L’affermazione del Movimento Cinque Stelle costituisce il vero fatto nuovo delle elezioni di domenica e lunedì scorsi e ho già avuto modo di affermare che costituisce un evento positivo, suscettibile di portare aria nuova nel Parlamento e nel Paese. A tal fine sarebbe peraltro utile fare chiarezza su alcuni aspetti della politica a Cinque Stelle che restano ancora un po’ in ombra.

Mi riferisco in particolare al recente intervento di Beppe Grillo che propone di pagare il reddito di cittadinanza annientando stipendi e pensioni pubbliche. Forse ho capito male, ma il buon Beppe nel suo blog di ieri scrive proprio che “Ogni mese lo Stato deve pagare 19 milioni di pensioni e 4 milioni di stipendi pubblici. Questo peso è insostenibile, è un dato di fatto, lo status quo è insostenibile, è possibile alimentarlo solo con nuove tasse e con nuovo debito pubblico, i cui interessi sono pagati anch’essi dalle tasse. E’ una macchina infernale che sta prosciugando le risorse del Paese. Va sostituita con un reddito di cittadinanza.”

Da qui alcune domande ai militanti e agli elettori a Cinque Stelle. Non si può cogliere in queste parole una convergenza con la strategia di liquidazione dei beni e servizi pubblici messa in piedi da tempo dagli strateghi della privatizzazione, primo fra tutti quello che Grillo definisce giustamente Rigor Montis? 

Non sarebbe meglio ricavare le risorse destinate a finanziare il reddito di cittadinanza, proposta che mi sembra giusta e da tempo sostengo, attingendo ad altre fonti, vedi spese militari, grandi opere inutili, spese per consulenze e simili, limitando al tempo stesso come da me proposto l’ammontare massimo di stipendi e pensioni e riducendo drasticamente numero e appannaggio di parlamentari e amministratori locali? Se liquidassimo lo Stato (perché questo sarebbe il risultato delle misure proposte da Grillo), chi penserebbe a garantire salute, istruzione, ricerca, trasporti, sicurezza, ecc.? Certo, c’è molto da fare per risanare lo Stato ed enti pubblici, ma è un risanamento che va fatto a partire dal rispetto dei diritti di chi ci lavora o ci ha lavorato.

Visto che ci sono aggiungo un’ulteriore domanda. Non sarebbe il caso di attribuire la cittadinanza italiana a quelli che in Italia sono nati o vi risiedono da lungo tempo, come proposto dal movimento Italia sono anch’io?

Perché su questi temi non si lancia all’interno del Movimento Cinque Stelle una consultazione analoga  a quella relativa ai nomi da proporre per la Presidenza della Repubblica? O decide tutto Beppe Grillo secondo come  si sveglia la mattina? Speriamo di no…Altrimenti andrebbe a ramengo proprio quella democrazia partecipativa che costituisce una delle principali e meritorie bandiere di questo Movimento.

Infine una domanda a Grillo. Capisco e rispetto la strategia del voto sui singoli provvedimenti. Ma non c’è il pericolo che, con l’ostracismo a qualsiasi proposta di governo, si apra la strada al ritorno di Monti o a un’ipotesi analoga? Sarebbe sicuramente la situazione peggiore e nessuno ci guadagnerebbe, neanche il Cinque Stelle. Per questo motivo ho firmato la petizione di Viola Tesi. Si può pensare a una figura indipendente e di prestigio cui affidare la formazione di un governo per la realizzazione del programma indicato in tale petizione: 

1. Una nuova legge elettorale
2. Una legge contro la precarietà e l’istituzione del reddito di cittadinanza
3. La riforma del Parlamento, l’eliminazione dei loro privilegi, l’ineleggibilità dei condannati; 
4. La cancellazione dei rimborsi elettorali
5. L’abolizione della legge Gasparri e una norma sul conflitto d’interessi
6. Una legge anticorruzione che colpisca anche il voto di scambio; e l’istituzione di uno strumento di controllo sulla ricchezza dei rappresentanti del popolo (il “politometro”); 
7. Il ripristino dei fondi tagliati alla Sanità e alla Scuola; 
8. L’istituzione del referendum propositivo senza quorum; 
9. L’accesso gratuito alla Rete
10. La non pignorabilità della prima casa.

Tutto ciò nello spirito che il Movimento Cinque Stelle sia un patrimonio comune di chi lo ha votato e potrebbe votarlo in futuro, una risorsa preziosa da utilizzare per un Paese finalmente all’altezza di esigenze e diritti di chi lo abita.