che pure si era premunito di invitare almeno un politico a puntata). Grillo è di sicuro troppo retecentrico, dice sempre no e sta diventando monotono; ma su questo, fino a prova contraria, è difficile dargli torto; il suo non è no alla televisione, è no al salotto.

il Fatto Quotidiano, 14 Marzo 2013