Il boss è cornuto. Nessuno lo deve sapere. Manco un bisbiglio. Silenzio assoluto. Omertà totale. Una sola parola e ci scappa il morto. Nel clan, “l’inguacchio di letto”, è peggio di una guerra di faida. Un capo che si fa scippare la sua femmina che capo è? 

Lei si chiama Antonella Madonna è una “lady camorra”. In assenza del marito, il boss Natale Dantese, reggente della cosca Ascione-Papale, al 41 bis prende le redini della cosca di Ercolano, Napoli, Italia, Europa, anno 2012. Paga gli affiliati, gestisce usura e racket, ordina i pestaggi, dirime le liti tra sottoposti. Insomma Antonella è un “boss in gonnella”, gli affiliati ne apprezzano determinazione, piglio e carisma. Il potere può travolgere. La passione è paglia che brucia. Lui è un marittimo che nulla c’entra con quell’ambiente. Doveva essere “una botta e via”. Invece è fuoco che arde, incendia i sensi. La scappatella si trasforma in una relazione sentimentale. E’ un affronto. Uno sfregio alla reputazione del marito e alla credibilità stessa del clan. Bisogna fare qualcosa. Sono i parenti del boss recluso che decidono di agire e intervengono. Ricattano il marittimo e lo usano come gancio per sorprendere “lady camorra” nel loro nido d’amore. Svergognata. Infame. Schifosa. Scatta il raid punitivo: mazzate per lei e per lui.

Il boss è ristretto a L’Aquila al carcere duro, tocca alla madre e al fratello informarlo del tradimento della moglie e aggiornarlo. Il capoclan resta in silenzio. Mani sulla faccia. Sguardo corrucciato. Tira il fiato e di getto invita tutti alla calma. Lui conosce bene Antonella. E’ una tosta. Una vera criminale. Per ripicca sarebbe capace di vuotare il sacco. Raccontare segreti e affari del clan. La situazione è difficile. Scattano ritorsioni preventive: minacce di morte al suocero, pedinamenti e l’obbligo per le amiche di Antonella di tagliare tutti i ponti con lei. Non ci dorme la notte. Poi la decisione sofferta. Ai parenti intima di lasciar stare sua moglie, farle vivere la vita che vuole. Un atto di finta generosità per evitare colpi di testa. Adesso occorre gestire il segreto di pulcinella. I panni sporchi si lavano in famiglia. Tutto si aggiusta. Il potere ha un prezzo. Ma inaspettato scatta il blitz dei carabinieri. C’è un’ordinanza. Nelle 332 pagine è ricostruito il potere e gli affari ma anche la storia dell’ “inguacchio di letto”. Il panico attraversa il clan. E’ uno “scuorno”. Un boss cornuto, vittima della tresca della moglie equivale a cedere il potere alla cosca concorrente.

La soluzione c’è: censura. I giornalisti sono carogne. L’ordine è perentorio: “La notizia non deve diffondersi”. I camorristi con un pressante passa parola vanno edicola per edicola a “consigliare” di nascondere le copie dei giornali. Risultato? Nessun giornalaio di Ercolano vuole correre rischi. Scompaiono le copie dei giornali e le locandine che pubblicizzano lo scandalo “rosa”. Troppo scabrosa la vicenda, meglio soffocarla. Un “uomo d’onore” se perde credibilità, perde tutto. Trascorre qualche giorno. Il cordone si allenta. La tresca è di dominio pubblico. La gente si schiera e giudica. Il boss è cornuto ma la colpa non è sua. Il cristiano è carcerato. La moglie doveva portagli rispetto. Anzi è un capo clan che ha dimostrato bravura e saggezza. Ne esce più forte di prima. Attorno alla famiglia dei Madonna di Ercolano si crea il vuoto. Adesso addirittura non sono più graditi. E’ una guerra quotidiana: grida, insulti, minacce e rappresaglie contro la famiglia di Antonella, l’ex “lady camorra” finita dietro le sbarre, spodestata del potere e bollata come “la traditrice”. E sotto l’abitazione risuona “casualmente” una vecchia canzone di Mario Merola , il re della sceneggiata napoletana.