La scuola è allo sfascio. Non ci sono soldi neppure per comprare la carta igienica, come denunciano ormai molti genitori. La colpa è della politica. Nel frattempo che qualcosa cambi col nuovo governo e parlamento, gli editori digitali si organizzano per facilitare l’uso degli ebook tra insegnanti e alunni e aiutano le scuole a guadagnare. Il 2 e 3 marzo si svolgerà a Cosenza – all’interno della Casa delle Culture – la quarta edizione dell’Ebookcamp, dove si parlerà di editoria digitale e delle evoluzioni che il settore sta vivendo. Quest’anno il focus è appunto sulla scuola. Si incontreranno insegnanti e editori digitali e discuteranno le iniziative per favorire l’uso degli ebook nelle scuole, con molteplici vantaggi: dal risparmio economico per le famiglie all’accessibilità semplificata per insegnanti e alunni.

Quest’anno l’editore Simplicissimus Book Farm presenta una proposta per l’editoria scolastica: si tratta di una applicazione web che consentirà ad ogni scuola di gestire un suo autonomo portale, da cui potrà controllare i livelli di accesso. In pratica le scuole potranno effettuare:

1) ingestion dei contenuti didattici “adottati” da editori

2) ingestione dei contenuti didattici autoprodotti

3) mixaggio (con “slicing” dei libri) di contenuti editoriali + autoprodotti da parte dell’insegnante per formare il “kit” del suo corso

4) gestione della vendita/download/fruizione del kit

5) ambiente di interazione di classe/scuola (docenti-discenti)

La piattaforma sarà offerta gratuitamente alle scuole. Inoltre potranno generare un introito economico attraverso la gestione di un “kit editoriale” e portare nelle proprie casse un po’ di soldi derivanti dalla vendita dei “kit”, aiutando quindi anche le famiglie. Il margine delle vendite di libri andrà direttamente alle scuole e non alla grande distribuzione, come accade oggi.

Il settore degli ebook cosiddetto trade si sta stabilizzando e ha ormai una sua forma ben riconoscibile, la scuola è ancora molto indietro. Tra decisioni ministeriali prima prese e poi ritirate, ritardi nelle scuole, mancanza di fondi e spesso poca conoscenza del settore, aldilà di alcuni esperimenti pilota non c’è ancora una vera e propria coscienza digitale all’interno del sistema scolastico italiano. 

Il programma è qui

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