È morto ad ottant’anni meno un mese Amos Spiazzi di Corte Regia, l’ufficiale delle forze armate italiane coinvolto e poi prosciolto nelle inchieste sul golpismo degli anni Settanta. Era colui che sarebbe poi passato al Sisde e dal lavoro svolto con Roberto Scardova per il libro “Stragi e mandanti” è emerso che, nella nostra richiesta di andare alla ricerca di chi ha ordinato la strage del 2 agosto 1980, sarebbe stato un uomo che avrebbe potuto fornire molte informazioni utili.

La mia speranza, dunque, è che i giudici di Bologna abbiano fatto in tempo a interrogarlo. Spiazzi, per la ricerca di verità giudiziaria e storica, era una pedina importante. Quindi era imprescindibile che fosse sentito e se oggi risultasse che non c’è stato modo di porgli domande noi, come Associazione dei parenti delle vittime, la dovremmo considerare una grave lacuna per la ricostruzione di ciò che avvenne non solo il 2 agosto 1980, ma in tutto il periodo dello stragismo in Italia. Non vorremmo pensare a un’omissione da parte degli inquirenti, per questo il nostro desiderio è quello di capire esattamente ciò che è stato fatto dal punto di vista investigativo.

Ricordiamo velocemente in proposito il ruolo che Amos Spiazzi ebbe nel far decretare la condanna a morte del neofascista Francesco Mangiameli, ucciso dai Nar il 9 settembre 1980. Accadde che poco tempo prima l’ufficiale parlò all’Espresso di tale “Ciccio” e del suo ruolo di informatore nel mondo dell’estrema destra. E poi, come rileviamo Scardova e io, c’è la vicenda di una struttura chiamata “Nuclei di difesa dello Stato”, una specie di Gladio militare, oltre ai rapporti con importanti esponenti di Ordine Nuovo coinvolti nelle indagini sulle stragi che precedettero Bologna.

Tutti questi elementi (e molti altri) non li abbiamo raccontati solo nel libro, ma li abbiamo scritti prima nella memoria presentata in procura all’inizio dell’anno. Dunque adesso ci chiediamo che a Spiazzi, ormai anziano e malato, qualcuno abbia chiesto qualcosa.