In settimana arriva alla seconda puntata il pompatissimo programma che vede protagonista Flavio Briatore, in onda sul canale Cielo con il titolo americaneggiante The Apprentice. La prima è andata benino come ascolti e ha avuto un’ampia attenzione della critica che ha avanzato riserve sull’anacronismo del tema (chi si può appassionare a una vicenda così in piena crisi?) ma ha giudicato benevolmente il prodotto televisivo per la scrittura, il montaggio, la costruzione dei personaggi e la “recitazione”.

Questa volta, non voglio occuparmi di questo. Sull’argomento mi frulla in testa una serie di domande più radicali, “più estreme” come direbbe qualcuno che non sa bene l’italiano. Per quanto tempo ancora dovremo sorbirci le narrazioni ispirate ai valori dei cosiddetti neocapitalismo e neoliberismo che da anni riempiono il giornalismo, la letteratura, la televisione e il cinema con i diavoli vestiti da Prada?

Fino a quando dovremo assistere alle celebrazioni di un modello di selezione e di organizzazione del lavoro che ha ridotto mezza Europa in braghe di tela e ha prodotto decine di milioni di disoccupati? E i protagonisti e le icone, anche piuttosto sgangherate, di questo magnifico modello di sviluppo, per quanto tempo ancora ci ammorberanno con le loro esibizioni e le loro prediche, invece che sparire dalla scena pubblica, come dovrebbero fare, per un po’ di pudore o per il timore di essere inseguiti dal popolo con in mano i forconi, come si vede nell’iconografia della Rivoluzione francese