“La Polverini si è dimostrata energica – esordisce il Papa di Blob in un’intervista sul Fatto di ieri – più di quanto non siamo stati noi”. “Noi chi, Marco Giusti?” – lo incalza Malcom Pagani. “Noi falliti – risponde e prosegue Giusti – Aver trascorso 20 anni (…) a leggere Scalfari o Pigi Battista e non essersi accorti che eravamo circondati dai De Romanis, è una colpa (…) siamo stati irresponsabili, abbiamo abbandonato il paese a una massa di idioti e di cafoni (…) i De Romanis e i Fiorito erano i body guard di Storace e Tajani (…) mi chiedo perché invece di farci la predica, non ce l’abbiano spiegato Repubblica, Corriere o Fatto”.

Beppe Grillo sottolinea spesso di come questo sia sempre il Paese degli effetti e quasi mai quello delle cause. E tra le cause della situazione denunciata da Marco Giusti c’è in primis l’assenza di libertà di stampa. Secondo il blog di Beppe Grillo di ieri “I giornalisti italiani si suddividono in tre categorie: gli indipendenti (pochi, eroici e spesso emarginati), gli schiavi (tantissimi, sfruttati e pagati 5/10/20 euro a pezzo) e i Grandi Trombettieri del Sistema, nominati in posizioni di comando dai partiti e dalle lobby (direttori di testata, caporedattori, grandi firme, intellettuali per meriti sul campo)” & via discorrendo.

Come è noto Repubblica & Corriere, entrambi organi sovvenzionati, rigurgitano di trombettieri grandi e piccoli, mentre il Fatto che sovvenzionato non è, talvolta sembra tendere più al pistolotto piuttosto che a individuare le cause delle miriadi di problemi che affliggono questo paese da sempre. Almeno da quando avevo le braghe corte e già mia nonna, gran borghese e trilingue, citando la differenza tra la Francia e l’Italia, mi spiegava che senza una solida intelaiatura borghese nessun paese può impostare regole che innanzitutto sono di natura etica e morale.

Nel saggio su L’eclissi della borghesia (Laterza) Giuseppe De Rita e Antonio Galdo sottolineano che “il vuoto borghese ha lentamente trascinato la società italiana verso una deriva antropologica, caratterizzata da pulsioni individuali, anche le più sfrenate (…) il prezzo che l’Italia paga per l’eclissi della borghesia è altissimo”.

Di quanto possa essere stato e continui a essere alto questo prezzo, a parte le evidenze di questi ultimi giorni, lo descrive assai bene Hans Tuzzi nel suo romanzo Vanagloria (Bollati Boringhieri ), nel quale questo giallista di successo riesce meglio di schiere di antropologi & sociologi latitanti e/o inesistenti a descrivere “questa cleptocrazia bananifera… governata da plebe nata da plebe che sedeva al governo della res pubblica… era quello il paese? quella, l’Italia? Stivaletto ai confini della realtà… l’Italia tutta, salvo rare eccezioni, in mano a un sottobosco di plebe promossa a classe non già dirigente ma depredante, e depredante con arroganza e ignoranza infinite…

Classe depredante mai veramente denunciata ma quasi sempre avallata dall’opposizione, qualunque essa fosse, e sistematicamente schermata dalla casta dei giornalisti nonché da giornalisti sgrammaticati, democratici però, e progressisti… [come gli] editori di sinistra, quelli per intenderci, che si ammantano di ideali e non pagano i diritti d’autore… [come invece faceva il Caimano quando] imbarcava con grande disinvoltura sul medesimo yacht ex socialisti ed ex camice nere… con i rottami di Lotta Continua oggi tutti per [Berlusconi dopo aver] scoperto che è lui la via maestra per abbattere lo Stato borghese…

Certo era difficile difendere l’idea di Stato in un paese che aveva avuto Presidenti della Repubblica come l’avvocato e politico democristiano Giovanni Leone… che nel 1963, presidente del Consiglio, promise ai morti del Vajont: giustizia sarà fatta… e che nel 1969, avvocato, al processo assunse la difesa dei responsabili del disastro… aveva ragione Salvemini quando scriveva che i clericali rivendicano le loro libertà in base ai principi nostri e negano le nostre libertà in base ai principi loro… [anche se] quel che più mi turba, di questa Italia, è l’autocompiacimento che prova di fronte alla propria sconfitta morale…”  (*)

(*) il corsivo e il montaggio delle affermazioni di Hans Tuzzi sono dell’autore del pezzo.