La “tecnica dilatoria” del Popolo della Libertà per non andare alle urne in febbraio sortisce i primi effetti e richiama l’attenzione, preoccupata, della presidenza della Repubblica. E’ stata intanto rimandata la conferenza stampa del presidente del Consiglio, Mario Monti, inizialmente prevista per venerdì prossimo. A una data da decidere, si dice ufficialmente. “Tra sabato e domenica” rivela il ministro Andrea Riccardi. Un rinvio quasi obbligato dopo che ieri il Pdl, lavorando a tappeto, ha annunciato di voler prolungare i tempi che portano alla fine anticipata della legislatura. A cominciare dal ddl Stabilità, su cui il capogruppo Fabrizio Cicchitto ha annunciato di “voler prendere tutto il tempo necessario“. A seguire con la sezione elettorale del partito, che ha lamentato le difficoltà delle circoscrizioni estere se il voto nazionale dovesse svolgersi in febbraio. Fino allo stesso Silvio Berlusconi, che ospite – nella lunga maratona televisiva – a Porta a Porta è stato fin troppo esplicito: “Vincere? Dipende da quante ore avrò in televisione”.

Intanto la legge di stabilità è stata approvata, sia pure con ripetute lungaggini (il testo è stato approvato dopo ben sei rinvii). Il provvedimento ora passa all’esame dell’Aula., dalla commissione in Senato e ora passa all’esame, mentre le commissioni Giustizia e Affari costituzionali della Camera hanno dato il via libera all’unanimità al parere sul decreto attuativo delle liste pulite. A questo punto, dopo l’ultimo passaggio in Consiglio dei ministri, potrà entrare in vigore prima della composizione delle liste per le politiche di febbraio. Già domani potrebbe arrivare l’ok dal consiglio dei ministri che al termine dell’approvazione del Senato della legge di stabilità potrebbe essere convocato a palazzo Madama proprio per approvare la nota di variazione di bilancio e che diventerebbe l’occasione anche per il via libera definitivo al decreto legislativo dell’anticorruzione. Dovrebbero essere gli ultimi provvedimenti del governo prima dello scioglimento delle Camere.

Napolitano: “Nessuna forzatura o frettolosità sullo scioglimento del Parlamento”
Quello che divide Pd e Pdl resta la data del voto e questo si riflette ovviamente sul ritmo del lavoro in Parlamento. Così il Quirinale auspica che non ci sia una “prolungata incertezza” e risponde chiaramente al Berlusconi di Porta a Porta: “Le ipotesi di data per lo scioglimento delle Camere all’esame del presidente della Repubblica, che ne ha la prerogativa esclusiva sentiti i presidenti delle due assemblee, non sono dettate da alcuna forzatura o frettolosità”. Nella nota del Colle si ricorda come Giorgio Napolitano avesse detto di preferire che le elezioni si svolgessero alla scadenza naturale della legislatura, a metà aprile, ma “noti sono i fatti politici che hanno vanificato questa possibilità”. E ora il Colle non sembra apprezzare un rallentamento del processo che porterà alle urne: “E’ interesse del Paese che non si prolunghi eccessivamente la campagna elettorale affinché possa ristabilirsi al più presto la piena funzionalità delle assemblee parlamentari e del governo in una fase sempre critica e densa di incognite per l’Italia”.

A complicare il rebus della data elettorale, la lettera inviata dal ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri al Capo dello Stato, proprio per spiegare che sarebbe meglio se il voto si tenesse il 24 per organizzare tutto al meglio. A determinare quali saranno i tempi per lo scioglimento delle Camere sarà soprattutto il via libera alla legge di stabilità, ora al Senato, ma che potrebbe essere varata in via definitiva dalla Camera forse entro venerdì sera (Fini si è impegnato per chiudere venerdì i lavori). Ma non c’è solo questo provvedimento ad impegnare le Camere in questi giorni che precedono la pausa natalizia. A palazzo Madama c’è anche il disegno di legge sulle pene alternative al carcere che Renato Schifani vuol provare a licenziare prima del fine settimana, nonostante il no della Lega. “Un dono a Pannella” l’ha definito Schifani, riferendosi alla battaglia che il leader radicale sta portando avanti per una condizione più umana delle carceri italiane.

Riccardi: “Monti ascolta tutti. Ma Berlusconi non mi pare montiano”
Cosa farà Monti? Oggi ha risposto Andrea Riccardi, uno dei ministri più vicini al Professore. “Sta valutando, si interroga su cosa fare su come continuare a servire meglio il nostro Paese. Per questo conversa con tanta gente, ascolta l’opinione di tutti ma non è il caso ora di fare pronostici” dice il fondatore della Comunità di Sant’Egidio. Una cosa chiara è che le prove di dialogo tentate astutamente da Berlusconi sono sepolte. Perfino nel linguaggio: “Scende in campo? Evitiamo metafore calcistiche, non sono il suo genere”. Poi nel merito: “Vediamo cosa dirà Berlusconi del programma di Monti ma non direi che lo si possa definire propriamente un montiano. Mi sembra che Monti si sia dimesso dopo le dichiarazioni di Alfano e, con tutto il rispetto, il suo non mi è sembrato un discorso montiano”. Alfano era lì accanto (si trattava dell’ennesima presentazione del libro di Vespa) e ha preso atto: “Il ponte levatoio aperto da Berlusconi nella direzione dell’area Monti è stato bombardato dalle dichiarazioni di stampa del centro che hanno detto con Berlusconi mai… Ma quella era o sarebbe stata la strada giusta”.

Monti potrebbe salire al Colle già sabato mattina
In questo intreccio di date, scadenze parlamentari, prove di forza tra partiti e istituzioni, con il centrosinistra che non ci sta a concedere a Berlusconi qualche giorno o settimana in più di campagna elettorale, si inserisce la questione delle dimissioni del presidente Monti, il quale, secondo Pier Ferdinando Casini, avrebbe già deciso quale ruolo avere nell’agone politico. Una scelta che però l’attuale premier renderebbe pubblica solo dopo le dimissioni. Se la legge di stabilità venisse approvata venerdì sera, Monti potrebbe salire al Colle sabato mattina per dimettersi e domenica tenere la conferenza di fine anno con “le mani libere”. Nella stessa giornata di sabato, Napolitano potrebbe ascoltare i gruppi parlamentari, prima di vedere i presidenti di Camera e Senato come vuole la Costituzione. Da quel momento in poi, ogni momento per il decreto di scioglimento delle Camere sarebbe buono. Berlusconi a Porta a Porta? “Ieri sera ho visto un ufo in tv che ha spiegato come si risolvono i problemi del Paese – ha risposto Casini – E’ stato uno spettacolo esilarante sentire le ricette per curare il paese da un signore che ha governato il paese per 20 anni, e che è reduce da 4 anni di maggioranza parlamentare”. 

Il Professore vede Casini, Montezemolo e Riccardi 
Mentre un pezzo dell’arco politico sembra organizzarsi attorno al presidente del Consiglio, il Professore ha incontrato a Palazzo Chigi i vertici delle liste moderate di centro: oltre a Luca Cordero di Montezemolo (che oggi ha fatto partire la raccolta firme per la sua lista “Italia Futura – Verso la Terza Repubblica”) anche il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini, il segretario Lorenzo Cesa e il ministro per la Cooperazione Andrea Riccardi. Nessun invito, invece, né per Gianfranco Fini né per nessun esponente di Fli.

Berlusconi riceve lo stato maggiore e gli “scissionisti”
E mentre i lavori al Senato sono stati ingolfati, il Pdl continua a mettere a punto la sua strategia politica. All’ora di pranzo, infatti, Silvio Berlusconi ha convocato un vertice a Palazzo Grazioli con lo stato maggiore del partito per fare il punto della situazione e decidere la strategia da adottare. In precedenza il Cavaliere aveva ricevuto Giorgia Meloni e Guido Crosetto, promotori del movimento Senza Paura. L’ex premier sta lavorando per dar vita a una nuova coalizione di centrodestra fondata sull’asse Pdl-Lega e articolata in più liste-movimento. Sul tavolo le posizioni nette contro una discesa in campo di Monti alla guida dei moderati dell’ex ministro della Gioventù e dell’ex esponente di Forza Italia. Non solo. Tra i temi affrontati anche la questione della “scissione” del Pdl e del possibile confluire di Meloni e Crosetto nel nuovo soggetto di destra a cui sta lavorando Ignazio La Russa. E l’ipotesi spacchettamento del Pdl si fa sempre più reale.

Stabilità, duello Fini-Cicchitto. Bersani: “I traccheggiamenti del Pdl sono indecorosi”
Come una cinghia di trasmissione le tensioni si trasferiscono sulla legge di stabilità. In conferenza dei capigruppo alla Camera Fini e Cicchitto hanno ingaggiato un braccio di ferro. Quest’ultimo ha confermato come il suo partito “chiede tutto il tempo necessario per esaminare il provvedimento, che al Senato è stato profondamente modificato rispetto a come è uscito dalla Camera”. Per questo il Pdl si avvarrà di tutti gli strumenti previsti dal regolamento, sottolineando che la richiesta non determina “nessun rischio di esercizio provvisorio”. Immediata la replica di Gianfranco Fini: “E’ doveroso che tutti leggano le prerogative conferite alla presidenza della Camera in materia di approvazione di proposte di legge, specie quando sono in terza lettura”. In poche parole, Fini ribadisce di voler chiudere entro venerdì il capitolo legge di stabilità. Il segretario del Pd Pier Luigi Bersani definisce “indecorosi, incommentabili i traccheggiamenti” del Pdl sui tempi elettorali e sull’approvazione della ex Finanziaria. Oggi, per inciso, Bersani ha incontrato il presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy e ha ricevuto l’endorsement inaspettato del presidente dell’Eurogruppo Jean-Claude Juncker.

Nel centrodestra, intanto, si solleva anche la questione del voto all’estero: “Per adottare tutti i provvedimenti necessari per consentire agli italiani all’estero di esprimere correttamente il loro voto, le attuali norme prevedono un periodo non inferiore a 60 giorni prima della data in cui tenere il turno elettorale” ricorda Enrico La Loggia (Pdl). Anche per questo – sottolinea Cicchitto – le date migliori per le elezioni sarebbero il 24 febbraio o il 3 marzo.