E’ scappato un animale, uno strano animale che non voleva stare più in una gabbia, in un carrozzone.

Un animale strano con il collo lungo e la pelle con le macchie irregolari, forse irregolare pure lui anzi certamente un irregolare, altrimenti non si spiega perché abbia voluto scappare da chi lo nutriva, da chi gli dava un lavoro.

E un lavoro bello e comodo, invidiato e riverito, al centro dell’attenzione, al centro dei riflettori sotto al tendone, davanti al pubblico pagante e plaudente.

Si vede che era un ingrato e che a lui quel pubblico non piaceva, eppure lui piaceva al pubblico, il pubblico rideva, urlava, sghignazzava contento, che roba… e allora vattene al diavolo animale ingrato che provi ad ammaliare i nostri bambini con quegli occhi grandi con le ciglia lunghissime.

Ma poi chissà cosa pensavi veramente dietro a quegli occhioni grandi dallo sguardo fermo e delicato, lo sappiamo che in fondo ti interessava solo il cibo e stare al caldo, e non avevi mai voglia di lavorare, di trottare sulla pista e ci toccava fare schioccare la frusta e minacciarti maledetto te, ma sorridendo però, che altrimenti si capirebbe che non è proprio un gioco.

Ma sei un animale in fondo, cosa vuoi che sia un animale se non è utile per il lavoro, pensavi che ti avremmo amato e coccolato per i tuoi begli occhi? E magari anche sfamato e accudito, riscaldato e curato… gratis, ma per che cosa? Per la tua pelle a macchie? Per l’eleganza dei tuoi movimenti? Non avevi neanche una bella voce, non sapevi nemmeno farti capire.

Ma noi ti abbiamo preso dalla tua terra, dalla tua terribile terra africana per farci su dei soldi, mica per altro, che ti credevi.

Noi ti abbiamo strappato al tuo duro destino, ti abbiamo tolto dalla savana e dalla giungla piene di pericoli dove saresti stato sbranato prima o poi, da noi stavi bene, non dovevi lottare per mangiare, non dovevi scappare da belve che ti volevano ammazzare.

Scappare, scappare da cosa? Da dove? Da chi? Ma non lo vedevi coi tuoi occhioni quanto siamo buoni? Quanto siamo stati buoni anche quando sei scappato? Volevamo salvarti, mica ammazzarti, mica mangiarti… ma cosa vuoi che sia per un animale una corsetta ogni tanto? Una bastonata ogni tanto? Una frustata ogni tanto? E poi della frusta ti facevamo sentire solo lo schiocco, solo per farti un pò paura, solo per correggerti, dai…

Che ci fai sulla strada d’asfalto con i tuoi zoccoli? Dove corri in mezzo alle macchine? Ma non lo vedi che non è il tuo posto? E non venire a dirmi che avresti preferito restartene a casa nella tua giungla, a farti sbranare da ghepardi e leopardi, tutto il giorno ad avere paura e a scappare da belve feroci, non vedi che è ora di tornare al sicuro nella tua comoda gabbia, guarda la porta è già aperta… fatti prendere dai…!

Sei morta da stupido animale quale eri, il tuo corpo elegante sdraiato sul cemento non dice più niente, te la sei cercata e ti sta bene… ma non venirmi a dire che sei morta libera, non c’è libertà nella paura e non venirmi a dire ora che eravamo noi a farti paura più di iene e leoni.