Sono a metà del viaggio. Sono partito i primi di settembre per andare ad esplorare l’Italia che cambia, girando su e giù con un camper e ho incontrato decine di persone che dimostrano concretamente ed ogni giorno che si può vivere, lavorare, fare politica, imprenditoria, formazione, in modo migliore, in equilibrio con gli altri, nel rispetto del pianeta che ci ospita.

Vi ho raccontato alcune di quelle esperienze e molte altre le riporterò su questo blog nei prossimi mesi e poi nel libro che mi accingo a scrivere. Il cuore di tutto, però, credo sia ritrovare il senso, il  senso autentico, del vivere e dell’esistere. Serge Latouche parla di decolonizzare l’immaginario, Enrico Manicardi di liberarci dalla civiltà, ma molti altri autori, sociologi, antropologi e psicologi cercano da anni di spiegarci come i bisogni siano indotti, i desideri spesso anche, la sessualità influenzata dai media, il ruolo della donna anche. E così via.

Cresciamo immersi in modelli cinematografici, televisivi, di plastica e ora di bit. Diventa davvero difficile capire quanto ci sia di noi stessi dietro ogni azione.

Quando ci accingiamo a svolgere una qualunque delle funzioni della nostra giornata, persino quando siamo da soli, involontariamente tendiamo a vederci da fuori, come inquadrati da una telecamera e ci comportiamo come vorremmo si comportasse il nostro attore preferito.

Sembra un comportamento adolescenziale, eppure sono convinto che in modo sottile riguardi la maggior parte di noi, compresi quelli che oggi non guardano più la televisione.

Spesso abbiamo una consapevolezza razionale di questi meccanismi, ma la vera difficoltà consiste nel liberare le nostre emozioni, il nostro cuore, i nostri pensieri più profondi.

La vera difficoltà è destrutturare le aspettative. In ogni momento, infatti, noi ci aspettiamo qualcosa. Se andiamo per la prima volta a New York, già immaginiamo i taxi, i grattacieli e la vita frenetica, se andiamo in Mongolia, pregustiamo i deserti, le yurta, i ritmi lenti, la vita aspra.

Se andiamo da un dottore, da un avvocato, ad un concerto, la nostra mente ci riporta subito di fronte decine di “esperienze” vissute davanti al piccolo o al grande schermo.

Ma chi siamo noi? Cosa vogliamo direttamente?

Quanto c’è di veramente mio in ogni mia azione, desiderio, comportamento, sogno, obiettivo?

Può sembrare un discorso ozioso e forse lo è. Eppure, è su questo tema che voglio impostare questo nuovo anno e la seconda parte del mio viaggio: andare a scovare l’Io autentico, destrutturare, decostruire il vuoto dei politici, del consumismo, di una vita decisa da altri, in cui dobbiamo corrispondere a paure di altri e realizzare sogni di altri.

Ritrovare veramente me stesso ed incontrare autenticamente altre persone. Liberare il nostro intimo più profondo dai chili di marmo in cui siamo immersi come fossimo una scultura di Michelangelo e una volta scovato ciò che rimane, provare con questo a capire cosa possiamo fare per cambiare davvero noi stessi e il nostro Paese.

Volete scoprire l’altra Italia?

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Per informazioni e approfondimenti: www.italiachecambia.org