La notizia è apparsa su tutti i giornali con grande evidenza: l’azienda napoletana ha sospeso per un giorno i servizi di trasporto pubblico perché ha finito il carburante.

Tutti in coro (nessuno escluso) a lamentarsi: ecco la conseguenza dei tagli del governo Monti. Ma nessuno è andato a vedere i conti. In Italia abbiamo nel trasporto pubblico una serie di fantastici record: tariffe bassissime a confronto degli altri paesi europei, e costi altissimi. Un lavoratore nel settore costa all’azienda intorno ai 50.000€ all’anno, contro un costo medio del lavoro nel settore privato che si aggira sui 38.000€. Sembra che anche la produttività del lavoro nei trasporti pubblici non sia entusiasmante, al contrario.

Due ottime cose, alti salari e basse tariffe, per i lavoratori e per gli utenti. Ma questo regime ovviamente richiede alti livelli di sussidio pubblico, e questi sono soldi che non possono andare ad altri servizi sociali. A Milano, che ha un’impresa di trasporti pubblici che sembra abbastanza efficiente rispetto ad altre, il costo dei sussidi ha raggiunto un milione di Euro al giorno. Di nuovo, niente di male, ma a due condizioni: a) che la cosa sia nota ai cittadini, ma non lo è, e non lo è persino a diversi giornalisti del settore, tanto il segreto deve essere gelosamente custodito, e, b) che ci fosse stato un pubblico e ben informato dibattito sulle priorità sociali cui destinare i soldi del Comune e della Regione. Mai se ne è vista traccia, né con l’amministrazione precedente né ora.

Sono assolutamente certo che questa insostenibile situazione vale per tutta Italia, e in modo assolutamente “bipartisan”.

Ma la storia non finisce qui. In Italia, per legge, bisognerebbe mettere in gara i servizi. Mica liberalizzarli né privatizzarli, attenzione! Solo fare un bando serio per vedere se c’è qualche impresa, pubblica o privata, che per un periodo limitato (5-7 anni) può offrire gli stessi servizi alle stesse tariffe chiedendo meno sussidi. Cioè un intervento prudentissimo, non certo una rivoluzione antisociale.

Ma le gare o non sono state fatte proprio, o sono state fatte per finta, in modo da far vincere sempre e comunque l’impresa pubblica che c’era prima (nel 99% dei casi, una vera presa in giro). E’ ovvio che in questo modo i costi non sono scesi. Dulcis in fundo, non si è fatta l’autorità indipendente di regolazione che avrebbe dovuto garantire gare non truccate. (Un amministratore dell’azienda napoletana, credo molto onesto, mi ha detto qualche anno fa, e io non volevo credere alle mie orecchie “…non si possono fare le gare, perché il comune ci dà soldi in nero per ripianare i bilanci, e con un privato non si potrebbe fare”).

Risultato di questa gestione dissennata e monopolistica del settore: la voragine dei conti sta diventando incolmabile. Ma cosa fanno gli enti locali? Piangono come coccodrilli, danno la colpa al “governo ladro”, e alla fine tagliano i servizi ai cittadini! Nessuno però osa aumentare le tariffe a livelli europei, o ridurre i costi con gare serie. Spesso si trovano soluzioni provvisorie e truffaldine, con prestiti e mutui, che rimandano solo nel tempo la “resa dei conti”, soprattutto a quando occorrerà comprare mezzi nuovi.

Ora, dal punto di vista sociale è meglio avere tariffe un po’ più alte o non riuscire ad andare a lavorare? E’ meglio avere aziende monopolistiche e pubbliche, che garantiscono tanti voti e posti nei consigli di amministrazione, o avere aziende efficienti, pubbliche o private che siano, che garantiscano alla gente servizi a costi sopportabili per le casse del comune, a rischio di venire cacciate in malo modo?

Il coccodrillo è il simbolo di note magliette sportive, ma dovrebbe essere cucito, molto in grande, su quelle di quasi tutti gli assessori ai trasporti d’Italia.