Mario Monti avrà pure cento difetti – compreso quello di non essere troppo coraggioso – ma non è affatto stupido.

Solo uno come Luca Cordero di Montezemolo poteva credere che Monti gli avrebbe prestato la faccia, la camicia immacolata, i gemelli e il gessato per fargli fare la sua prima comunione elettorale. E graziosamente mandarlo in Parlamento a vendere strette di mano e bolle di sapone con quella bella compagnia di faticatori italiani, Pier Ferdinando Casini, Gianfranco Fini e Francesco Rutelli, che mai ebbero la ventura di lavorare un solo giorno, se non per idratare l’abbronzatura dei rispettivi maestri, Forlani, Almirante e Pannella.

In assenza di Monti e del re dei voti siciliani Totò Cuffaro (che con massima dignità sta scontando la sua pena) gli allegri centristi rischiano di ritrovarsi ad affrontare il drago elettorale dietro alla guida vaporosa di Emma Marcegaglia, la ex signora di Confindustria sperando nella sua proverbiale capacità di cavarsela ogni volta che incrocia una catastrofe, tipo il terremoto a L’Aquila, il G8 alla Maddalena, Gianni Riotta al Sole 24 ore.

Monti li guarderà da lontano, pronto a incassare i dividendi della nuova Repubblica, calcolati in spread.

Il Fatto Quotidiano, 23 Dicembre 2012