I prodotti italiani sono quelli maggiormente contraffatti.

La produzione e commercializzazione di generi alimentari contraffatti o adulterati sono sempre più prosperi in Italia. I più interessati da questo fenomeno sono i prodotti più rinomati della cucina italiana. La criminalità organizzata si nasconde dietro queste redditizie attività.

Mozzarella di bufala campana con la Denominazione di Origine Protetta prodotta a Milano con latte vaccino proveniente dall’estero, miscele di diversi olii comuni  venduti come olio extravergine d’oliva. Ogni giorno in Italia gli scandali alimentari occupano le prime pagine dei giornali. Nel 2011 il numero di reati in questo ambito è aumentato in modo vertiginoso: sono stati registrati infatti quasi 14000 casi. Il business dei generi alimentari contraffatti o adulterati è triplicato rispetto allo scorso anno.

Quasi 50 clan mafiosi coinvolti
Secondo un rapporto sulla sicurezza alimentare pubblicato recentemente, le autorità italiane hanno effettuato oltre un milione di controlli in tutta la filiera alimentare. Sono stati confiscati così 24 milioni di chilogrammi di merci per un valore di circa 850 milioni di Euro. Sono stati sequestrati soprattutto quei prodotti commercializzati con successo anche all’estero con l’etichetta “Made in Italy”, come mostra l’ultimo studio dell’associazione italiana “Legambiente” e dell’associazione di consumatori “Movimento per il Cittadino”. Tra le specialità enogastronomiche maggiormente contraffatte figurano, insieme alla mozzarella e all’olio d’oliva, anche i pomodori San Marzano provenienti da Paesi esotici, vino annacquato e cozze coltivate in acque inquinate.

La criminalità organizzata si nasconde dietro il fiorente commercio illegale. La cosiddetta Agromafia costituisce solo una minima parte dei guadagni miliardari registrati ogni anno dalle organizzazioni criminali italiane. Cosa Nostra in Sicilia, la ‘Ndrangheta calabrese e la Camorra dalla Campania sono infiltrate in quasi ogni settore economico. Esponenti mafiosi e intermediari provenienti dall’industria e dalla politica tutelano anche in questi ambiti gli interessi commerciali delle organizzazioni criminali. Nel settore alimentare sono coinvolti quasi 50 diversi clan mafiosi. La Coldiretti stima in almeno 12,5 miliardi di Euro il giro d’affari annuo per le agromafie. Le organizzazioni criminali operano in tutta la filiera alimentare, dalla raccolta alla produzione sino all’imballaggio e alla commercializzazione. Anche ai varchi di frontiera e nei porti italiani, come confermano anche la Polizia di Frontiera e la Guardia Costiera, queste organizzazioni sono molto attive nell’Import-Export. Nell’ultimo anno le autorità hanno confiscato un gran numero di prodotti di provenienza cinese. Sono state sequestrate anche merci contraffatte o contaminate che da India, Turchia e Germania giungevano in Italia.

La crisi genera domanda
Secondo Legambiente il commercio di alimenti contraffatti è diventato negli ultimi anni particolarmente redditizio poiché la crisi economica internazionale ha portato ad una crescente domanda di specialità “Made in Italy” a basso prezzo sia in Italia che all’estero. Prodotti molto amati come il Parmigiano o il prosciutto di Parma, un tempo tra gli alimenti più cari, sono disponibili anche a prezzi stracciati. A tal proposito diverse associazioni di consumatori hanno lanciato l’allarme. Con prodotti low cost il rischio che siano contraffatti o adulterati è davvero alto, riflette il Presidente dell’organizzazione “Movimento per il Cittadino” Antonio Longo. I consumatori dovrebbero fare sempre più attenzione al rapporto qualità/prezzo e leggere attentamente le etichette sulle confezioni. Il Presidente di Legambiente Vittorio Cogliatti Dezza si è detto favorevole a pene più severe per reati legati alla contraffazione alimentare, poiché alimenti contraffatti o contaminati metterebbero in serio pericolo la salute dei consumatori.
Eppure nel grande business alimentare non si nascondono solo rischi per la salute. Il commercio illegale ha effetti negativi anche sull’economia italiana. Il danno economico che ne deriva ammonta nell’ultimo anno a più di 113 milioni di Euro. Le conseguenze oltrepassano anche i confini nazionali. Per i prodotti Made in Italy, conosciuti e apprezzati in tutto il mondo, il danno di immagine in conseguenza dei vari scandali è notevole. Le violazioni dei diritti umani, insieme alla produzione alimentare, sono ulteriore motivo di preoccupazione. Nell’ultimo anno i media e le organizzazioni no-profit hanno riferito di migranti africani inseriti e sfruttati come braccianti agricoli nel Sud Italia dalla criminalità organizzata.

Falsificazione del marchio di qualità
Secondo il Presidente di Legambiente ci sarebbe anche un altro fenomeno che sta prendendo piede tra i clan in modo analogo alle agromafie. La criminalità organizzata troverebbe sempre nuove strade per aumentare i propri profitti. Negli ultimi tempi, ad esempio, si è scoperto che rifiuti speciali sarebbero stati mischiati a prodotti destinati all’alimentazione dei suini. Secondo Cogliati Dezza l’Italia sarebbe la più colpita dei Paesi europei, eppure l’Unione Europea dovrebbe adottare una strategia unitaria nella lotta alla criminalità alimentare.
Controlli e pene più severi, oltre ad una migliore informazione sul prodotto per i consumatori non bastano a combattere questo enorme business. Anche a questo proposito l’agromafia sembra più veloce ad agire rispetto ad altri. Nel frattempo i prodotti più cari con il marchio DOP, che ne garantisce l’origine secondo rigide norme di sicurezza, non sono più sinonimo di acquisto sicuro. Grazie a nuovissimi metodi, la mafia sarebbe in grado di falsificare persino il marchio di qualità.

Testata: NZZ
Data di pubblicazione: 14 Novembre 2012
Articolo originale di Romina Spina
Traduzione di Valentina Giagnorio e Claudia Marruccelli per www.ItaliaDallEstero.info

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