E’ stupefacente come l’orizzonte politico di partiti e movimenti, tutti, sia ormai appiattito solo sugli aspetti economici, istituzionali, di lavoro. E’ stupefacente come le visioni della politica nascano e muoiano solo in riferimento agli aspetti materiali della complessa vicenda umana.

E’ sacrosanto, per carità, occuparsi di temi quali la sperequazione tra chi ha tanto e chi ha poco ed è meritevole di ogni attenzione la sorte di un diseredato. Ma la vicenda umana è anche altro.

E’ relazione, ad esempio. E’ relazione con chi hai di fronte. E’ tolleranza nei confronti dell’altro. E’ compenetrazione tra esseri umani in una dimensione sociale capace di prescindere il divenire storico ed economico di una società.

E’ l’oggi non il domani: e per l’oggi nessuno lavora e nessuno se ne occupa.

Ed allora,penso, che sia molto poco intelligente non preoccuparsi delle cose dell’oggi, della tensione che oggi mostriamo verso chi non la pensa come noi o chi, oggettivamente, non è come noi. Credo che la prima ecologia nasca nella nostra mente (mi perdoni Bateson) depurata da pregiudizi e da perturbazioni culturali e caratteriali. Ritengo che la politica tutta stia uccidendo, per asfissia, le caratteristiche più sociali del nostro esistere rinunciando, per disinteresse e ignavia, al progresso immateriale che solo dal scardinare pregiudizi e trovare gioia nella coscienza della diversità, trae beneficio.

In questo senso, ciò che sta accadendo a Roma rispetto alla violenza omofoba e stigmatizzante nelle scuole o il semplice godere, perché giusto, della condizione dei detenuti in carcere disumani ci fa regredire, al netto di una (sperabile) occupazione piena o di salari abbondanti e portafogli rigonfi. Ci rende piccoli, tutti, senza distinzioni e di questo, la politica, ne è sommaria mandante.

Vorrei potere ribadire che prescindere e non dedicarsi ai legami che costruiscono il tessuto della società è criminale quanto corrompere quel tessuto. E che quel tessuto, prima ancora che di diritti si dovrebbe comporre di riconoscimenti e di accoglienza, nelle nostre menti e nei nostri comportamenti.

E invece fatica a entrare nelle agende politiche, dotte e zeppe di proiezioni, e questa fatica andrebbe denunciata: perché se governare un paese utilizzando la paura è cosa mostruosa non di meno lo è volutamente ignorare che i confini della libertà coincidono con quelli della consapevolezza.