Correrò il rischio di finire nella rubrica “Estiqaatsi” di Sei Uno Zero, lo so. Eppure vorrei spiegare come mai un laico di Sinistra come me, uno che nella Prima Repubblica si definiva “un azionista”, ha scelto di votare per un ex scout democristiano. Da italiano all’estero, ho infatti già votato nel pomeriggio di ieri alle primarie di centrosinistra, e ho dato il mio voto al coetaneo Matteo Renzi.

Se avessi scelto sulla base della simpatia personale, Renzi partiva malissimo. Non mi è simpatico a pelle, e non ci posso fare nulla. Di certo è più simpatico “Giggi” Bersani, come lo chiama l’ottimo Diego Bianchi in arte Zoro. Si può scegliere il proprio candidato alla presidenza del Consiglio basandosi solo sulla simpatia personale? Secondo me, no. Così, non potendomi fidare del Politometro di Repubblica, mi sono messo a sentire anzitutto il confronto fra i cinque candidati andato in onda su Sky. Quel forum mi ha mostrato anzitutto cinque candidati di qualità. Li ho trovati competenti, rispettosi, consapevoli, misurati, esperti. Non soltanto se paragonati agli improbabili personaggi in cerca d’autore del Pdl, ma anche se paragonati al resto del mondo politico italiano. Consentitemi qui un inciso: sono felicissimo dell’esistenza e del successo del M5S: non li trovo affatto populisti, meno che meno fascisti. Penso, anzi, che senza il M5S quei voti di protesta sarebbero finiti nelle braccia di qualche Alba Dorata italica, e quindi bacio per terra per l’intuizione e la testardaggine di Beppe Grillo e sostenitori. Non condivido il loro euroscetticismo, però.

Il confronto tv mi ha aiutato a eliminare subito due candidati: per primo Bruno Tabacci, che con buona pace dei “Marxisti per Tabacci“, è distante mille miglia da me su troppe posizioni, a cominciare da cosa si intende per “famiglia” e “matrimonio”. La seconda candidata che ho eliminato grazie al confronto tv è stata Laura Puppato: una politica che risponde sulla riforma delle pensioni quando le si fa una domanda sulla riforma del lavoro non fa per me, non parla la mia lingua.

Ne rimanevano tre. Tutti votabili sotto certi aspetti. Se avessi dovuto scegliere badando solo alle posizioni sui diritti civili, c’è un candidato imbattibile: Niki Vendola. L’unico ad avere posizioni in linea col resto dell’Occidente su questo tema. Il problema di Vendola è che in politica economica sostiene cose che non condivido, a cominciare dallo smantellamento della riforma delle pensioni della Fornero, per finire con la cancellazione dell’Agenda Monti. “It’s the Economy, stupid!” dice un famoso detto della politica statunitense, e questa volta ha funzionato anche per me.

Rimanevano in due. Loro due. Bersani e Renzi. Di Bersani mi piace ciò che ha fatto da presidente dell’Emilia Romagna e ancor di più da ministro dell’Industria sotto Prodi (liberalizzazioni). Di Renzi mi piace come ha amministrato la Provincia e il Comune di Firenze, abbassando le tasse e cablando il cablabile. Ho aperto i rispettivi siti web e qui ho maturato la mia scelta. Il sito di Bersani sembra costruito per chi è già convinto di votare per lui. Ho trovato una serie di brevi slogan che non andavano mai nel dettaglio. Tutto lasciato nel vago. No buono.

Il sito di Renzi è meno vago, ancorché manchino qui e lì dettagli importanti. Ma è qui che ho letto che Renzi, oltre a difendere la riforma delle pensioni fatta da Fornero, è a favore del divorzio breve in assenza di figli, del testamento biologico, dell’adeguamento della legislazione italiana alla giurisprudenza europea sulla fecondazione assistita, delle unioni civili nei primi 100 giorni di governo, del riconoscimento delle famiglie omogenitoriali con diritto di adozione da parte del genitore non biologico.

E’ il sito di Renzi a rivelarmi che questo candidato vuole, all’alba degli e-book, rivedere il diritto d’autore. Renzi vuole poi approvare una legge contro la violenza domestica e un’altra contro l’omofobia, ed è in favore di “quote rosa a tempo“. E’ il sito di Renzi che mi ha detto che questo candidato vuole rendere più facile l’immigrazione delle persone iper-qualificate (come in Canada) e rendere meno problematico diventare italiano a chi nasce in Italia da genitori non italiani. E’ il sito di Renzi che mi ha illustrato il suo piano di riforma degli Istituti italiani di Cultura all’estero sul modello dell’assai più efficiente British Council. E’ il sito di Renzi che promette “una certificazione unica per la conoscenza della lingua italiana – come per le altre lingue – e la fusione degli Istituti con la Dante Alighieri”.

Ciascuno farà la sua scelta sulla base delle proprie priorità. A me Renzi soddisfa come militante dei diritti civili, come marito all’interno di un matrimonio interrazziale e multiculturale, come insegnante, come ricercatore di italianistica, come italiano all’estero, come autore e anche come comunicatore. E l’idea che in un suo governo non ci sarà mai Rosy Bindi è un balsamo. Buon voto a tutte e tutti.