È morto il più vecchio indignato del mondo. A 93 anni Stephan Hessel sintetizzò la rabbia delle masse in crisi economica nel libello “Indignez-vous”. Il libriccino di una trentina di pagine, pubblicato da una piccola casa editrice nell’ottobre del 2010, vendette in 3 mesi 700mila copie e oltrepassò i confini dell’Esagono, tradotto nelle maggiori lingue occidentali, finendo con l’esser comprato in oltre 4 milioni e mezzo di copie (in quasi un centinaio di paesi). L’“ottobre 2010” come un nuovo maggio del ‘68, ma non guidato dai giovani studenti, bensì da un ultraottuagenario ex deportato e partigiano anti-nazista, che scrisse il suo j’accuse alla società capitalista e la necessità di un risveglio, un sursaut, un soprassalto di dignità e reazione contro questo male sociale.

Più del contenuto fu il titolo a rimbalzare tra i gruppi di protesta che erano nati e si stavano organizzando sulle due sponde dell’Atlantico. Tra i membri di Occupy Wall Street e ancor più tra le varie emanazioni continentali degli indignados spagnoli il pamphlet divenne uno dei fondamenti del pensiero alternativo alla dittatura della finanza. Ma fu capace di superare i confini settari delle organizzazioni radicali, diffondendosi nella società civile attraverso l’effetto moltiplicatore di stralci del libro breve su molti organi di stampa.

La vita di Hessel, nato a Berlino ed emigrato coni genitori ebrei le cui figure ispirarono i personaggi di Catherine e Jules nel film “Jules et Jim” di Truffaut – in Francia nel 1924, è stata altrettanto intensa e fascinante delle sue parole. Durante la Seconda guerra mondiale fu fatto prigioniero dai suoi ex compatrioti ma riuscì a evadere e a raggiungere il generale De Gaulle a Londra e partecipare così alla Resistenza. Inviato in Francia nel 1944, fu arrestato e deportato nel lager di Buchenwald. Evase di nuovo, venne catturato, ma saltò da un treno e riuscì a unirsi alle truppe alleate. Dopo la liberazione lavorò come diplomatico all’Onu: partecipò alla stesura della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. Il suo impegno mai rassegnato per la “dignità umana” (lo ha ricordato il presidente Hollande) continuò con i sans-papier e la causa palestinese. Nel 2011 scrisse il seguito di “Indignatevi”, “Engagez-vous!” “Impegnatevi” (110 pagine), che ha avuto molto meno successo.

Il Fatto Quotidiano, 28 Febbraio 2013