Chissà come si è sentito Bersani quando Angelo di Carlo è morto, ieri l’altro all’alba, dopo una settimana di agonia. Come si sono sentiti Susanna Camusso, e Bertinotti e Landini e Giordano… lo stesso presidente Napolitano… quelli che sono stati comunisti, che hanno pensato la classe operaia come motore della storia, i sindacalisti… quelli che il diritto al lavoro hanno la missione di difenderlo.

Il Corriere sobriamente scrive: “Dalla precarietà economica era passato alla povertà”. Un viaggio comune a tanti. Eppure un viaggio disperato. Viviamo nel tempo della Contrattazione Individuale e della Sofferenza Solitaria. Per essere visto, oggi, per protestare, per migliorare la tua condizione, non serve uno sciopero, un corteo, una manifestazione. La fabbrica ti ha espulso. Sei un effetto collaterale della crisi, uno dei tanti: 54 anni, una moglie disoccupata, un figlio a carico.

Non è una situazione estrema, la tua, è una situazione maledettamente comune. Sei un numero. Mettiti in fila. Resisti finché puoi. Se non resisti schiatti. E allora, hai ragione, è meglio andare a morirgli addosso, davanti a Montecitorio, avvolto in una lingua di fuoco, rossa. Come una bandiera. “Lavoratori di tutto il mondo rassegnatevi, da perdere avete soltanto la vostra vita”, è la triste didascalia sotto la foto.
Caro Bersani, vogliamo fare qualcosa?

Il Fatto Quotidiano, 21 Agosto 2012