Una volta, per un libro che si chiamava Io gioco pulito, chiesi a Furio Colombo come mai quando riportammo in edicola l’Unità, che era fallita sepolta dai debiti accumulati dai vertici Ds, non soltanto nessuno di quei vertici ce ne fu mai riconoscente, ma anzi da essi venimmo considerati dei corpi estranei di cui liberarsi alla prima occasione (cosa che puntualmente avvenne). “Forse perché qualcuno ha subito capito che non stavamo al gioco”, rispose Furio. Una frase che mi è venuta in mente l’altra sera, ascoltando Luciano Violante a L’Infedele. Ecco, ho pensato, uno che sa stare al gioco. Non lo dico perché Violante ha insultato in lungo e in largo il Fatto, Marco Travaglio, i nostri lettori e perché no anche le 150mila persone che hanno solidarizzato con i magistrati di Palermo, tutti impacchettati nella sobria definizione di “canea”.

Sentirsi paragonare a dei cani inferociti non fa certo piacere, così come essere denunciati come facenti parte di un oscuro disegno eversivo per abbattere Napolitano e Monti. Pazienza, ognuno ha il diritto di delirare come meglio crede. Più che le stranezze di Violante, colpivano i suoi tentativi di dare coerenza alla propria eclatante incoerenza (da fiammeggiante toga rossa a implacabile accusatore dei pm Ingroia e Di Matteo, per dirne solo una). Estraendo, di fronte all’imbarazzato stupore di Paolo Mieli, fotocopie ingiallite come fossero bolle papali: “Già nel ’93 ebbi a scrivere…” . Avremmo voluto dirgli: Violante, non si agiti, lei ha avuto solo l’accortezza di trovarsi sempre dalla parte giusta al momento giusto. Per certi sacerdoti della casta stare al gioco significa soprattutto uno spiccato senso della posizione, onde acquisire e conservare convenienze di rango e di partecipazione alle cariche istituzionali. E se il prezzo da pagare è fare combutta con il berlusconiano Quagliariello, che vuoi che sia.

Ma stanno al gioco anche tanti comprimari e comparse, a cominciare da quei giornalisti grandi esperti di principi gravitazionali per farsi trovare sempre al sole. Non può quindi stare al gioco chi da anni indaga sul gioco sporco Stato-mafia. O la famiglia Borsellino. Si rassegni perciò l’on. Violante: con Furio, Marco, tanti giornalisti e tanti lettori abbiamo creato il Fatto proprio per non stare al gioco. Seguono 150mila firme.

Il Fatto Quotidiano, 12 settembre 2012