Dopo poco più di 48 ore dall’esito del voto che lo ha mandato a governare la Sicilia, Rosario Crocetta ha compiuto il suo primo atto ufficiale da Presidente eletto. Tale atto è stato una visita, un atto di rispetto.

Gela, la mattina del 31 ottobre. Crocetta era stanco assai e ne aveva tutte le ragioni, aveva festeggiato fino all’alba il suo successo. Se ne andò a dormire per due ore, poi si diede una lavata, si ficcò in auto e se ne andò dritto filato a Catania dove aveva un appuntamento importantissimo. Chi doveva vedere il Governatore? La vedova di Borsellino o di Falcone? I figli di Libero Grassi? Il figlio di Pio La Torre? No, nessuna di queste persone. Crocetta lo aspettavano in viale Odorico da Pordenone. Doveva rendere ossequiosa visita ad uno dei suoi sponsor più importanti: l’editore Mario Ciancio Sanfilippo.

Padrone di tutti i mezzi di informazione siciliani, Ciancio è forse l’uomo più potente e discusso dell’Isola, anche se non gli mancano i grattacapi. Il 13 novembre Ciancio dovrà presentarsi davanti ad un giudice, come indagato di concorso esterno in associazione mafiosa.

Il primo atto pubblico della presidenza Crocetta dunque non è stato un gesto di rottura ma un clamoroso ed indiscutibile atto di ossequio verso la vecchia Sicilia. Un gesto, che visto da lontano può apparire quasi banale, ma che in Sicilia pesa come un macigno. A queste latitudini a megghiu parola è chidda ca nun si dici, i gesti contano infatti assai di più delle parole. La vista a domicilio, la si fa agli uomini di rispetto, ai maggiorenti, a quelli che hanno il bastone in mano; essa spiega da che parte si sta, quali sono i rapporti di forza: chi sta sopra e chi sta sotto. Crocetta non solo è corso ad incontrare, senza provare il minimo imbarazzo,  un indagato per mafia, ma, soprattutto, ha mandato un messaggio chiaro alla palude  siciliana, a quel  mondo grigio nel quale comandano solo il gretto interesse personale e i piccioli, i soldi, nel quale il potere assume volti strani, indecifrabili..

La genuflessione di Rosario Crocetta si è svolto nella sede de La Sicilia, seguendo gli antichi riti. Nella sala riunioni, contornata dalla preziosa collezione di ceramiche antiche di cui Ciancio va fiero, sedeva a capo tavola il padrone, al suo fianco Angela, la figlia alla quale ha affidato la parte televisiva del suo impero. Quindi una ristretta e fidata platea. A fianco dell’illustre ospite stava invece la penna d’oro del giornale, quel Tony Zermo che, chiamato a testimoniare nel processo per l’assassinio mafioso di Giuseppe Fava, tenne una vera lectio magistralis sulla mafia catanese, spiegando ai giudici esterrefatti che a Catania la mafia non esisteva.

Poche ore dopo l’incontro con Ciancio, Crocetta se ne volò a Roma. Negli studi di Santoro senza il minimo imbarazzo, si presentò come il leader della “rivoluzione siciliana”. In aereo, ebbe un subitaneo attacco di amnesia. Si scordò di colpo di Ciancio, dei suoi deputati, non indagati, ma dal dubbio passato, come Nino Dina e Raffaele Nicotra, solo per fare due nomi, di quelli condannato come Forzese e davanti a Santoro si presentò come una verginella uscita dal convitto. Non aveva previsto solo la velenosa stoccata di Cuffaro che, liscio liscio, ricordò  a tutti che molti dei suoi amici di un tempo erano ben piazzati nelle liste di Crocetta e persino nel suo listino.

Come da copione, l’indomani su La Sicilia apparve l’intervista firmata da Zermo, nella quale Crocetta spiegò che era andato da Ciancio perché era in debito con La Sicilia e con le sue “intrepide redattrici di Gela” che, anni fa, avevano rivelato il complotto mafioso per ammazzarlo. A salvarlo dunque non furono poliziotti e carabinieri, ma niente meno che due corrispondenti di provincia di fronte alle quali la mafia si ritirò terrorizzata. A molti venne la tentazione di dire: “siamo su scherzi a parte!”  

Volendo pensar male si potrebbe ipotizzare che forse il debito che Crocetta doveva saldare con Ciancio riguardava fatti più recenti. Niente niente che quella gratitudine si riferiva all’appoggio che Ciancio – certo non senza il suo interesse – aveva dato a Crocetta sparando con tutti i suoi obici mediatici?

Durante la campagna elettorale avevo fatto quindici domande a Crocetta e un paio riguardavano proprio i rapporti con Ciancio. Rispose allora facendo spallucce. Oggi la risposta a quelle domande è arrivata e nel modo più eclatante.

Se qualcuno vuole sapere da che parte sta la “Rivoluzione siciliana” deve solo guardare un bella foto pubblicata il 1 novembre a pagina 2 dal quotidiano La Sicilia e, dopo averla guardata bene, magari può farsi qualche altra semplice domanda, oppure può girare pagina e leggere le notizie sportive.