Quando si ha a che fare con un autore come Peter Greenaway, regista britannico ben al di fuori dagli schemi delle major cinematografiche, si deve essere pronti a sentir parlare di tutto. Come nel suo cinema, ricco di suggestioni pittoriche e, al contempo, pregno di tematiche scottanti e universali. Al Festival di Roma per presentare il suo ultimo film, Goltzius and the Pelican Company, in cui mostra un Cinquecento sfarzoso intriso di sangue e lussuria, Greenaway proclama un interesse viscerale nei confronti del racconto per immagini, in un mondo in cui il testo troppo spesso finisce per prevaricare sulla parte visuale del racconto cinematografico. La storia del pittore Goltzius è il miglior veicolo per la poetica di Greenaway: ce ne aveva dato già prova nello straordinario Nightwatching dedicato a Rembrandt, presentato a Venezia nel 2007 e mai distribuito in Italia.

“Siamo dominati da un cinema testuale,” ci spiega l’autore. “Io ho una formazione pittorica, quindi gioisco ogni volta che posso fare un film su un pittore o comunque su qualcuno che abbia una comunicazione visiva forte. Sto preparando un film su Kokoschka, nel 2016 è prevista l’uscita di un mio film su Hieronymus Bosch; tuttavia, il progetto più prossimo a cui lavorerò è incentrato su Eisenstein, che non era un pittore, ma aveva comunque un senso molto potente del linguaggio visivo. Il cinema, come la pittura, costruisce immagini.”

In Goltzius and the Pelican Company, la finzione è dichiarata, in barba ad ogni pretesa ossessiva di realismo e di naturalismo. Forte di questo distacco, il film si concede una gran quantità di scene di sesso che però non scadono mai nel volgare ma, anzi, richiamano tele di Tiziano, Cranach, Correggio e molti altri. A questo proposito, il regista sottolinea lo stretto legame tra sesso ed evoluzione artistica nel corso dei secoli: “Progresso ed erotismo sono sempre andati di pari passo. L’invenzione della pittura ad olio ha reso possibile avere dei quadri nascosti in camera: cosa ne è derivato? Una gran quantità di arte erotica. Nell’Ottocento è nata la fotografia, ed ecco arrivare una gran quantità di fotografia erotica. Alla fine dell’Ottocento è nato il cinema: ancora, una quantità di filmati erotici. E così è stato per Internet e per i social network come Second Life. Il sesso vende bene, ed ogni tecnologia visiva deve basarsi sull’ideologia di mercato. Inoltre tutto, nella nostra vita, può essere messo in discussione, tranne due cose: il sesso, che è all’origine della nostra nascita, e la morte. L’inizio e la fine, Eros e Thanatos, sono imprescindibili”.

Nel suo ultimo film emerge anche la costante condanna, da parte di varie confessioni religiose, nei confronti dell’eros: “Voi italiani considerate il tema religioso forse più attuale rispetto a me, che vengo da un paese libertario e laico come l’Olanda, dove vivo da alcuni anni. C’è del tragico nel modo in cui il Cristianesimo è disturbato dal sesso. Se vogliamo procreare, è necessario farlo! Eppure, non ci viene consentito. È paradossale. Non riesco a capire perché sesso e religione non possano andare a letto insieme.”

Ma cosa ne pensa Greenaway, arroccato in una sorta di torre d’avorio, dei suoi colleghi registi? “Amavo David Lynch, Velluto Blu è il film che avrei voluto fare. Mi piaceva Cronenberg, prima che si dedicasse alla trasposizione di romanzi sensazionalistici come Crash”. E rivela un’insospettabile stima per un regista mainstream. “Amo Ridley Scott. In tutti i suoi film, più o meno riusciti, c’è una costante attenzione all’immagine, alla composizione dell’inquadratura. Anche quando deve riprendere una macchina in strada, Scott dimostra un’eccezionale attenzione ai dettagli”.

E sulla possibilità, a venticinque anni di distanza dal visionario Il ventre dell’architetto, di tornare a girare qualcosa in Italia, Greenaway si lascia strappare una confessione: “Sto pensando di riadattare Morte a Venezia di Mann; nella mia versione vorrei che la relazione tra i due protagonisti fosse consumata, perché nel mondo di oggi l’attrazione si sarebbe certo risolta, e magari partire dai ricordi di un Tadzio ormai cinquantenne che rievoca la propria esperienza.”

Non resta che aspettare fiduciosi, sperando che Goltzius and the Pelican Company abbia più fortuna di Nightwatching e trovi una distribuzione nel nostro paese.

A cura di BadTaste.it – il Nuovo Gusto del Cinema