Sono indignata, si mi indigno perché pare non esserci limite al peggio.

L’ultimo colpo di coda tentato dal Pdl in fatto di condono edilizio ha dell’incredibile, dell’irrimediabile. Nonostante il caos in cui versa il partito e il fatto che il suo consenso in Italia stia segnando un’emorragia costante pure il Pdl con rinuncia ad essere il tutore dell’illegittimità, dell’illegalità.

O forse è proprio per recuperare qualche consenso che sprezzante e a muso duro il Senatore Francesco Nitto Palma ha provato ancora una volta, la diciassettesima, a riproporre lo strumento tombale di ogni scempio: il condono edilizio.

Condoni fiscali, edilizi, scudi…. Quante ne abbiamo viste e deglutite dal ’94 ad oggi di queste trovate? Tutte leggi urgenti, inserite in contesti improbabili come finanziarie o altre norme, solo utili a sanare situazioni incresciose promosse da cittadini disonesti.

Leggi per loro, per quella parte di Italia che non rinuncia a sperare nella politica come rimedio a posteriore ad un danno prodotto. Leggi per furbi e disonesti. Leggi coperta, leggi tutela….

Il Pdl in questi vent’anni si è specializzato in colpi di spugna, al punto da renderli parte integrante, anzi caratterizzante del suo programma elettorale, proponendo a ritmi costanti ora l’uno ora l’altro.

Un’immobiliare costruiva in riva la mare o nel cuore verde di un’area protetta… qualcuno gli garantiva che prima o poi “Papi” avrebbe sanato per ricominciare altrove. Come si spiegherebbero altrimenti i milioni di tonnellate di cemento frutto del lavoro delle fiorenti ecomafie ripuliti nei decenni scorsi? Come si spiegano i numeri da capogiro che interessano la sola Campania oggi: 70mila possibili demolizioni, con ripercussioni per circa 300mila, a volte solo sprovvedute, persone?

L’ex ministro della Giustizia Nitto Palma ha spiegato che il provvedimento, cancellato grazie all’azione di Pd, Udc, Idv e Lega, mirava “a riaprire i termini del condono del 2003 non per l’intero territorio nazionale ma soltanto per la Campania, che non ne ha potuto usufruire a seguito delle leggi regionali dell’allora giunta Bassolino, poi dichiarate incostituzionali dalla Consulta”. La verità è un altra, che una norma come questa non poteva essere “ad regionem” e sarebbe stata estesa a tutto il territorio nazionale.

Di fatto quest’azione dei senatori campani, che oggi minacciano di togliere la fiducia al governo, si configura come un bel regalo all’illegalità e all’ecomafia, fortunatamente respinto a pochi mesi dalle elezioni.

In questi anni i cittadini onesti che regolarmente chiedono i permessi per fare le case, pagano le relative imposte, si assoggettano ai tempi lunghi della burocrazia, non importano cemento abusivo ed esportano capitali e così via hanno subito fin troppo e troppo a lungo. L’Italia non può continuare ad essere il Paese dei furbi.

A spiegare che accade quando si governa così sono i numeri che Legambiente ha messo in fila nel rapporto Ecomafia 2012: 25.800 gli abusi edilizi nel 2011 mentre il solo “effetto annuncio” ha prodotto, nel caso del condono del 2003, 40 mila nuovi edifici illegali. Sappiamo cosa hanno prodotto gli interventi in aree a rischio o inadeguate.

Ci ricordiamo del dissesto idro-geologico in cui versa la penisola solo quando frana una montagna o straripa un fiume. Ma sono le azioni fatte a monte di quei tristi eventi a generarli e la cementificazione è uno di questi ed è forse la maggiore responsabile di morti e danni. Come denunciato dalla CIA ( confederazione italiana agricoltori) , in occasione della discussione in Cdm della bozza del ddl contro il consumo di suolo agricolo presentato dal ministro alle Politiche agricole Mario Catania, il settore primario ha dovuto rinunciare solo negli ultimi dieci anni a quasi 2 milioni di ettari, una superficie pari all’intera regione del Veneto. Terra che assorbiva acqua piovana che oggi scivola invece veloce su km di asfalto e cemento, per poi fermarsi da qualche parte con un urto tremendo e produrre disastri.

Se si continua a costruire ai ritmi odierni tra vent’anni faremo i conti con un consumo di suolo superiore ai 70 ettari al giorno, mettendo a rischio un patrimonio paesaggistico di inestimabile valore e rischiando la non autosufficienza alimentare.

E’ tempo di invertire la rotta e non concepire più il condono come via d’uscita postuma al disprezzo di piani regolatori e leggi.

E’ ora di dire basta a tutto questo.
” Zero metri cubi” questa e’ la nostra proposta, c’è tanto patrimonio da recuperare e da restaurare ed è bene che si inizi a farlo, ora, è tempo di salvare l’Italia, il brand più famoso al mondo.