Sconfitta a tavolino e probabile stangata, con in arrivo un’ulteriore squalifica del campo e forse anche una penalizzazione in classifica. Com’era prevedibile, il Cagliari paga a caro prezzo le “intemperanze” del suo presidente Massimo Cellino che, nonostante la decisione del prefetto di disputare Cagliari-Roma a porte chiuse, aveva invitato i tifosi a recarsi ugualmente allo stadio, causando così il rinvio della partita per motivi di ordine pubblico. La decisione del giudice sportivo ha dato ragione al ricorso della Roma, che ha chiesto ed ottenuto lo 0-3. L’episodio di questa domenica è solo l’ultimo capitolo della lunga odissea calcistica del Cagliari, in cerca di dimora ormai da anni. Quello di Cellino è stato un comportamento che il presidente della Figc Giancarlo Abete definisce “inaccettabile”. “Urge una forte iniezione di buon senso e di accettazione dei ruoli. Bisogna rispettare le titolarità di tutti i soggetti coinvolti, non so se mi spiego. Si può esprimere una critica, ma la disobbedienza è inaccettabile”.

È dall’inizio degli Anni Duemila – dai tempi della ristrutturazione dello storico stadio Sant’Elia – che il Cagliari ha cominciato ad avere problemi con il suo stadio. Già nel 2003, infatti, la squadra rossublu aveva disputato la prima parte della stagione nella ‘vicina’ – a quasi 300 chilometri di distanza – Tempio Pausania, allora per il rifacimento del terreno di gioco. Poi la situazione è letteralmente esplosa durante la scorsa stagione: il trasferimento a Trieste per le ultime gare di campionato a causa dell’inagibilità del Sant’Elia; quindi lo sfratto dal suddetto stadio, per non aver pagato il canone di fitto per oltre sette anni. In aperta polemica con l’amministrazione locale e il sindaco Massimo Zedda, il presidente Cellino ha cominciato a guardarsi intorno. La nuova legge per la costruzione degli stadi è ormai in dirittura d’arrivo, e anche il Cagliari sognava di avere una nuova casa. Uno stadio di proprietà, con cui rilanciare le ambizioni europee del club sardo. Cellino aveva già trovato anche il nome: Karalis Arena. Impianto da 33mila posti a sedere, con zona hospitality e sky-box, per una superficie complessiva di circa 8 ettari ed un budget di spesa compreso tra i 30 e i 45 milioni di euro. Anche la Uefa nel 2009 aveva approvato il progetto, ma poi è arrivato lo stop per una serie di problemi relativi all’area prescelta: Elmas, dove ha sede l’omonimo aeroporto cagliaritano. Zona strategica, l’impianto sarebbe così molto vicino all’aerostazione.

Troppo vicino, però, secondo l’Enac (Ente Nazionale Aviazione Civile), che ha presentato ricorso al Tar; con il sostegno della Camera di Commercio e della Sogaer (la compagnia che gestisce l’aeroporto), interessate a sviluppare lo scalo su quegli stessi terreni. A complicare la situazione c’è poi la questione dei polli sultani, una specie animale protetta che vive proprio in quelle zone. E l’accusa a Cellino di abuso d’ufficio e tentata estorsione nei confronti della Sogaer, per cui la Procura di Cagliari ha aperto un’inchiesta. Le varie controversie hanno inevitabilmente frenato il progetto. Così Cellino intanto ha firmato un protocollo d’intesa con il Comune di Quartu Sant’Elena, alle porte del capoluogo. L’accordo sarà valido per i prossimi tre anni: il Cagliari riceve in gestione la Is Arenas, per un canone complessivo di 125mila euro; un prezzo di favore, dovuto al fatto che la società rossublù si è accollata anche tutte le spese necessarie ad adeguare la struttura ai parametri della Serie A, per un totale di circa 2 milioni di euro. Un investimento importante, che potrebbe anche portare Cellino a desistere da progetti più importanti. Per il Cagliari, così, davvero non c’è pace: la Karalis Arena è un miraggio, bisognerà accontentarsi dei prefabbricati della Is Arenas, che però ancora non è pronta (per il prolungarsi dei lavori Cagliari-Atalanta, il 2 settembre, si è giocata a porte chiuse, e stessa sorte sarebbe dovuta toccare alla sfida con la Roma di ieri). Sarà meglio dunque chiudere i cantieri al più presto: almeno per i prossimi tre anni Quartu Sant’Elena dovrebbe diventare la casa dei tifosi rossublu. Che se non altro potranno tornare a sostenere la propria squadra del cuore. Cellino permettendo, ovviamente.