Cari amici del blog e dei social network, ho letto tutti i quasi mille commenti al mio messaggio in bottiglia di qualche giorno fa, in cui vi invitavo ad abbonarvi o a riabbonarvi al Fatto quotidiano e a regalare abbonamenti ad amici e parenti per Natale. Non potendo rispondere a tutti uno per uno, li raggrupperò in una serie di punti per cercare di riassumerli e di dirvi come la penso.

Prima, però, vorrei fare una premessa: dobbiamo intenderci su che cos’è un giornale, a che cosa serve e che cosa ci si può e ci si deve attendere da esso. Un giornale serve anzitutto a dare notizie, possibilmente fresche, inedite, interessanti. Poi serve a spiegarle con analisi di persone competenti. Poi serve a commentarle da una pluralità di punti di vista, i più vari che si può, purché rispettosi della “linea” del giornale medesimo, che viene dichiarata fin dal momento della sua fondazione e ribadita negli editoriali del suo direttore. La nostra “linea” è molto semplice: i princìpi della Costituzione della Repubblica italiana. Noi ci accontentiamo che chi scrive sul Fatto li rispetti, dopodiché può esprimere le opinioni più disparate. Non siamo un partito, né una caserma, dunque c’è spazio per tutte le voci. A volte le mettiamo a confronto l’una accanto all’altra, altre volte le esponiamo una alla volta in successione. A nessun redattore, collaboratore, tanto meno lettore abbiamo mai chiesto di esibire una tessera di partito o di sindacato, né di dirci per chi vota o ha votato. Ci piace discutere, nelle nostre riunioni di redazione e sul giornale. Senza tabù né partiti presi. E quando arriva una notizia, non ci domandiamo mai “cui prodest”, cioè a chi giova o a chi fa danno. Ma solo di accertare se è vera e se è nuova: in caso affermativo, la pubblichiamo. Magari sbagliamo a sopravvalutarla o a sottostimarla, ma quando ciò accade è solo colpa nostra: i nostri meriti e i nostri demeriti sono sempre farina del nostro sacco, mai scelte per conto terzi. Ciò premesso, veniamo al riassunto delle contestazioni.

1. Censura. “I commenti agli articoli e ai blog vengono censurati”. Non è così, per fortuna, e guai se lo fosse. I commenti vengono moderati, per evitare che insulti gratuiti, calunnie, diffamazioni, ingiurie ci espongano a cause civili o a processi penali perduti in partenza. La moderazione richiede tempo e risorse, quindi può capitare che certi commenti ritenuti a rischio vengano filtrati e parcheggiati in un limbo per qualche ora, in attesa che il moderatore li vagli: può capitare che ritenga rischioso qualcuno che non lo è, o viceversa, ma vale quel che ho detto sopra: non esistono direttive censorie di alcun genere, si può parlare di tutto e di tutti, purché non si trascenda nel codice penale e civile. Del resto, fatevi un giro sui siti degli altri giornali e diteci quanti – come noi – aprono ai commenti liberi tutti gli articoli che pubblicano.

2.“Siete il giornale di Grillo/Di Pietro/Lista Arancione” e così via. A volte, lo confesso, penso che chi scrive queste cose non legga il Fatto Quotidiano, ma segua altri giornali, o programmi tv o rassegne stampa o siti malfamati che si divertono ad attribuirci padroni e padrini. Chi ha rivelato lo scazzo Grillo-Tavolazzi? Il nostro sito. Chi ha intervistato fra i primi Tavolazzi? Il Fatto. Abbiamo dato tutte le notizie, sia quelle gradite a Grillo sia quelle sgradite. E l’abbiamo criticato ogni volta che lo meritava (il che non significa che lo meritasse sempre, quando la stampa al seguito dei grandi partiti inventava pretesti per demonizzarlo a prescindere). Fra i nostri opinionisti ci sono più antipatizzanti che simpatizzanti del Movimento 5 Stelle. Personalmente, penso che sia un fatto positivo che quel movimento mandi qualche decina di giovani rompicoglioni a fare opposizione nel Parlamento degli inciuci, esattamente come fanno – ora bene, ora male – nei consigli comunali e regionali di quasi tutta Italia. Penso invece che sia negativa l’immagine truculenta che danno Grillo e Casaleggio quando scomunicano questo o quello solo perché dissente (altra cosa sono le eventuali violazioni delle regole interne, che vanno sanzionate, come avviene in tutti i partiti di tutte le democrazie del mondo). Attenti, è importante: non bisogna mai confondere lo spazio che il nostro giornale dedica a questo o quel personaggio o soggetto politico, con l’adesione a esso. Se parliamo tanto di Grillo (come di Monti, di Berlusconi, di Bersani, di Renzi) è perché l’attualità ce lo impone: nel bene o nel male, sono protagonisti che incuriosiscono la gente ed è doveroso parlarne. Soprattutto, poi, se altri giornali cercano di depistare l’opinione pubblica, censurando chi è ritenuto scomodo dal sistema, magari per parlarne solo quando è in difficoltà o quando sbaglia. Quanto a Di Pietro, ho sempre associato la difesa dell’ex pm dagli attacchi falsi o pretestuosi alle critiche, anche molto dure (ricordate il caso De Luca? O il dossier Micromega sui suoi dirigenti impresentabili?), quando tradiva le aspettative dei suoi elettori con scelte discutibili o indecenti (De Gregorio, Scilipoti e tanti altri). Quando, dopo la celebre puntata di Report, la stampa di regime ha cominciato a scrivere che Di Pietro aveva 56 case, comprate con chissà quali soldi, ho chiesto a Marco Lillo di fare le visure catastali e di scrivere quante case ha Di Pietro (sono tre, più altre 7-8 della sua numerosa famiglia). La mia idea di giornale è questa: prima conoscere i fatti e i dati nella loro esattezza, poi trarne le conseguenze o lasciare che le traggano i lettori.

3. “Criticate sempre tutti”. Qui, ragazzi, bisogna intendersi. Se critichiamo chiunque lo meriti, a destra come a sinistra, veniamo accusati di non essere mai contenti, o di fare di volta in volta il gioco degli avversari di chi critichiamo. Se poi scrivo un articolo per dire che Laura Puppato è una persona competente e onesta e merita il voto alle primarie del centrosinistra, vengo accusato di fare il suo portavoce (chissà poi con quale tornaconto). Ma è tanto difficile capire che critichiamo chi riteniamo criticabile, documentando le nostre osservazioni, mentre parliamo bene di chi pensiamo che lo meriti? Qualcuno sostiene addirittura che avrei fatto un “endorsement” per Gianfranco Fini: ma quando mai? Scrivere che la scelta di Fini di non votare le ultime leggi vergogna e poi di sfiduciare il governo Berlusconi esponendosi al linciaggio dei suoi house organ fu una scelta coraggiosa e positiva per l’Italia non significa mica iscriversi a Fli o farle campagna elettorale!

4. “Al Pd non ne perdonate una e favorite la destra”. Ma perché mai dovremmo perdonarne una, o due, o cinque, o dieci? Che dovremmo fare: le critiche a giorni alterni? E’ vero, siamo stati noi a rivelare, per esempio, che Bersani s’è fatto finanziare la campagna elettorale da Riva, il padrone dell’Ilva, e gli abbiamo chiesto di restituire i soldi in pieno caso Taranto. Che avremmo dovuto fare? Tenerci la notizia e la critica nella penna per non avvantaggiare Renzi (a cui pure abbiamo fatto le pulci, euro per euro)? Chi ci accusa di voler danneggiare il Pd raccontandone gli scandali dovrebbe domandarsi: ma gli scandali fanno male al Pd perché il Fatto li racconta o perché alcuni esponenti del Pd si comportano male, tradendo milioni di elettori molto migliori di loro? Sul Pd, come su tutto e su tutti, possiamo avere sbagliato, per eccesso o per difetto: questo lo decidete voi. Ma – vi prego di credermi – sempre in buona fede e mai per ordini superiori o per secondi fini.

5.“Da quando vi siete messi con Santoro…”. Noi siamo orgogliosi di aver contribuito, da soci, alla società che ha consentito alla squadra di Michele Santoro di tornare in video dopo l’allontanamento “spintaneo” dalla Rai: l’anno scorso sulla piattaforma web+emittenti locali+Cielo, e quest’anno su La7 (ma sempre da posizioni di assoluta autonomia, garantita appunto da una società che produce “Servizio pubblico” e lo cede chiavi in mano a La7). Lo stesso avremmo fatto se, puta caso, Milena Gabanelli fosse stata allontanata dalla Rai. Siamo nati per dare un senso alla “libertà di informazione”, e quando possiamo aiutiamo anche quella degli altri. Fermo restando che Santoro prende le sue decisioni in tv in assoluta autonomia, così come noi nel nostro giornale.

6. “Il tuo editore Casaleggio”. Qualche buontempone insiste a scrivere che la nostra società avrebbe rapporti commerciali o societari con la Casaleggio & Associati o col blog di Grillo, cioè con la Spektre. Mi spiace di doverli deludere, ma sono fandonie. Sul blog di Grillo, gestito da Casaleggio, ho tenuto una rubrica per tre anni e mezzo, “Passaparola”, che andava in onda in streaming e poi restava su youtube, senza che nessuno, né Grillo né Casaleggio né la Spektre, mi dicessero mai di cosa dovevo parlare o non parlare. Alcune raccolte di quella rubrica sono state vendute in poche migliaia di copie tramite il sito curato da Casaleggio. Ho interrotto quel rapporto di collaborazione un anno fa, un po’ per stanchezza un po’ perché il blog era ormai divenuto l’organo ufficiale del Movimento 5 Stelle che si proponeva per elezioni su scala nazionale, e non lo ritenevo più compatibile con la mia indipendenza di giornalista (anche se, lo ripeto, ero libero di dire tutto quel che volevo). La società del Fatto Quotidiano non ha alcun rapporto con Grillo né con Casaleggio.

7. “Ce l’avete con la Juve”. Mi vien quasi da sorridere, nel rispondere a questa obiezione, essendo io juventino da tre generazioni e avendo iniziato a seguire la Juve allo stadio di Torino all’età di sei anni (e non sono mica il solo: la nostra prima firma sportiva, Roberto Beccantini, è notoriamente un appassionato bianconero). Ma siamo daccapo: se dare conto, in cronache e commenti, delle indecenze di Moggi o delle vicende che han portato alla squalifica di Conte e degli attacchi del presidente Agnelli alla giustizia sportiva è “avercela con la Juve”, allora vuol dire che, analogamente, raccontiamo i processi a Berlusconi non per dovere di cronaca e di critica, ma per partito preso (quello “antiberlusconiano”). Spero che i lettori che ci muovono questo rilievo si rendano conto di ragionare come i berluscones.

8. “L’informazione dev’essere gratuita, quindi noi leggiamo solo il sito del Fatto e non il giornale”. Scelta legittima, spesso anche forzata dalla crisi economica che attanaglia milioni di italiani (so che fra questi ci sono anche molti dei nostri lettori che che ci restano comunque vicini frequentando assiduamente il nostro sito). Ma la premessa è sbagliata: l’informazione gratuita non esiste. Chi la fa, i giornalisti, sono professionisti e devono essere retribuiti per il lavoro che fanno (il malvezzo di sfruttarli o di schiavizzarli con la precarietà non ci appartiene). Se abbiamo un sito online gratuito è grazie all’esistenza di un giornale di carta che decine di migliaia di persone acquistano ogni giorno in edicola o in abbonamento, consentendo alla società di accumulare utili, parte dei quali vengono investiti nel sito. Che, per il resto, si finanzia solo con la (purtroppo scarsa) pubblicità. Anche per questo, tanto più ora che stiamo mettendo in piedi la nostra web-tv per allargarci in uno dei nuovi media del futuro, abbiamo bisogno di voi: senza i vostri abbonamenti e il vostro atto di fede in edicola, con le nostre sole forze, non ce la facciamo.

Per ora chiudo qui perché vi ho rubato fin troppo tempo, scusandomi se ho trascurato qualche obiezione. Ma voglio aggiungere due brevi note.

La prima: in questi giorni scriveremo, Padellaro, Gomez e io, una lettera di auguri e ringraziamenti ai 150 mila cittadini che quest’estate hanno aderito al nostro appello in difesa dei magistrati siciliani impegnati nelle indagini sui mandanti occulti delle stragi e della trattativa Stato-mafia. E’ stato grazie a loro (e, immodestamente, un po’ anche a noi) se abbiamo imposto all’attenzione dell’opinione pubblica uno scandalo indicibile che tutti tentavano di soffocare. Senza il Fatto e senza quelle 150 mila firma nessuno parlerebbe più delle telefonate del Quirinale, e soprattutto della vergogna di uno Stato che, non contento di aver trattato con la mafia, fa di tutto per affossare le indagini e garantire l’impunità, l’omertà e il silenzio a chi quella trattativa fece o tentò di coprire con le sue menzogne e i suoi traffici.

La seconda, collegata alla prima: quando decidete se aderire o no alla mia preghiera di abbonarvi o riabbonarvi al Fatto quotidiano e alla mia proposta di regalare un abbonamento a un amico o a un parente per Natale, ponetevi alcune semplici domande. Quante cose ho saputo dal Fatto quotidiano che non sapevo e non avrei saputo dagli altri giornali? Se il Fatto quotidiano non esistesse, o non esistesse più, l’informazione in Italia sarebbe altrettanto libera, o più libera, o meno libera?

Ecco, l’esistenza del Fatto Quotidiano è – come quando siamo nati, in quanto giornale e in quanto comunità di giornalisti e di lettori – solo nelle vostre mani. Più lettori e abbonati avremo, più potremo essere liberi di informare al meglio, e anche di migliorare il nostro giornale e il nostro sito con le nuove iniziative e le nuove pagine che presto annunceremo e contiamo di realizzare nell’anno che verrà.

Grazie a chi risponderà Sì alla mia preghiera e alla mia proposta.

E, a tutti, anche a chi risponderà di No, buone feste.