“E allora Zanardo come si fa a portare il femminismo nelle case?”
Inizia così, senza giri di parole, l’intervista della diciottenne Silvia via skype. Evvai Silvia, penso.

In questi giorni ho poca voglia di commentare i fatti elettorali: vivo a due velocità, sorretta da due umori distinti.

Da un lato le pastoie della politica ufficiale e i suoi commentatori/trici di regime: una cappa pesantissima, un senso di incertezza che bloccherebbe chiunque. Molti/e non sono nemmeno in grado di abbassare per un attimo il sopracciglio alzato di fronte al cambio, inimmaginabile fino a qualche mese fa, che si produrrà in Parlamento dopo il voto del 25 e 26 febbraio. Io intanto penso: proviamo a dare fiducia a queste/i giovani. Proviamo.

Certo che pare crollare un sistema, ma non ci si deve nemmeno sentire in colpa: chi ha detenuto il potere sino ad oggi ha scelto di suicidarsi e i fatti sono sotto gli occhi di tutti. Finita l’epoca della spocchia quando la politica imponeva i suoi sodali ai sudditi. Grazie, d’ora in poi vorremmo scegliere noi chi ci rappresenta. Stop.

Crollerà  anche, e ne gioiremmo, il sistema più casta della casta, quello dei giornali?
Spiace veramente spiace sentire che la Rizzoli lascerà a casa centinaia di persone che non hanno colpe. Ma la dirigenza? Chiude la rivista “A”? Ma chi la leggeva? Dovevano regalarla ai parrucchieri perché qualche donna la leggesse!

Intanto decine di giovani giornaliste olandesi, francesi, tedesche, belghe mi hanno intervistato per riviste bellissime, che parlavano di noi, di noi donne in modo reale, informato, contemporaneo! E qui? Niente!
La logica di molti  giornali è stata quella dei partiti, da anni è così.
Tutto un giro di amiche/i e conoscenze. Dirigenti obsoleti incapaci di ascoltare il nuovo che avanza.

Come la pubblicità della gonnellina svolazzante per pubblicizzare la Festa Nazionale del Pd. Quello è stato un caso emblematico, tanto che ne ho parlato anche nel mio libro “Senza chiedere il permesso”. Gli ideatori, rappresentanti di quella casta radical chic che il 26 febbraio ha contribuito a far perdere il Pd, propongono un mezzo corpo di donna con gonnellina svolazzante per pubblicizzare la festa di partito: “Il vento che cambia”. Le donne protestano: quella gonnellina non rappresenta l’uragano che ha svegliato l’Italia nei due anni precedenti!

Niente da fare: i rappresentanti del Pd eletti anche da QUELLE migliaia di donne che protestano, non ascoltano. Sono le donne, le elettrici, che non capiscono. Loro SANNO. Hanno il verbo e capiscono ciò che è giusto. Cioè loro, gli eletti, non stimano le elettrici. Pazzesco, pensavo. Un suicidio. Una sorta di monarchia di 4 saccenti persino culturalmente obsoleti. Una casta chiusa che si incontra alle cene. La direttrice del settimanale femminile scelta perché è l’amica del cognato del presidente della fondazione. “E’ una donna. Capirà il mercato delle donne”, pensano. Senza sapere una cippa di cosa sta bollendo nelle pentole delle donne.

Dominati/e noi italiani/e da caste spocchiose. Ovunque. Caste politiche. Caste chiusissime anche nello spocchioso governo tecnico incapace persino di usare con intelligenza  i social network: avevano pure un’intera università a disposizione!
Caste dell’informazione e della politica dunque.
Caste nella cultura, questa è terribile.
Caste nel femminismo: anche qui.

In questi 4 anni, da quando è uscito il nostro documentario “Il corpo delle donne“, il fenomeno più rilevante che ci ha riguardato è stata l’ondata enorme di richieste da parte delle scuole e dunque degli insegnanti, ma ancor più delle e degli studenti, che ci chiedevano strumenti di educazione all’immagine. Un fenomeno dirompente, che non ci aspettavamo, che ha sconvolto le nostre vite perché quella richiesta così impellente esigeva una risposta. Va raccontata qui la chiusura di molte associazioni che si definiscono femministe di fronte a questo BISOGNO delle persone.
Il motivo? La loro incapacità di comprendere e di mettersi in relazione.

La tv deve essere libera… non si possono rivestire le donne in  tv sarebbe censura… le ragazze in tv sono libere di fare ciò che vogliono… alcune di noi hanno lottato nel ’68 per la libertà dei corpi”.
Abbiamo ascoltato con preoccupazione per 4 anni. Non era in discussione la libertà dei corpi, che diamine!  Ma lo strapotere del sistema mediatico! Non era in discussione la libertà di mettersi in minigonna o come si vuole, ma l’imposizione di corpi umiliati e di telecamere fruganti il nostro corpo!
L’ignoranza di alcuni di questi movimenti è spaventosa. Le loro richieste si sono perfettamente sposate con i diktat della tv mercantile.

Ma l’ignoranza si può perdonare. L’ignoranza arrogante e sorda, no.
Se ci si accorge di avere trascurato una parte di conoscenza, se nulla si sa del sistema mediatico, si ha il dovere di mettersi in ascolto.

E’ stato terribile in questi anni vedere come migliaia di ragazzine e i ragazzini che chiedevano aiuto a noi donne adulte perché si sentivano schiacciate da modelli di riferimento incombenti e impositivi, e assistere con spavento a come alcune donne adulte voltassero il capo per sostenere una libertà che era invece COSTRIZIONE terribile per le giovani generazioni.

Andiamo in giro per l’Italia da 4 anni. Incontriamo adulte/i la sera nei dibattiti. Gente normale, varia, cittadini/e italiani/e. Vogliono capire, sapere discutere.

Al mattino incontro studenti/esse nelle scuole. Sono tantissimi/e. Ci chiamano a centinaia durante l’autogestione. Scelgono loro di invitarci perché hanno fame di capire, di conoscere il sistema mediatico che le e li ingabbia. Altro che libertà!

Silvia si merita con urgenza la nostra risposta.