Lo hanno chiamato anche Renzi-gate. E in Consiglio comunale a Firenze ha già provocato un terremoto con una frattura nel gruppo Pd tra bersaniani e non. Una cosa è certa: se il sindaco Matteo Renzi – un mese fa, subito dopo esser stato “accusato” di avere “amicizie alle Cayman“, dopo la cena di Milano con la grande finanza – avesse detto, elencando le doti e i meriti di Davide Serra, anche che l’Ente Cassa di Risparmio di Firenze, la fondazione di rifermento della sua città, aveva recentemente investito 10 milioni di euro in Coco bond tramite il fondo Algebris, a quest’ora risparmierebbe su di sé qualsiasi critica di scarsa trasparenza rispetto a questa vicenda. 
Perché pur essendo assolutamente legittimo l’investimento dell’Ente – discutibile certo puntare su un fondo ad alto rischio, ma sono affari loro di cui devono rendere conto ai fiorentini – è impossibile pensare che né l’amico Jacopo Mazzei (presidente del Cda della fondazione), né l’amico Marco Carrai (membro dello stesso Cda), né Bruno Cavini (portavoce del sindaco nominato dallo stesso Renzi nel comitato d’indirizzo della fondazione), né nessun altro, abbiano informato il sindaco di quei 10 milioni investiti proprio poco prima della cena di Milano con Davide Serra e altri.
 
O, se effettivamente, come hanno assicurato, non gli è neppure passato per l’anticamera del cervello di informarlo (neppure per metterlo in guardia dopo la deflagrazione della polemica sulle “cene con chi ha i fondi delle Cayman”) Renzi dovrebbe riflettere un po’ meglio sulle persone di cui si è circondato in questi anni, almeno su quanto gli sono davvero amiche.