Il motto sembra fatto appositamente per incuriosire: “Impara il cinese in modo non convenzionale”. Quali siano poi le tecniche innovative proposte per apprendere una delle lingue più diffuse – la parlano un miliardo e 400 milioni di persone – ma anche più ostiche del mondo lo si può immaginare non appena l’occhio sullo schermo si sposta verso l’indirizzo web: sexymandarin.com. In pratica, un corso di cinese online le cui lezioni, gratuite, sono tenute da giovani modelle cinesi in lingerie. Il sito, lanciato lo scorso dicembre, va alla grande: 300 mila iscritti in poco più di sei mesi di attività.

Nel primo degli undici tutorial, Demi e Wendi, con indosso solo slip e reggiseno nero amoreggiano su un letto. Tra uno sguardo ammiccante e una carezza, le ragazze insegnano allo studente come si dice “che ora è?”. Nelle lezioni successive, tutte della durata di pochi minuti l’una, sexy professoresse introducono il vocabolario relativo al cibo mordendo un limone, presentano i nomi delle parti del corpo, elencano le espressioni da usare a San Valentino. I costumi non includono altri capi al di là di completini intimi di ogni genere. Tinta unita, semitrasparenti, di raso, in pizzo. La location è quasi sempre la camera da letto. Fa eccezione la lezione numero nove in cui le ragazze parlano di auto mentre, in bikini, lavano un vecchio taxi londinese.

“Imparare il mandarino sui libri può risultare noioso e scoraggiare gli studenti. Noi puntiamo sull’aspetto colloquiale con ‘espedienti piccanti’ per rendere l’apprendimento meno ostico”, commenta Kaoru Kikuchi, l’ideatrice del progetto. Insomma, niente di più che uno strumento per rendere la lingua più accessibile. Un obiettivo all’apparenza nobile, che però non è riuscito ad evitare le critiche delle associazioni femministe piovute addosso al sito. Per Sue-Mei Thompson, direttore esecutivo della Woman’s foundation di Hong Kong, Sexymandarin.com “offende l’immagine della donna, rendendola un oggetto sessuale”. Ma gli ideatori insistono: “E la stessa cosa che con il pianoforte – aggiunge Mick Gleissner, il regista di Hong Kong che produce i video per il sito – se un bambino per imparare a suonarlo deve studiare Chopin magari si annoia e smette di impegnarsi, se invece può suonare della canzoni adatte a lui, si diverte e continua”.