Come già scoperto in altre inchieste alla criminalità organizzata piace entrare nei set cinematografici e televisivi. Cosa nostra aveva messo gli occhi pure su una fiction andata in onda nei mesi scorsi, ‘Il segreto dell’acqua” con Riccardo Scamarcio, Michele Riondino e Valentina Lodovini tra i protagonisti. E’ uno dei retroscena emersi dall’operazione antimafia della Polizia che ha arrestato 41 persone per associazione mafiosa ed estorsione. In particolare, i boss mafiosi del mandamento della Noce sarebbero riusciti a imporre alcune assunzioni sul set della produzione di ‘Magnolia fiction’ a Palermo per girare alcune scene, anche se i responsabili della produzione hanno denunciato l’estorsione alla Squadra mobile. Un’estorsione che si inseriva però in un’indagine già avviata mesi prima dalla Dda di Palermo che aveva intercettato diversi esponenti di spicco. 

Secondo gli investigatori i titolari di un’agenzia di servizi molto nota a Palermo, Carlo, Tommaso e Gaetano Castagna, vicini alle cosche e finiti in carcere questa notte, avrebbero tentato di imporre le proprie prestazioni professionali a Magnolia, società di produzione fondata da Giorgio Gori, ex manager Mediaset e attuale spin doctor di Matteo Renzi. Per convincerli ad “accettare” i loro servizi, i Castagna sarebbero ricorsi a minacce e danneggiamenti, ma i responsabili hanno denunciato tutto agli investigatori. I Castagna avrebbero fatto pressioni anche per entrare nella lavorazione della fiction Rai Agrodolce. A dirlo è Ruggero Miti, l’ex dirigente Rai responsabile della produzione di Agrodolce, che in una telefonata registrata con Luca Josi, patron della società di produzione Einstein preme affinché quest’ultimo dia da lavorare ai Castagna (leggi l’articolo e ascolta l’audio). Perché, secondo Miti, uomo di Giovanni Minoli, chi lavora in Sicilia deve rispettare “certe tradizioni”. Tradizioni che Josi ha disatteso, rifiutandosi di dar seguito alla richiesta. 

Agli arrestati vengono contestati, a vario titolo, i reati di associazione mafiosa, estorsione, traffico di stupefacenti, interposizione fittizia, possesso e uso di armi da fuoco. L’indagine è stata coordinata dal Procuratore aggiunto Antonio Ingroia e dai pm Lia Sava, Gianluca De Leo e Francesco Del Bene. Le intercettazioni telefoniche e ambientali hanno consentito agli investigatori di ricostruire i vertici e l’intero organigramma delle tre famiglie mafiose del mandamento della Noce, quella omonima e quelle di Altarello e di Cruillas-Malaspina. Sono stati anche identificati gli esattori del pizzo che i clan imponevano a numerosi imprenditori e commercianti dei quartieri controllati. Alcune delle vittime, questa volta, hanno denunciato le estorsioni collaborando con gli investigatori.