Oltre 100 donne morte ammazzate nel solo 2012, due terzi delle quali per mano di mariti, compagni, familiari. “Possibile che in un sol colpo gli uomini siano impazziti e che il cervello sia partito?”, è l’interrogativo che pone il sito ultracattolico Pontifex.com. La risposta: “Le donne sempre più spesso provocano, cadono nell’arroganza, si credono autosufficienti”. Se in media ogni tre giorni in Italia viene uccisa una donna, quindi – è l’analisi di Bruno Volpe, autore dell’editoriale e direttore del sito – la colpa è anche sua perché non tiene pulita la casa, indossa “vestiti provocanti“, porta in tavola “piatti freddi“. E’ solo l’ennesima provocazione di blog che trabocca di contenuti deliranti, si dirà. Probabilmente sarebbe così, se non fosse per un fatto: sulla testata che ospita ogni giorno violente invettive contro omosessuali, ebrei, “comunisti”, islamici e minoranze di ogni tipo fa bella mostra di sé lo stemma della Città del Vaticano.

Il titolo vale più di mille parole: “Le donne e il femminicidio – facciano sana autocritica: quante volte provocano?. Prima considerazione: l’aborto è un peccato più grave. “Aspettiamo risposte su come definire gli aborti: stragi? – è la domanda di Volpe – L’aborto lo decide la donna in combutta col marito e sono molti di più dei cosiddetti femminicidi”. Quindi l’attacco contro l’opinione comune: “Una stampa fanatica e deviata (da quale pulpito, ndr), attribuisce all’uomo che non accetterebbe la separazione, questa spinta alla violenza. (…) Non lo crediamo. Le donne sempre più spesso provocano, cadono nell’arroganza, si credono autosufficienti“. Queste le loro colpe: “Bambini abbandonati a loro stessi, case sporche, piatti in tavola freddi e da fast food, vestiti sudici e da portare in lavanderia… Dunque se una famiglia finisce a ramengo e si arriva al delitto (da condannare con fermezza), spesso le responsabilità sono condivise”.

Luoghi comuni, retaggi di una mentalità maschilista, machista e patriarcale contro cui generazioni di donne si battono da decenni nella vita di tutti i giorni. “Quante volte vediamo ragazze e anche signore mature circolare per la strada in vestiti provocanti e succinti? (…) Facciano un sano esame di coscienza: “Forse questo ce lo siamo cercate anche noi?”. La soluzione? La stessa utilizzata nella cultura islamica, spesso accusata di fondamentalismo proprio dalle frange più estremiste del mondo cattolico di cui Pontifex è espressione: “Basterebbe proibire o limitare ai negozi di lingerie femminile di esporre la loro mercanzia per la via pubblica per attutire certi impulsi”. “Ma questa società malata di pornografia ed esibizionismo – conclude Volpe – non ne vuol sapere: così le donne diventano libertine e gli uomini, già esauriti, talvolta esagerano”. Ovvero uccidono e la colpa, per l’autore, è delle loro vittime.

Pontifex è uno stargate per il Medioevo. Le sue invettive sono un modo per far rimbalzare la testata sulle homepage dei quotidiani e farle un po’ di pubblicità gratuita. Fastidiosi deliri da pasdaran del cattolicesimo da affrontare con un’alzata di spalle, se non fosse che il sito fornisce uno spaccato, difficile dire quanto ampio ma pur sempre uno spaccato, del variegato mondo cattolico. E i lettori non sono pochi, se a metà pomeriggio il contatore delle visite indica oltre 3.000 utenti collegati contemporaneamente, se quello dei tweet dice che l’articolo è stato twittato 565 volte e se in ogni pagina campeggiano inserti pubblicitari di portata nazionale: tra questi anche il banner della casa editrice “Pagine”, che “promuove abbonamenti” all’Osservatore Romano, organo ufficiale della Santa Sede.

Ma le vittime di femminicidio sono solo una delle categorie contro cui Pontifex scaglia regolarmente i suoi strali. I più bersagliati sono i gay: “Ripugnanti le relazioni omosessuali. Chi si abbandona alla sodomia è lontano da Dio”, sentenziava ieri in homepage monsignor Appignanesi, arcivescovo emerito di Potenza. Ma non solo. L’altro obiettivo è stato Nichi Vendola: “Non è cattolico affatto e vive, secondo la nostra visione, da pervertito” ha dichiarato, in un’intervista al “giornale” d’opinione, monsignor Odo Fusi Pecci, vescovo emerito di Senigallia.

Anatemi sono partiti in passato contro chiunque. L’incidente che lo scorso dicembre costò la vita a Francesco Pinna, 20 anni, morto a Trieste mentre montava il palco di Jovanotti, diventa un esempio di “giustizia divina” contro il cantante che pochi giorni prima aveva osato difendere in tv l’uso del preservativo. Così come a febbraio la morte di Withney Houston, macchiatasi di una “controversa conversione all’Islam”, diventava “un avvertimento a rendere le nostre vite più limpide e pulite”. Lo stesso tipo di monito piovuto sui liguri come Maurizio Crozza, colpevole di avere imitato il Papa in tv: “Crozza, ogni volta che ne combini una ecco il messaggio: alluvione a Genova e incendio in Liguria”.