Lasciatevelo dire da un candidato (anche se con davvero scarse probabilità di essere eletto, ma mi piace il gioco di squadra). Questa campagna elettorale è davvero strana e paradossale. Una via di mezzo tra una commedia di Pirandello e un film di Bunuel, anche se poi alla fine chi vorrebbe farla da padrone è il mitico Cetto La Qualunque. Con la speranza che stavolta il popolo italiano mandi definitivamente colui che ha ispirato quest’ultimo personaggio nel posto che gli compete.

Ad ogni modo a farla davvero da padrona è la menzogna. E qui abbiamo varie sfumature e declinazioni di quest’ultimo concetto, che come è noto è centrale nella vita nazionale e internazionale. Specialmente, com’è ovvio, in campagna elettorale.

Partiamo dal vero professionista della bugia. Il Pinocchio nazionale, Silvio B., che non si limita a mentire come al solito e come fanno anche altri, ma organizza una vera e propria stangata, un finto rimborso Imu recapitato a domicilio che spinge tanti poveri vecchietti a mettersi in fila per chiedere il versamento. Complimenti, il re dei magliari stavolta non poteva pensare ed organizzare di meglio. Un canto del cigno davvero degno di lui.

Poi abbiamo il Pinocchietto. Il paladino del merito e del mercato, colto con le mani nella marmellata per aver falsificato il suo curriculum inserendo un inesistente master a Chicago. Doppiamente patetico, caro Giannino. Primo perché hai mentito, secondo perché lo hai fatto nella profonda convinzione che vantare un master a Chicago ti qualificasse oltremisura agli occhi dei buana italici colonizzati culturalmente dal grande fratello statunitense, mostrando così di avere la stessa mentalità tremendamente provinciale di coloro che volevi abbindolare e che speriamo non siano poi tantissimi. Il master o dottorato contraffatto è del resto abitudine generalizzata di questo ceto politico di semianalfabeti e non solo in Italia. Almeno Giannino si è ritirato, forse anche per altro genere di considerazioni, ma lasciamo stare…

E veniamo quindi alla finta tenzone tra Bersani e Monti. Qui non ci sono bugie plateali che si possano denunciare come tali. Ma il clima paradossale e kafkiano è evidente. Perché Bersani ha appoggiato Monti in tutto e per tutto fino ad ieri e si prepara come più volte ha dichiarato, a riallearsi con lui, per fare una politica che non potrà non essere più o meno la stessa. Eppure, lo smacchiatore di giaguari assume un piglio quasi da dirigente storico del movimento operaio. Fuor di retorica, tuttavia, e specie quando si esibisce nei salotti buoni della finanza internazionale e rilascia interviste ai suoi organi di stampa, Bersani dice la verità e cioè che si alleerà in ogni caso con il centro.

Insomma, una campagna elettorale che è un teatrino spesso menzognero, da cui risultano assenti i contenuti e si parla assai poco di quelli che sono i nostri veri problemi. Fuori del tutto dalla scena, ad esempio, l’Europa di cui o non si parla o viene assunta come un dogma indiscutibile, con le sole eccezioni di Rivoluzione Civile e del Movimento Cinque Stelle, che dichiarano giustamente la loro volontà di rimettere in gioco gli intollerabili vincoli posti dalle politiche neoliberiste dominanti a livello continentale. Per il resto, si blatera del più o del meno, si danzano irreali minuetti e si fanno finte facce feroci nei confronti di ipotetici avversari con i quali inevitabilmente si tornerà a dialogare costruttivamente all’indomani delle elezioni, sotto l’egida dell’Europa, appunto e senza escludere neanche, immagino ma lo vedremo presto,  il signor B e il suo codazzo.

E’ in questo clima un po’ irreale ed artefatto che si sono registrate, due giorni fa, le minacce mafiose e/o fasciste ad Antonio Ingroia. “Ti faremo fare la fine di Borsellino, comunista di merda!”. Dal chiacchiericcio informe della campagna elettorale emerge un contenuto reale, finalmente. Da parte di chi, con mezzi criminali e fortissimi appoggi politici, controlla tuttora buona parte della nazione e della sua economia. Contro chi, come Ingroia e Rivoluzione Civile, ha posto giustamente la questione della lotta a questi poteri criminali e alla violazione continua del dettato costituzionale, come tratto caratterizzante della propria campagna politica.  A riprova del fatto che, quando si toccano, o solo si minacciano di toccare i reali interessi dominanti, il gioco si fa duro. Ma sul serio.