Come scrive oggi il Fatto Quotidiano Online: “Tutto si ferma, ma niente ferma le armi. Oggi a Montecitorio deputati dai giorni contati voteranno la legge che delega un governo che non c’è più a varare la riforma delle Forze Armate. Le dimissioni di Monti sconvolgono il calendario parlamentare e fanno decadere fior di provvedimenti (il primo a cadere ufficialmente, il riordino delle Province), ma non intralciano l’ennesimo favore della politica all’industria bellica. Per le associazioni pacifiste il provvedimento, infatti, taglia il personale militare, ma solo per comprare più armi (tra cui i cacciabombardieri F35), aumentando così la spesa bellica e quella pubblica.” Convinta che la verifica dei fatti sia importante per non votare di pancia e non crearsi opinioni emotive prive di razionalità, chiedo al mio amico Lapo Mazza Fontana, analista militare, qualche informazione sugli F35. Chiedo lumi proprio a lui e non ad un militante pacifista per avere un’opinione il più possibile scevra da emozioni che ne possano inficiare la veridicità. Mazza Fontana mi scrive : 

“Nei rapporti delle commissioni di inchiesta Usa e canadesi viene detto che i nuovi cacciabombardieri (di cui l’Italia vuole comprare 90 unità a un costo di almeno 10 miliardi di euro) sono gravemente difettosi e richiederanno modifiche progettuali che ne faranno lievitare ulteriormente i costi. Dalla lettura del documento del Gao emerge chiaramente che gli Usa, e noi alleati, stiamo gettando miliardi in un pozzo senza fondo per delle macchine che ancora non funzionano perché non collaudate. Lo sviluppo dei sistemi che garantiscono la capacità di combattimento del Joint Strike Fighter rimane in ritardo e a rischio: ad oggi – si legge nel documento – solo il 4 percento dei requisiti sono stati verificati (…). I caschi dei piloti con i display integrati si sono rivelati il problema più rischioso (…). Altri problemi ci sono con i radar, con il processore integrato, con gli equipaggiamenti di comunicazione e navigazione e con le capacità di guerra elettronica (…). Lo scorso ottobre i collaudatori hanno denunciato problemi anche con il sistema di visione notturna e con la manovrabilità del velivolo e in generale una scarsa affidabilità. Lo sviluppo del software di bordo, il più complesso mai realizzato, sta prendendo più tempo del previsto e pone rischi tecnici significativi (…). La variante del velivolo per le portaerei non si è dimostrata adatta all’imbarco per problemi con l’uncino di coda, richiedendo una riprogettazione (…). Vanno ancora fatti i collaudi sul volo a bassa quota, sul funzionamento dei sistemi d’arma e di attacco in picchiata e potrebbero riservare altre sorprese. Il rapporto spiega come le modifiche resesi necessarie finora per “rimediare alle deficienze emerse nel corso dei collaudi” abbiano già fatto raddoppiare dal 2001 a oggi il costo complessivo del programma (da 183 a 312 miliardi di euro) e di ogni singolo aereo (da 63 a 127 milioni di euro): ma il peggio, lascia intendere il Gao, deve ancora venire.”
Ricordo che  la «truthness» è un neologismo inventato dal comico Stephen Colbert durante l’era Bush per indicare ciò che percepiamo come verità “con la pancia”, ma che non necessariamente è davvero la realtà dei fatti. Un concetto con implicazioni non da poco visto che oggi larga parte della comunicazione solletica proprio la truthness (non ultimo lo faceva appunto Bush, nelle dichiarazioni post 11 settembre che hanno suggerito a Colbert il neologismo): televisione, giornali, spot ci dicono ciò che vorremmo sentirci dire (gli esempi in politica si sprecano), ci colpiscono emozionalmente facendoci credere vero qualcosa che non per forza lo è, ma che nel profondo vorremmo che lo fosse. Un articolo che parla ampiamente è qui. Mi unisco a questa considerazione: “I nostri politici, ‘tecnici’ e non, forse non hanno letto l’ultimo rapporto della Corte dei conti statunitense (il Gao) sul programma F-35 Joint Strike Fighter, reso pubblico lo scorso 20 marzo. O forse lo hanno ignorato, come hanno fatto del resto i mass media italiani?”