Per effetto della spending rewiew dei nostri inestimabili tecnici, il segretario nazionale dell’Aice, Associazione italiana contro l’epilessia, Giovanni Battista Pesce ha iniziato lo sciopero della fame “Contro la spregevole contrattazione sul prezzo di farmaci giocata sulla pelle delle persone con patologie croniche”. Secondo Pesce “l’infamia che si è manifestata nel mondo delle epilessia sui farmaci Keppra-Levetiracetam e Topamax-Topiramato, imponendo alle persone in cura con tali farmaci insostituibili, l’onere d’acquisto di circa 50 e 100 euro a scatola. Una salute anticostituzionale garantita solo ai ricchi”.

Pesce afferma che questa è  “una violenza inaccettabile e contro la stessa scienza, oltre il possibile derivante danno irreparabile imporre, per supposta e indimostrata equivalenza, di cambiare il farmaco, sia esso generico o di marca, qualora questo determini il controllo delle crisi epilettiche”. Per chi ha raggiunto il controllo delle crisi o il miglior equilibrio possibile, dice ancora Pesce, “cambiare il farmaco, sia esso di marca o generico, è una violenza ingiustificata, un assurdo attentato alla salute e una mercificazione della salute”.

Il malato cronico deve già subire un pesante scacco dalla vita e si vede castrato e privato di un ‘esserci nel mondo’ completo ed appagante. A ciò si unisce un’ennesima colpevolizzazione e vergogna che inficia il suo vissuto: la costosità dei farmaci. Essere malati è dunque un lusso. Penso con raccapriccio a come si debba sentire di peso un malato che vede fare tanti sacrifici ai suoi familiari, magari precari o incalzati da questa terribile crisi finanziaria.

In Europa stiamo meglio? Pare di no: l’Ocse lancia l’allarme , la sanità non è uguale per tutti . Un’indagine dell’Ocse che ha tenuto conto dei dati forniti da 19 paesi europei (tra cui non è però presente l’Italia) rivela conclusioni  preoccupanti non tanto per i medici di famiglia, quanto per le visite specialistiche: le iniquità legate al reddito sono evidenti, soprattutto in alcuni paesi, come Francia e Spagna. 

Da noi è diverso? “In Italia si sta procedendo ad una serie di tagli alla spesa pubblica che colpiscono in particolare proprio il settore della sanità e dell’istruzione, da sempre spesso ‘salvadanaio’ in caso di necessità economiche. Se c’è una cosa che infatti emerge chiara da tutto il documento dell’Ocse è che il rimedio alla diseguaglianza sociale, nell’ambito di cui ci occupiamo, è un servizio sanitario nazionale. Possibilmente pubblico e accessibile a tutti i cittadini, e in particolare alle donne, la cui prevenzione, come già detto, funziona solo se incoraggiata su tutto il territorio”, scrive il Quotidiano sanità.

Qualcuno dice che non esistono più concetti e valori di destra o sinistra. Va bene, allora spiegatemi e spiegateci in base a quali valori  possiamo resistere o esistere in una condizione così umiliante e vergognosa.