Cari Gomez e Travaglio in maniera un po’ diversa avete provato a immaginare l'”uscita dall’aula” o la mezza uscita dall’aula dei 5 stelle per far nascere comunque un governo senza un’alleanza neanche momentanea.

Io sono uno di quelli che invece un’alleanza in qualche modo la vorrebbe, per far uscire l’Italia dal berlusconismo e per lavorare concretamente sull’economia verde come unica soluzione possibile alla crisi. Ma intanto, comunque la si pensi, governo o non governo, bisognerebbe sostanziare cosa si intende per riforma elettorale. Il rischio di tornare al voto con questa legge e di riprodurre lo stesso pasticcio è abbastanza alto. Nè sarebbe risolto da una riduzione del numero dei parlamentari (riforma comunque costituzionale che richiede un po’ di tempo). Parliamo chiaro e soprattutto costringiamo i “politici” a parlare chiaro.

Quale riforma elettorale? Una legge elettorale che determina comunque un vincitore – come avviene negli enti Locali – o no? Questa è la questione centrale, non più il problema se i parlamentari vengono scelti attraverso le primarie o le preferenze. (Tra parentesi, spaventoso il paragone tra il risultato delle liste “bloccate” al Parlamento e con le preferenze nelle Regioni. l Consigli Regionali di Lombardia e Lazio, eletti con le preferenze sono quasi esclusivamente maschili). Allora, una riforma elettorale….Vi ricordate di quella che stavano per approvare?

Era una riforma “per Monti“, caldeggiata da Napolitano, che avrebbe limitato il premio di maggioranza attribuendolo al primo partito, (e non alla prima coalizione, ma solo al partito), in modo da rendere necessario ancora un 10-15% dei seggi per fare una maggioranza di governo. Si pensava 1) che il primo partito sarebbe stato il Pd, 2) che in questo modo si poteva emarginare Vendola e 3) che il 10-15% l’avrebbe preso Monti o comunque il centro, obbligando il Pd a coalizzarsi dopo il voto.

Si stava trattando dunque su una legge elettorale di tipo greco, che infatti in Grecia ha prodotto il ritorno alle urne dopo poche settimane. Anche qui avrebbe quasi certamente prodotto lo stesso non-risultato, visti i numeri. Ma è questa la legge che hanno in mente ancora adesso Napolitano, Monti e altri. Se non ho capito male, Grillo la respingeva come legge-truffa. (Bene.) Ma nel programma di 5 Stelle non c’è scritto che legge vogliono, e se volessero solo il ritorno alle preferenze, altro che risparmio sui costi della politica!

Da parte del Pd, e non solo, si parla di doppio turno di collegio alla francese. Una proposta, se non sbaglio, sempre respinta dalla destra. Prima di capire se 5 stelle la appoggerebbe o no, vorrei far presente che nell’attuale situazione italiana, neanche quella legge alla francese garantirebbe la governabilità. Quali candidati vanno al secondo turno?

Che siano solo i primi due – o tutti quelli che superano il 12% al primo turno- oggi in Italia avremmo buone probabilità di non avere poi una forza prevalente in Parlamento. In Italia c’è un solo tipo di legge elettorale che funziona, quella del premio di maggioranza degli enti Locali, che sia più saggiamente a doppio turno, o più avventurosamente a turno unico. Ma c’è un nodo ineludibile, quello del Senato. Quello che non solo stavolta, ma già nel 2006 paralizza la politica nazionale. Se anche togliessimo i premi regionali e il premio lo mettessimo nazionale, il rischio di una maggioranza diversa da quella della Camera c’è, dato che sono esclusi i giovani dal voto del Senato.

Se si considera folle o strumentale l’idea -su cui ho scritto qui – di abolire il Senato e di limitarci al monocameralismo come nei paesi scandinavi, si potrebbe quantomeno realizzare finalmente la differenziazione dei ruoli delle due camere. E lasciare alla sola Camera dei deputati il compito di dare o togliere la fiducia al Governo. Il che ci porterebbe molto vicini alla situazione di oggi, ma con una soluzione. Il Senato prende atto della fiducia della Camera al governo, ma entra nel merito delle leggi.

“Provvedimento per provvedimento.” Dovrebbe essere la soluzione migliore anche per 5 stelle.